Accordo unanime degli Alleati. L’obiettivo: contrastare le minacce da Russia e terrorismo, garantire la sicurezza euro-atlantica
L’AIA, 25 giugno 2025 – È una svolta destinata a cambiare gli equilibri geopolitici e le agende economiche dei Paesi membri della NATO: i 32 Alleati riuniti all’Aia hanno approvato all’unanimità un impegno vincolante ad aumentare la spesa per la difesa e la sicurezza nazionale fino al 5% del Prodotto Interno Lordo entro il 2035. La decisione, annunciata nella dichiarazione finale del vertice, è stata giustificata dalla crescente instabilità internazionale, con particolare riferimento alla minaccia strategica della Russia e al perdurare del terrorismo globale.
Una soglia storica: mai così in alto dal Dopoguerra
L’impegno del 5% rappresenta una soglia mai raggiunta in tempo di pace dalla maggior parte degli Stati membri, segnando un netto cambio di paradigma rispetto al precedente obiettivo del 2% del PIL, fissato nel 2014 e tuttora disatteso da diverse nazioni. L’Italia, per esempio, si attesta oggi attorno all’1,6-1,7% del PIL in spesa militare.
Nella dichiarazione si legge: “Uniti di fronte alle profonde minacce e sfide per la sicurezza, in particolare alla minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia per l’area euro-atlantica e alla persistente minaccia del terrorismo, gli Alleati si impegnano a investire il 5% del PIL all’anno in requisiti fondamentali per la difesa e la sicurezza”.
Le ragioni dell’accordo: deterrenza contro Mosca e sostegno all’Ucraina
Tra le motivazioni principali dell’aumento, spicca la necessità di rafforzare la deterrenza militare nei confronti della Russia, considerata una “minaccia strategica e sistemica” alla stabilità della regione euro-atlantica. L’alleanza ha ribadito il proprio sostegno “ferreo” all’Ucraina, promettendo di mantenere alta la pressione sul Cremlino attraverso il potenziamento delle capacità militari collettive.
In secondo luogo, resta alta l’attenzione alla minaccia del terrorismo internazionale, che – secondo l’intelligence NATO – potrebbe tornare a destabilizzare le regioni a Sud dell’Alleanza, con implicazioni anche per l’area del Mediterraneo.
Cosa cambia per l’Italia: una crescita di spesa di oltre 70 miliardi l’anno
Per l’Italia, l’impatto dell’impegno assunto è potenzialmente enorme. Considerando un PIL stimato intorno ai 2.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, l’obiettivo del 5% si tradurrebbe in una spesa annua per la difesa di circa 100 miliardi di euro, contro i circa 30-35 miliardi attuali. Un incremento di oltre 70 miliardi di euro all’anno, che pone interrogativi sulla sostenibilità economica e politica di tale manovra.
Il governo italiano, al momento, non ha commentato ufficialmente l’accordo, ma fonti vicine al Ministero della Difesa parlano di una “sfida imponente” che richiederà scelte difficili in termini di bilancio e una riorganizzazione strutturale della spesa pubblica.
Le reazioni: entusiasmo a Washington, dubbi in Europa
Negli Stati Uniti, la decisione è stata accolta con favore. Il Segretario alla Difesa ha parlato di “una svolta che finalmente mette la NATO al passo con le esigenze reali del XXI secolo”. Anche il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha salutato l’accordo come “una prova di coesione e determinazione dell’Alleanza”.
Diversa l’atmosfera in Europa, dove non mancano preoccupazioni politiche e perplessità economiche, in particolare da parte di governi socialdemocratici o progressisti. L’impegno al 5% rischia infatti di entrare in rotta di collisione con altri settori strategici – sanità, istruzione, welfare – e con i vincoli di finanza pubblica imposti dalla governance dell’UE.
Prossimi passi: piano di attuazione e monitoraggio annuale
Il vertice dell’Aia ha stabilito anche un cronoprogramma dettagliato: i singoli Paesi dovranno presentare entro la fine del 2026 piani nazionali di adeguamento alla soglia del 5%, con revisioni annuali da parte di un comitato NATO incaricato di monitorare l’avanzamento.
Non solo mezzi e armamenti, ma anche investimenti in cyberdifesa, intelligence, logistica e prontezza operativa, in una visione della sicurezza che include anche le nuove minacce ibride e digitali.
Verso un nuovo equilibrio globale?
La decisione della NATO avrà probabilmente ripercussioni anche sugli equilibri globali. L’aumento delle spese militari nei Paesi occidentali potrebbe innescare una nuova corsa agli armamenti, soprattutto in risposta da parte di Cina, Russia, Iran e altri attori ostili all’Occidente. A rischio anche il fragile dialogo sul disarmo nucleare e sulla cooperazione internazionale in materia di sicurezza.
Nel frattempo, cresce il dibattito interno nei singoli Paesi: quanto sacrificare del bilancio pubblico per garantire la sicurezza? È la domanda cruciale che l’accordo dell’Aia lascia in eredità alle democrazie europee. E in Italia, dove le tensioni sociali e la crisi del welfare sono già evidenti, il confronto politico si preannuncia aspro.
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Conclusione
L’accordo unanime raggiunto all’Aia segna una svolta storica per la NATO e impone a tutti gli Alleati, Italia compresa, un salto di scala senza precedenti in termini di spesa militare. Se da un lato il rafforzamento della difesa collettiva risponde a minacce reali e crescenti, dall’altro apre scenari complessi sul piano economico, sociale e politico.
Per l’Italia, il passaggio al 5% del PIL implica una ridefinizione profonda delle priorità di bilancio, con il rischio concreto di sacrificare settori chiave come sanità, scuola e welfare. Il nodo, ora, è politico: come bilanciare sicurezza e diritti sociali? Come garantire coesione interna in un Paese che già oggi fatica a garantire equità e accesso ai servizi essenziali?
L’accordo dell’Aia non è solo un impegno tecnico: è il punto di partenza di un nuovo equilibrio globale, che rischia di ridefinire anche i rapporti tra Stato e cittadini. E proprio da qui comincerà il vero confronto.



















