Notizia di poco fa. Sigfrido Ranucci, conduttore e direttore di Report (Rai 3), è stato ascoltato oggi dalla Commissione parlamentare Antimafia a Palazzo San Macuto. Dopo una prima parte pubblica, l’audizione è proseguita a porte chiuse: il giornalista ha chiesto di spegnere audio e telecamere in seguito a una domanda del senatore Roberto Scarpinato (M5S), ex magistrato. Nella fase aperta, Ranucci ha ripercorso le minacce ricevute negli anni e l’attentato del 9 ottobre alle sue auto e a quella della figlia, ribadendo che l’intimidazione non fermerà il lavoro d’inchiesta. La presidente Chiara Colosimo ha espresso la solidarietà dell’intera Commissione.
Cosa ha detto Ranucci prima della seduta
Parlando con i cronisti a Montecitorio, Ranucci ha ricordato il cuore del “caso Ghiglia” – l’inchiesta di Report su contatti tra un componente del Garante Privacy e ambienti di Fratelli d’Italia – e ha replicato al giudizio (per lui infondato) secondo cui l’audio trasmesso su un ex ministro non avrebbe interesse pubblico: “come può non esserlo – ha sintetizzato – se riguarda una richiesta di intervento su una nomina in un ministero?”.
Perché l’audizione è stata in parte secretata
La seduta è diventata riservata quando Scarpinato ha chiesto chiarimenti su presunti pedinamenti e possibili collegamenti tra quell’episodio e l’attentato. Ranucci ha domandato che la risposta avvenisse senza diretta né registrazioni, per non pregiudicare indagini e fonti. La Commissione ha accolto la richiesta e proseguito a microfoni spenti.
L’attentato del 9 ottobre: cosa sappiamo
Sull’esplosione davanti all’abitazione del giornalista – che ha distrutto due auto e danneggiato il cancello – la ricostruzione degli inquirenti parla di ordigno artigianale collocato poco prima della deflagrazione, senza timer né telecomando. La DDA di Roma ha aperto un’inchiesta; nelle scorse settimane il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito in Parlamento: Ranucci è da tempo inserito in un dispositivo di tutela personale e familiare, e l’esecutivo ha espresso la ferma condanna per l’attacco, definito un colpo alla libertà di stampa.
Libertà editoriale e clima attorno a Report
Nel corso della seduta, Ranucci ha rimarcato la piena autonomia editoriale della redazione e ha ringraziato il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, “per averla garantita”. Domani sera è in calendario anche l’audizione in Commissione di Vigilanza Rai con lo stesso Corsini: sul tavolo ci sono la gestione aziendale delle inchieste, le diffide ricevute prima della messa in onda e i rapporti con le Autorità indipendenti.
Il nodo politico-regolatorio: il “caso Ghiglia”
Lo sfondo resta la vicenda che ha acceso le polemiche: Report ha documentato l’ingresso del componente del Garante Agostino Ghiglia nella sede nazionale di FdI alla vigilia della sanzione alla Rai per l’audio Sangiuliano–Corsini; lo stesso Ghiglia aveva diffidato la trasmissione chiedendo di bloccare la puntata. L’episodio, al centro di critiche e smentite, verrà probabilmente ripreso nella seduta di Vigilanza per chiarire tempi, atti e indipendenza dell’Autorità. ANSA.it
La cornice istituzionale
L’audizione odierna era stata annunciata dagli uffici della Camera e dal Senato: martedì 4 novembre Ranucci in Antimafia, mercoledì 5 l’ascolto in Vigilanza Rai. La WebTV della Camera ha diffuso la parte pubblica della seduta di oggi.
Le parole chiave emerse
Minacce e attentato: “Non so a quale contesto ricondurlo; non era un fuoco d’artificio. Auto a gas, poteva crollare la palazzina” (parafrasi da audizione).
Interesse pubblico: rivendicata la legittimità delle scelte editoriali sull’audio che riguarda atti e pressioni in un ministero.
Tutele: confermata la scorta modulata e l’attenzione del Viminale dopo l’attacco.
Solidarietà: la presidente Colosimo a nome della Commissione: “Intimidazioni gravi, non vanno mai sottovalutate”.
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L’Antimafia ha offerto oggi una cornice istituzionale a una vicenda che incrocia tre piani: la sicurezza personale di un cronista, l’autonomia del servizio pubblico e l’indipendenza delle Autorità che intervengono su inchieste scomode. La parte secretata segnala che esistono profili delicati – piste, nomi, incroci investigativi – che richiedono silenzio per essere approfonditi. La Vigilanza Rai di domani sarà il secondo tempo: dovrà dire se la Rai ha difeso fino in fondo la libertà editoriale della sua testata investigativa e se i “bavagli” tentati fuori dall’azienda hanno avuto cittadinanza. In gioco non c’è un singolo personaggio televisivo: c’è il diritto dei cittadini a sapere e la capacità delle istituzioni di proteggerlo anche quando fa rumore.



















