ULTIMO MINUTO – Arriva la decisione dalla Camera dopo il caos con Casapound, Lega e M5S

La decisione è arrivata dopo giorni di polemiche e ha il peso di un segnale istituzionale netto: alla Camera dei deputati è stato bloccato il sistema di prenotazione delle sale stampa per le conferenze, almeno finché non verranno riscritte regole e filtri per l’utilizzo degli spazi di Montecitorio da parte dei singoli parlamentari.

Uno stop che nasce da un caso diventato subito esplosivo: la richiesta di una conferenza con esponenti di CasaPound sul tema della “remigrazione”, iniziativa attribuita al deputato leghista Domenico Furgiuele, che ha scatenato un “caos” politico-mediatico dentro e fuori il Palazzo.

Lo stop: sospese le prenotazioni via portale

Il cuore della misura è tecnico, ma l’effetto è politico: l’accesso al sistema telematico di riserva delle sale è stato congelato. Tradotto: i deputati, da questo momento, non possono più prenotare automaticamente gli spazi destinati alle conferenze stampa tramite il portale online.

Non si tratta (almeno formalmente) di una sanzione individuale, ma di un “fermo” deciso dalla presidenza e dall’ufficio stampa per rimettere mano a una procedura che, fino a oggi, garantiva ai parlamentari un margine di autonomia molto ampio nell’organizzare eventi con ospiti esterni.

Il caso che fa saltare il banco: CasaPound a Montecitorio

La miccia è stata la prospettiva – o anche solo l’idea – che una sigla di estrema destra potesse ottenere una ribalta “istituzionale” dentro la Camera. È qui che si innesta la preoccupazione della presidenza: il prestigio di Montecitorio rischia di essere usato come cassa di risonanza per messaggi e realtà che una parte del Parlamento considera incompatibili con i valori dell’istituzione.

Non è solo una questione di “immagine”: per i vertici della Camera il nodo è evitare che un meccanismo troppo permissivo consenta, senza un controllo effettivo, di trasformare gli spazi comuni in palcoscenici per campagne politiche esterne, polarizzanti o radicali.

Il 30 gennaio 2026 a Montecitorio è scoppiata tensione durante l’iniziativa sulla “remigrazione” organizzata dal deputato leghista Domenico Furgiuele, con la presenza/coinvolgimento di esponenti dell’estrema destra tra cui CasaPound (in particolare Luca Marsella): le opposizioni hanno occupato la sala stampa con la Costituzione in mano (tra cori e interventi) per impedire l’evento e, per motivi di ordine pubblico, la Presidenza della Camera ha poi annullato le conferenze previste. Nel caos si è consumato anche il botta e risposta più duro tra Riccardo Ricciardi (M5S) e Furgiuele: Ricciardi lo ha incalzato ricordandogli il precedente del gesto della “X Mas” in Aula e, alla risposta di Furgiuele (“mi ha cacciato il presidente della Camera”), ha rilanciato citando l’eccidio di Forno (Massa) (“vieni a casa mia…”) come simbolo delle violenze legate a quella storia; parallelamente, fuori e agli ingressi, i deputati hanno fatto “muro” per evitare l’ingresso del comitato con CasaPound.

Cosa succede agli eventi già in calendario

Lo stop non azzera tutto. La linea scelta è quella di non bloccare retroattivamente le conferenze già autorizzate e calendarizzate prima di una certa data (nel testo che riporti si parla di quelle approvate prima del 30 gennaio). Quindi: gli eventi già inseriti dovrebbero svolgersi regolarmente.

Ma resta una zona grigia: tutto ciò che era “in corsa”, in valutazione o da fissare in questi giorni entra in un limbo. E questo alimenta inevitabilmente tensioni interne, perché la decisione incide sull’attività quotidiana di comunicazione parlamentare, che passa anche da conferenze e briefing organizzati dai gruppi.

Il vero obiettivo: riscrivere le regole e mettere filtri

Dietro il blocco c’è l’intenzione di cambiare modello. L’ipotesi più concreta è superare la prenotazione “automatica” e passare a un sistema con supervisione preventiva più rigida.

Sul tavolo, secondo la ricostruzione, ci sono criteri che potrebbero includere:

maggiori informazioni sugli ospiti esterni (chi sono, a che titolo partecipano);

specifica dei contenuti e del tema dell’incontro;

un livello di controllo che impedisca l’uso degli spazi parlamentari come “copertura” per iniziative di soggetti esterni al perimetro istituzionale.


Il punto chiave sarà trovare l’equilibrio: da un lato la Camera deve tutelare decoro, sicurezza e credibilità; dall’altro non può comprimere oltre misura la libertà politica dei parlamentari, che rivendicano il diritto di usare gli strumenti di comunicazione per iniziative pubbliche.

L’effetto politico: un precedente che cambia le regole per tutti

Il risultato è che un singolo caso ha prodotto un impatto generalizzato: non paga solo chi ha promosso l’iniziativa contestata, ma tutti i deputati, perché la stretta riguarda l’intero sistema.

Ed è proprio questo che rende la decisione “pesante”: Montecitorio manda un messaggio chiaro — dopo il caos, la gestione degli spazi non può più essere lasciata a un automatismo. E se prima la Camera funzionava come un “contenitore” a disposizione dei singoli, ora la presidenza vuole riportare la questione su un piano più controllato e istituzionale.

Leggi anche

VIDEO:
La Camera ha scelto la linea dura: stop alle prenotazioni delle sale stampa e revisione delle regole dopo il caso CasaPound. È una mossa che chiude una falla procedurale, ma apre un confronto politico inevitabile: chi decide cosa è “compatibile” con la sede parlamentare e cosa no? E fino a che punto si può filtrare senza trasformare la gestione degli spazi in un terreno di scontro permanente?

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini