ULTIMM’ORA – Arriva la batosta di Sanchez a Giorgia Meloni – Ecco cosa ha dichiarato

Lo scontro diplomatico tra Spagna e Italia sulla gestione dei controlli ai viaggiatori provenienti dalla penisola iberica entra in una fase molto più dura. Il governo di Pedro Sánchez ha rivolto a Roma un vero e proprio ultimatum: interrompere entro domenica 9 agosto i controlli reintrodotti sui passeggeri provenienti dalla Spagna, oppure Madrid adotterà “misure proporzionali” per tutelare gli interessi e la dignità dei propri cittadini.

La posizione spagnola è arrivata dopo una riunione in videoconferenza presieduta dal premier Sánchez con i ministri competenti e dedicata alla situazione di Ceuta e alle conseguenze delle decisioni assunte dall’Italia.

Il messaggio della Moncloa è netto: la misura italiana viene considerata ingiusta, discriminatoria e contraria agli interessi dell’Unione europea.

L’ultimatum di Madrid

Il governo spagnolo chiede formalmente all’Italia di “rettificare”.

L’obiettivo è ottenere la revoca dei controlli sulla circolazione dei viaggiatori provenienti dalla Spagna, annunciati da Roma una settimana fa e destinati, secondo la decisione iniziale, a rimanere in vigore per circa un mese.

Madrid non considera accettabile la prosecuzione di queste verifiche.

Nella nota diffusa dal governo spagnolo si legge che l’Italia deve “porre fine ai controlli e trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei”.

Il termine indicato è domenica 9 agosto.

Se Roma non dovesse modificare la propria posizione, la Spagna si dice pronta ad adottare contromisure.

“Misure proporzionali” contro l’Italia

È il passaggio più pesante dell’intera nota.

La Moncloa avverte che, in assenza di un passo indietro italiano, Madrid “si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei propri cittadini”.

Non viene specificato quali strumenti potrebbero essere utilizzati.

L’espressione lascia aperto un ventaglio di ipotesi che potrebbe andare da misure amministrative e diplomatiche a controlli speculari nei confronti dei viaggiatori italiani.

Proprio l’assenza di dettagli rende il messaggio ancora più politico: Sánchez vuole lasciare a Roma pochissimo tempo per intervenire, mantenendo però aperta la possibilità di una risposta graduale.

Madrid: “Misura ingiusta e discriminatoria”

La Spagna non contesta soltanto l’opportunità della decisione italiana.

La definisce apertamente “ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria per la popolazione spagnola”.

Tre accuse pesanti.

Per Madrid, i cittadini spagnoli verrebbero sottoposti a un trattamento differente rispetto agli altri cittadini europei senza una giustificazione sufficientemente solida.

Il governo Sánchez considera quindi la questione non soltanto bilaterale, ma europea.

Il principio messo in discussione sarebbe quello della libera circolazione all’interno dello spazio Schengen.

Il nodo Schengen

Il punto centrale è proprio questo.

L’Italia non può tecnicamente “sospendere Schengen con la Spagna”, perché nessuno Stato membro può spegnere unilateralmente l’intero sistema nei confronti di un solo Paese.

Può però reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna.

È questa la base giuridica invocata per giustificare la misura.

Il problema, secondo Madrid, è se nel caso specifico esistano davvero i presupposti necessari.

I controlli su porti e aeroporti

Italia e Spagna non condividono una frontiera terrestre.

Questo significa che le verifiche interessano soprattutto aeroporti e porti italiani nei quali arrivano voli e traghetti dalla Spagna.

Gli effetti riguardano quindi controlli documentali, procedure di identificazione e possibili rallentamenti per chi viaggia.

La libertà di circolazione dei cittadini europei formalmente non viene abolita.

Ma per Madrid l’introduzione di controlli mirati verso chi arriva dalla Spagna produce comunque una differenziazione che deve essere giustificata con criteri molto stringenti.

La crisi di Ceuta dietro la decisione italiana

La misura italiana è stata collegata alla crisi migratoria che ha investito Ceuta.

