ULTIMI SONDAGGI MENTANA – Ecco come cambia lo scenario politico – TUTTI I DATI

Le nuove intenzioni di voto SWG per La7, mostrate da Enrico Mentana e riferite alla stima del 15 dicembre 2025 (con confronto con l’8 dicembre 2025), fotografano un quadro di sostanziale stabilità: poche variazioni decimali, con movimenti minimi che non modificano i rapporti di forza principali. In evidenza la tenuta di Fratelli d’Italia sopra quota 31%, il Partito Democratico che guadagna tre decimi e il Movimento 5 Stelle che arretra di due decimi ma resta nell’area del 13%: una dinamica che, nella lettura politica, può essere riassunta come “stabile Conte” più che come un vero cambio di fase.

I dati principali: chi sale, chi scende

Nel blocco dei partiti maggiori, la classifica resta invariata:

Fratelli d’Italia: 31,0% (da 31,2; -0,2)

Partito Democratico: 22,3% (da 22,0; +0,3)

Movimento 5 Stelle: 12,8% (da 13,0; -0,2)

Lega: 8,4% (da 8,1; +0,3)

Forza Italia: 8,1% (da 7,9; +0,2)

Verdi e Sinistra: 6,8% (da 6,7; +0,1)


Il dato politico più leggibile è che FdI resta nettamente primo partito, mentre PD e M5S mantengono le rispettive posizioni senza scossoni: il PD migliora leggermente, i 5 Stelle scendono di un soffio ma restano dentro un perimetro di stabilità.

Centrodestra: numeri alti e micro-crescita degli alleati

Se si guarda all’area di governo, il partito leader (FdI) perde due decimali, ma Lega e Forza Italia crescono. È il classico scenario in cui la coalizione può restare forte anche quando il primo partito flette leggermente, perché i partner recuperano.

Sommando i partiti del centrodestra presenti nella grafica (FdI + Lega + FI + Noi Moderati) si arriva a 48,6%:

31,0 + 8,4 + 8,1 + 1,1 = 48,6


È una soglia molto elevata in termini di “forza potenziale”, pur con tutte le cautele tipiche dei sondaggi (e senza tradurre automaticamente percentuali in seggi, che dipendono da legge elettorale, collegi e coalizioni effettive).

Opposizioni: PD in crescita, M5S costante nell’area 13, AVS stabile

Sul fronte opposto, il dato più netto è la lieve crescita del PD (+0,3). I Verdi e Sinistra migliorano di un decimo e consolidano una presenza attorno al 7%. Il M5S scende di due decimali: variazione piccola, ma utile per dire che non c’è un’accelerazione né in positivo né in negativo.

In questo quadro, la formula “stabile Conte” regge perché:

il M5S resta terza forza,

la variazione settimanale è minima,

il partito non mostra né un crollo né un rimbalzo.

Centro e liste minori: flessioni leggere e +Europa ferma

Tra i partiti sotto il 5%, la tendenza prevalente è un calo di uno-due decimi, con una sola eccezione di piena stabilità:

Azione: 3,0% (da 3,2; -0,2)

Italia Viva: 2,3% (da 2,4; -0,1)

+Europa: 1,4% (da 1,4; =)

Noi Moderati: 1,1% (da 1,2; -0,1)

Altre liste: 2,8% (da 2,9; -0,1)


Nel complesso, il “centro” non mostra un’onda favorevole in questa rilevazione: le percentuali restano compresse e con piccoli arretramenti.

Il dato che pesa: cresce il “non si esprime”

Oltre ai partiti, la grafica segnala un elemento spesso decisivo per interpretare l’umore dell’elettorato: i non rispondenti/non si esprime salgono dal 33% al 35% (+2 punti).

Questo dato, più delle oscillazioni di 0,1 o 0,2 tra i partiti, suggerisce:

una quota ampia di elettori ancora non agganciata,

una volatilità potenziale che può diventare rilevante se innescata da eventi politici o campagne.


Nota metodologica (come riportato in grafica)

Il sondaggio è indicato come realizzato da SWG S.p.A. per La7 S.p.A., con tecnica mista CATI-CAMI-CAWI, su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti in Italia, con rilevazione tra 10 e 15 dicembre 2025. In grafica è riportato un margine d’errore del 2,8% al 95% di livello di confidenza.

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La fotografia del 15 dicembre 2025 restituisce un quadro semplice: equilibri fermi, oscillazioni minime, e un “terzo polo” che non decolla. FdI resta stabilmente in testa, PD è l’unico tra i grandi a mettere un segno “più” visibile, mentre il M5S di Conte rimane nel suo corridoio: piccolo calo settimanale, ma tenuta complessiva. Il vero segnale “forte”, semmai, è altrove: nel 35% che non si esprime, un bacino che continua ad allargarsi e che potrebbe diventare decisivo se la politica riuscirà (o meno) a rimettere in moto partecipazione e scelta.

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