ULTIMI SONDAGGI shock – Arriva l’effetto Vannacci – Ecco come cambia la politica – I dati

Il nuovo “termometro” delle intenzioni di voto fotografa un quadro che, pur senza ribaltare i rapporti di forza, mette in evidenza una dinamica politica precisa: Fratelli d’Italia resta primo partito ma scende sotto la soglia psicologica del 30%, mentre il Movimento 5 Stelle tiene e consolida la sua posizione. Sul versante della maggioranza, intanto, la Lega non sfonda e l’area che si muove attorno al progetto di Roberto Vannacci – qui indicata come Futuro Nazionale – debutta ma non produce un effetto traino sul blocco di destra: piuttosto alimenta l’impressione di un campo frammentato, dove ogni nuova sigla rischia di trasformarsi in un fattore di concorrenza interna.

I numeri: FdI 29,5%, PD 22,0%, M5S 12,1%, FI 8,1%, Lega 7,8%, AVS 6,5%, Futuro Nazionale 3,6%, Azione 2,8%, Italia Viva 2,5%, +Europa 1,6%, Democrazia Sovrana Popolare 1,1%, Noi Moderati 1,0%, Altri 1,4% (sondaggio CAWI, 2500 interviste raccolte tra 11 e 12 febbraio 2026).

FdI sotto il 30: non è un tracollo, ma è un segnale politico

Il primo dato che salta all’occhio è FdI al 29,5%. Il partito di Giorgia Meloni resta saldamente al comando, ma il fatto di essere sotto il 30 ha un valore simbolico: racconta una fase meno espansiva, in cui la spinta propulsiva da “partito dominante” rallenta e il consenso si stabilizza, esposto alle oscillazioni del ciclo politico.

Non significa che la leadership sia in discussione. Significa però che – mentre la maggioranza si muove tra dossier divisivi e un clima di scontro permanente – la prima forza di governo non riesce più a trasformare ogni partita in un guadagno, e anzi può pagare il prezzo della gestione quotidiana: dall’agenda economica alle tensioni sui temi istituzionali e di sicurezza, fino alla polarizzazione crescente che spinge una parte dell’elettorato a irrigidirsi.

Il “fattore Vannacci”: nuovo spazio o solo concorrenza interna?

Il dato di Futuro Nazionale al 3,6% è la novità più politica dell’intero grafico. Un valore che, preso da solo, non sposta gli equilibri generali, ma introduce un elemento potenzialmente destabilizzante: un soggetto che parla al pezzo più identitario e arrabbiato della destra e che, inevitabilmente, compete per lo stesso bacino di Lega e, in parte, di FdI.

La domanda “crolla la destra con Vannacci?” va letta così: non è detto che crolli nei numeri complessivi, ma si complica nella gestione interna. Quando in un campo politico nasce una sigla che punta sugli stessi temi (sicurezza, identità, anti-establishment) e sugli stessi elettori, il rischio non è tanto la somma aritmetica quanto l’effetto politico: sottrazione di ossigeno ai partiti già in difficoltà e tensione crescente nelle alleanze.

La Lega resta sotto l’8%: il vero punto debole della maggioranza

Se FdI rallenta, il dato che continua a pesare è Lega 7,8%. È una quota che racconta una lunga fatica: concorrenza interna a destra, identità oscillante, e un elettorato che – davanti a una proposta più “dura” e più riconoscibile – può essere tentato di spostarsi altrove.

In questo scenario, l’ingresso di un soggetto come Futuro Nazionale rischia di trasformarsi nel classico problema: non porta voti nuovi al blocco, ma redistribuisce quelli esistenti, con una conseguenza immediata: indebolisce chi già fatica. E in politica, spesso, è lì che si decide la partita: non sulla forza del primo partito, ma sulla tenuta degli alleati.

Forza Italia regge, ma non sfonda: il baricentro resta altrove

FI all’8,1% tiene una posizione “di presidio”: non crolla, ma non riesce a imporre un salto. Il dato è coerente con un profilo che punta più alla stabilità di governo e al ruolo di mediazione che a una dinamica di crescita.

In una maggioranza dove l’agenda è spesso trascinata da FdI e dalla competizione sul lato destro, Forza Italia tende a stare su un terreno diverso: più istituzionale, più centrista. Ma proprio per questo fatica a catturare quell’elettorato di protesta o di “pancia” che, oggi, sembra più mobile.

Il PD al 22%: resta secondo, ma il M5S continua a blindare il suo spazio

Sul fronte opposto, il PD al 22,0% conferma la seconda posizione, ma il dato che pesa davvero sugli equilibri dell’opposizione è un altro: M5S al 12,1%. La tenuta dei 5 Stelle dice che lo spazio “anti-governo” non si concentra automaticamente sul PD: resta diviso, plurale, spesso competitivo.

Il M5S mantiene un profilo che intercetta due sentimenti: insoddisfazione sociale e sfiducia verso le élite. In tempi di inflazione percepita, precarietà e paura di arretramento dei diritti, quel messaggio continua a funzionare. E per il PD questo significa una cosa sola: la leadership dell’opposizione non è mai un regalo, va costruita giorno per giorno – perché c’è un alleato/competitor che non sparisce.

AVS al 6,5%: la “terza gamba” dell’opposizione cresce a sinistra

AVS al 6,5% consolida un presidio importante. In una fase in cui il dibattito pubblico oscilla tra sicurezza e identità, la sinistra ecologista e sociale riesce a mantenere una nicchia significativa. È un dato che pesa soprattutto in chiave coalizioni: perché spinge verso un’opposizione più frammentata ma anche più articolata, dove ogni soggetto rivendica un pezzo di identità.

I centristi restano sotto: Azione e Italia Viva non decollano

Azione 2,8% e Italia Viva 2,5% restano su quote contenute. È un segnale ormai ricorrente: l’area liberal-riformista e centrista fatica a trovare un racconto unificante e, soprattutto, fatica a trasformare visibilità mediatica in consenso stabile.

In un sistema polarizzato, con temi “caldi” e identitari, chi prova a stare nel mezzo spesso paga il prezzo della scarsa riconoscibilità.

L’effetto complessivo: più che un crollo, una destra più nervosa

Sommando i pezzi della maggioranza e della galassia di destra, non si vede un collasso immediato. Si vede però qualcosa di più interessante: una destra più nervosa, più competitiva internamente, più esposta alla frammentazione. E quando un campo politico si frammenta, succedono due cose:

1. Aumenta la difficoltà di “mobilitare” l’elettorato (perché i messaggi si moltiplicano e si contraddicono).


2. Si aprono spazi per l’opposizione, soprattutto se riesce a presentarsi come alternativa credibile su pochi temi chiave (economia reale, servizi, diritti, istituzioni).

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Il sondaggio non certifica la fine della destra. Certifica però un passaggio: FdI resta il pilastro, ma non è più in modalità “crescita automatica”; la Lega resta debole; Forza Italia non sfonda; e la comparsa di Futuro Nazionale introduce un fattore di competizione che può diventare destabilizzante.

Dall’altra parte, il PD resta secondo, ma non riesce a inglobare tutto il voto di protesta; il M5S tiene e continua a essere il perno del “no” sociale al governo; AVS consolida. La partita, quindi, non è solo nei decimali: è nella capacità – per la maggioranza – di non trasformare la concorrenza interna in logoramento e, per l’opposizione, di non sprecare l’occasione di una destra che, più che crollare, si sta complicando.

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