L’enclave spagnola in Nord Africa è stata teatro di una fortissima pressione migratoria, con migliaia di persone arrivate o entrate nel territorio in un arco temporale molto breve.

Roma ha sostenuto la necessità di evitare eventuali spostamenti secondari verso l’Italia e di rafforzare i controlli sugli arrivi provenienti dalla Spagna.

È proprio questo collegamento che Madrid contesta.

Per il governo Sánchez, la crisi riguarda una frontiera esterna dell’Unione europea già sottoposta a controlli e non giustificherebbe automaticamente misure restrittive nei confronti dei viaggiatori spagnoli.

Madrid contesta le motivazioni italiane

Secondo quanto riportato anche dalla stampa spagnola e italiana, la Spagna definisce le motivazioni addotte da Roma “pretestuose” e non conformi né al Codice frontiere Schengen né alla realtà dei fatti.

È una contestazione molto dura.

Madrid sostiene in sostanza che l’Italia avrebbe adottato una misura eccessiva rispetto al rischio concreto.

Nel diritto europeo, i controlli alle frontiere interne devono essere eccezionali, temporanei e proporzionati.

Devono inoltre essere utilizzati soltanto quando strumenti meno invasivi non risultino sufficienti.

Il principio di proporzionalità

È qui che si giocherà gran parte dello scontro.

Roma dovrà dimostrare che i controlli siano effettivamente necessari per fronteggiare una minaccia grave e concreta.

Non basterà richiamare genericamente la crisi migratoria di Ceuta.

Occorrerà spiegare perché quella situazione rappresenti un rischio specifico anche per la sicurezza italiana.

La Spagna ritiene che questa dimostrazione non sia stata fornita.

Da qui la richiesta di revoca immediata.

La questione del Regolamento di Dublino

Madrid rilancia inoltre un’accusa nei confronti dell’Italia, sostenendo che Roma dal 2022 non rispetterebbe pienamente il Regolamento di Dublino.

È un altro passaggio politicamente molto pesante.

Il sistema di Dublino stabilisce criteri e meccanismi per determinare quale Stato membro sia responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale.

La Spagna utilizza quindi il dossier migratorio per respingere la narrazione italiana e ricordare che anche Roma sarebbe stata contestata in passato per la gestione dei movimenti secondari e delle procedure di riammissione.

Sánchez passa al contrattacco

La risposta di Pedro Sánchez segna un cambio di passo.

Nei primi giorni della crisi Madrid aveva concentrato gli sforzi sulla gestione degli arrivi a Ceuta e sui rapporti con il Marocco.

Ora il governo spagnolo decide invece di affrontare direttamente Roma.

L’obiettivo è impedire che i controlli italiani diventino un precedente all’interno dell’Unione.

Se altri Stati adottassero misure analoghe, la Spagna rischierebbe infatti di subire conseguenze economiche e diplomatiche rilevanti.

Turismo e collegamenti a rischio

La questione non è soltanto politica.

Italia e Spagna sono tra i Paesi europei con il maggior numero di collegamenti turistici e commerciali reciproci.

Ogni giorno migliaia di persone viaggiano tra i due Stati attraverso aeroporti e porti.

L’estate rende il problema ancora più delicato.

Agosto è uno dei mesi con il maggiore traffico turistico e qualsiasi irrigidimento dei controlli potrebbe produrre code, ritardi e disagi.

Il rischio di una guerra di controlli

L’ipotesi peggiore è quella di un’escalation.

Se Madrid decidesse di introdurre misure analoghe nei confronti degli italiani, potrebbe aprirsi una sorta di guerra di controlli tra due grandi Paesi dell’Unione europea.

Un risultato politicamente molto negativo per Bruxelles, che da anni cerca di preservare lo spazio Schengen anche durante le crisi.

Una simile escalation avrebbe anche un forte significato simbolico: due Stati membri che utilizzano le frontiere interne come strumento di pressione reciproca.

Bruxelles osserva il dossier

La Commissione europea sarà inevitabilmente chiamata a seguire il caso.

Le reintroduzioni temporanee dei controlli alle frontiere interne sono previste dalle norme europee, ma devono rispettare criteri precisi.

