Se domani ci svegliassimo con le urne aperte, chi andrebbe davvero a votare? E soprattutto: chi sceglierebbero gli italiani, dopo due anni di governo Meloni, un’opposizione che fatica a compattarsi e un clima generale di stanchezza politica?
Il Movimento 5 Stelle di Conte: la crescita che rimette in moto l’opposizione
Col suo 12,5%, il Movimento 5 Stelle non solo conferma il terzo posto, ma viene dato in crescita rispetto alle ultime rilevazioni. Non si tratta di un exploit clamoroso, ma di un recupero costante che ha un peso politico preciso: senza il M5S, nessuna alternativa credibile alla destra è possibile.
La risalita di Conte poggia su alcuni pilastri:
un’opposizione sociale riconoscibile su salario minimo, sanità pubblica, caro vita, guerra e invio di armi;
una capacità di parlare a ceti popolari, giovani, lavoratori precari e delusi dalla politica tradizionale;
la percezione di una linea più coerente e autonoma rispetto al PD, soprattutto dopo la rottura con l’area centrista.
In un quadro dove Fratelli d’Italia cala e il PD non sfonda, è proprio il M5S a intercettare una parte del malcontento. Il segnale è chiaro: l’elettorato che cerca un’opposizione più netta guarda sempre di più a Conte.
Fratelli d’Italia: ancora prima, ma non più in salita
Fratelli d’Italia resta saldamente primo al 30%, ma il dato conferma una perdita di terreno rispetto ai massimi toccati nei mesi passati. Il logoramento di governo si fa sentire:
inflazione, sanità in affanno, emergenze internazionali;
promesse difficili da mantenere su fisco, migranti, sicurezza.
Tutto questo non produce ancora un crollo, ma incrina l’immagine di forza “inarrestabile” di Giorgia Meloni. Il fatto che parte di questo disagio non vada automaticamente al PD, ma in parte al M5S o verso l’astensione, è uno degli elementi più interessanti del sondaggio.
Il PD fermo al 23%: tiene la posizione, ma non trascina
Il Partito Democratico si attesta al 23%. È un risultato che ha due facce:
da un lato, il PD non arretra e resta il secondo partito del Paese, con un elettorato stabile, radicato soprattutto nelle città, tra ceti medi istruiti e dipendenti pubblici;
dall’altro, non cresce, proprio mentre FdI perde consensi e il M5S risale.
In pratica, il PD appare come una forza solida ma non trainante: non sfonda nei segmenti popolari, fatica a parlare agli astensionisti, e sul terreno dell’opposizione sociale viene spesso percepito come meno netto rispetto a Conte.
In uno scenario di “campo largo”, questi numeri dicono due cose:
senza il PD non si costruisce nessuna alternativa;
senza il M5S il PD da solo non basta.
Centrodestra: la Lega aggancia Forza Italia
Nel centrodestra, il sondaggio segna un piccolo ma significativo ribilanciamento: Lega e Forza Italia sono entrambe all’8,8%.
La Lega di Salvini, data per lungo tempo in calo, risale e torna a pesare quanto il partito di Tajani;
Forza Italia tiene, ma non cresce: dopo la scomparsa di Berlusconi, il partito resta in campo ma senza quel traino personale che lo rendeva unico.
Questo equilibrio interno non mette in discussione la guida di Meloni, ma può rendere più vivace – e complicato – il confronto nella coalizione su temi come autonomia differenziata, rapporti con l’UE, politiche fiscali.
AVS, Azione e Italia Viva: tra ruolo di nicchia e rischio irrilevanza
Sul fronte degli altri partiti:
AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) con il 6,5% si conferma un attore non marginale: è il riferimento di una fetta di elettorato sensibile a clima, diritti, lavoro. In un’eventuale coalizione di centrosinistra, AVS sarebbe un interlocutore obbligato.
Azione (2,7%) e Italia Viva (2,6%) restano ai margini: divise, faticano ad avvicinarsi alla soglia che garantirebbe un peso sicuro in un sistema proporzionale. L’idea di un “terzo polo” centrista che sfidi in grande il bipolare, oggi, appare molto lontana.
In sintesi: la frammentazione al centro continua, ma incide poco sugli equilibri generali rispetto all’asse FdI–PD–M5S.
Affluenza al 60%: un bacino enorme di non rappresentati
L’affluenza stimata al 60% è uno dei dati più politici del sondaggio. Quasi 4 italiani su 10 resterebbero a casa. È in quest’area che il Movimento 5 Stelle storicamente pesca una parte del proprio consenso: chi è deluso dalla politica tradizionale, chi non si riconosce né nella destra né nella sinistra classica, spesso trova nel M5S l’unico canale di rientro alla partecipazione.
Se la crescita dei 5 Stelle continuerà, probabilmente non sarà solo a scapito degli altri partiti, ma anche grazie alla riattivazione di elettori oggi ai margini.
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Il sondaggio Demopolis di dicembre ci restituisce un’Italia tripolare:
una destra di governo che arretra ma resta prima;
un PD fermo, importante ma non egemone;
un Movimento 5 Stelle in crescita, che torna a essere il soggetto più dinamico dell’opposizione.
La domanda politica che ne esce è semplice ma cruciale:
se e quando nascerà davvero un’alternativa al governo Meloni, chi guiderà il fronte progressista?
I numeri di oggi suggeriscono che il testa a testa non sarà solo tra “campo largo” e destra, ma dentro lo stesso campo largo, tra il PD di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. E, per la prima volta dopo un po’ di tempo, questo sondaggio ci dice che Conte non parte affatto in seconda fila: sta tornando, lentamente ma chiaramente, al centro del gioco.



















