Il nuovo quadro degli orientamenti di voto (SWG per La7, 16 febbraio 2026) fotografa un’Italia politica che si muove in modo significativo nei rapporti di forza simbolici: Fratelli d’Italia scende sotto la soglia psicologica del 30%, il Pd arretra leggermente e il Movimento 5 Stelle cresce ancora, riducendo (anche se di poco) la distanza dai dem. Nel frattempo, fuori dal podio, si nota un dettaglio non banale: mentre i grandi oscillano al ribasso o restano fermi, alcune forze minori registrano i rialzi più netti, con un nome che spicca su tutti per trend settimanale.
Il dato complessivo, però, va letto con un avvertimento fondamentale: si tratta di variazioni contenute e quindi da interpretare con cautela. Ma quando le variazioni si sommano nel tempo, diventano traiettorie.
I numeri: la fotografia del 16 febbraio e il confronto con la settimana precedente
Ecco la stima SWG del 16/2/2026 con il confronto rispetto al 9/2/2026 (trend settimanale):
Fratelli d’Italia: 29,8 (da 30,1) -0,3
Partito Democratico: 22,0 (da 22,2) -0,2
Movimento 5 Stelle: 11,8 (da 11,7) +0,1
Forza Italia: 8,4 (stabile) =
Verdi e Sinistra: 6,6 (da 6,4) +0,2
Lega: 6,4 (da 6,6) -0,2
Altri partiti:
Futuro Nazionale: 3,6 (da 3,3) +0,3
Azione: 3,3 (da 3,1) +0,2
Italia Viva: 2,3 (da 2,2) +0,1
+Europa: 1,4 (da 1,5) -0,1
Noi Moderati: 1,1 (da 1,2) -0,1
Altre liste: 3,3 (stabile) =
Non si esprime: 28% (stabile) =
Meloni sotto il 30%: un calo piccolo, ma politicamente “rumoroso”
Il passaggio di FdI da 30,1 a 29,8 non cambia la leadership del partito né mette in discussione il primato, però ha un valore comunicativo evidente: la discesa sotto il 30% è una soglia che nel racconto politico pesa.
È il tipo di numero che alimenta due narrazioni opposte:
per la maggioranza: “siamo comunque il primo partito, con distacco netto”;
per l’opposizione: “la spinta si sta sgonfiando, lentamente ma visibilmente”.
In concreto, il segnale è questo: FdI resta dominante, ma non sta crescendo. E nel medio periodo, quando un partito di governo smette di espandersi, la politica tende a spostarsi dalle conquiste alle difese: più gestione e meno slancio.
Pd in lieve flessione: stabile, ma senza accelerazione
Il Pd a 22,0 (-0,2) resta su un livello alto e competitivo, ma il problema implicito è che non approfitta del piccolo arretramento di FdI per guadagnare spazio. In altre parole: se il primo scende e il secondo non sale, significa che il consenso non si sta riversando automaticamente sul principale avversario.
È qui che entra in scena la dinamica più interessante del sondaggio: quella tra Pd e M5S.
Conte si riavvicina al Pd: il M5S cresce mentre i due davanti calano
Il Movimento 5 Stelle sale a 11,8 (+0,1). È un aumento minimo, ma con un dettaglio politicamente rilevante: tra i primi tre partiti, è l’unico con il segno più in questa rilevazione. FdI scende, il Pd scende, il M5S sale.
Il risultato è che Conte rosicchia terreno nella percezione di “fase”: non tanto perché la distanza numerica cambi radicalmente (resta ampia), ma perché cambia la sensazione della corrente:
Pd: flessione
M5S: cresce
e dunque: convergenza lenta, che può contare molto nel clima pre-elettorale o pre-referendario quando si gioca anche sul morale e sulla mobilitazione.
Al vertice cresce “solo lui”? Se guardiamo ai big, sì. Ma i rialzi più forti sono altrove
Se per “vertice” intendiamo i grandi partiti, il titolo regge: tra FdI–Pd–M5S, l’unico in crescita è il M5S.
Ma se allarghiamo lo sguardo, le crescite più consistenti sono tra le forze medio-piccole:
Futuro Nazionale +0,3 (il balzo più alto della settimana)
Verdi e Sinistra +0,2
Azione +0,2
Sono movimenti che non ribaltano da soli gli equilibri, ma possono diventare decisivi in due modi:
1. perché incidono sulle coalizioni e sulle soglie;
2. perché pescano spesso in aree elettorali contigue (ad esempio nel centrodestra, nel “centro”, o nell’area dell’astensione).
E il caso Futuro Nazionale è quello più “sensibile”: quando una forza nuova cresce, la domanda politica non è solo “quanto vale?”, ma da chi prende e quanto può disturbare gli assetti.
Lega in calo e Forza Italia ferma: la partita nel centrodestra si complica
Nel centrodestra, oltre al segnale su FdI, colpisce:
Lega 6,4 (-0,2): continua una fase difficile, e ogni decimale perso in quel campo pesa perché riapre discussioni interne e riduce la capacità di traino territoriale.
Forza Italia 8,4 (=): stabilità, ma senza crescita. È il classico dato che tiene il partito in posizione di equilibrio, ma non lo rafforza.
Tradotto: la coalizione di governo resta forte, però non appare in espansione e mostra tensioni potenziali sui partner.
Il 28% “non si esprime”: la vera maggioranza silenziosa che può ribaltare tutto
C’è poi il dato più sottovalutato e più decisivo: il 28% non si esprime ed è stabile. È una quota enorme. E in tempi di forte volatilità, quel blocco può:
restare inattivo (e allora contano solo i motivati);
oppure attivarsi per un evento specifico (una campagna, un referendum, un fatto politico-mediatico), cambiando completamente i pesi.
È la ragione per cui molti leader sembrano parlare “a target”: non cercano solo di convincere, cercano soprattutto di mobilitare.
Leggi anche

Arriva l’annuncio Globale del Presidente Mattarella al Mondi e al Paese. Ecco che accade
Non è stato un semplice discorso accademico, né una cerimonia soltanto simbolica. La visita di Sergio Mattarella a Firenze, in
Cosa racconta davvero questo sondaggio
Mettendo insieme tutto, la fotografia SWG-La7 del 16 febbraio consegna tre messaggi politici chiari:
1. Meloni resta prima, ma FdI scende sotto il 30%: un segnale piccolo ma simbolico.
2. Il Pd non cresce e arretra leggermente, quindi non capitalizza automaticamente il calo del primo.
3. Conte guadagna qualcosina e si riavvicina al Pd sul piano della dinamica: tra i big, è l’unico col segno più.
E sullo sfondo, cresce la partita dei “minori” e dei nuovi: Futuro Nazionale è il rialzo più netto, AVS consolida una crescita, Azione migliora. In una politica dove i margini spesso fanno la differenza, questi movimenti sono tutt’altro che marginali.



