Bruxelles può chiedere chiarimenti agli Stati membri e valutare la proporzionalità delle misure.

Se lo scontro dovesse intensificarsi, l’intervento delle istituzioni europee potrebbe diventare necessario per evitare ritorsioni reciproche.

La posizione di Roma

Il governo italiano ha finora presentato i controlli come una misura di sicurezza legata alla crisi migratoria.

L’obiettivo dichiarato è verificare l’ingresso di cittadini extra Ue provenienti dalla Spagna e prevenire movimenti irregolari.

Roma dovrà però decidere ora se mantenere la linea dura o evitare lo scontro con Madrid.

Il termine fissato dalla Spagna è molto vicino.

Entro domenica 9 agosto il governo Meloni sarà chiamato a scegliere.

Una nuova grana per Meloni

La vicenda apre un ulteriore fronte internazionale per Giorgia Meloni.

La premier aveva impostato parte della propria comunicazione politica sull’idea di una risposta dura alla crisi migratoria.

La reazione spagnola rischia però di trasformare quella scelta in un problema diplomatico con uno dei principali partner europei.

Madrid contesta infatti non solo l’efficacia della misura, ma anche la sua legittimità e la sua coerenza con il diritto dell’Unione.

Domenica diventa la data decisiva

Il calendario ora è chiarissimo.

Il governo Sánchez ha indicato domenica 9 agosto come termine ultimo.

Entro quella data Roma dovrà “rettificare” e porre fine ai controlli.

In caso contrario, Madrid annuncia contromisure.

Non è ancora noto se nelle prossime ore ci saranno contatti diplomatici diretti tra i due governi per cercare una mediazione.

Possibile trattativa diplomatica

Una soluzione potrebbe passare attraverso una revisione della misura italiana.

Roma potrebbe ridurre l’intensità dei controlli, limitarne l’ambito o concordare con Madrid un sistema di collaborazione rafforzata sulle informazioni relative agli arrivi.

Una scelta di questo tipo permetterebbe all’Italia di sostenere di non aver rinunciato alla sicurezza, evitando però una crisi aperta.

La Spagna, dall’altra parte, potrebbe presentare l’eventuale modifica come una vittoria diplomatica.

Il rischio economico

Un conflitto prolungato potrebbe avere ripercussioni anche sull’economia.

Italia e Spagna hanno rapporti commerciali e turistici molto intensi.

Rallentamenti sistematici nei collegamenti potrebbero penalizzare compagnie aeree, porti, imprese turistiche e viaggiatori.

In piena stagione estiva, l’impatto sarebbe immediato.

Il caso diventa europeo

La crisi partita da Ceuta assume quindi dimensioni sempre più ampie.

Prima l’emergenza migratoria.

Poi la decisione italiana di reintrodurre controlli.

Ora l’ultimatum della Spagna.

Il dossier non riguarda più soltanto Madrid e Rabat, ma coinvolge direttamente Roma e potrebbe presto arrivare ai tavoli della Commissione europea.

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Meloni davanti a una scelta difficile

Il governo italiano si trova davanti a un bivio.

Mantenere i controlli significherebbe difendere la linea scelta sulla sicurezza, ma rischiare una risposta spagnola e un confronto con Bruxelles.

Revocarli eviterebbe l’escalation, ma esporrebbe Meloni alle accuse interne di aver fatto marcia indietro dopo il duro annuncio iniziale.

È una scelta politicamente complicata.

L’affondo finale di Madrid

Il messaggio della Moncloa non lascia molti spazi all’interpretazione.

La Spagna considera i controlli ingiusti, contrari agli interessi europei e discriminatori.

Chiede che gli spagnoli vengano trattati esattamente come tutti gli altri cittadini dell’Ue.

E soprattutto fissa una scadenza.

Domenica 9 agosto.

Se Roma non farà un passo indietro, Sánchez promette una risposta “proporzionale”.

La crisi di Ceuta si è così trasformata in uno dei più duri scontri diplomatici recenti tra Italia e Spagna. Adesso la prossima mossa spetta al governo Meloni.

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