L’accusa contro le ricostruzioni della maggioranza
Il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno è intervenuto con parole durissime in Aula dopo che alcune agenzie di stampa avevano riportato la versione della maggioranza secondo cui lui e altri parlamentari delle opposizioni avrebbero minacciato il ministro Antonio Tajani, istigando alla violenza e cercando di provocare una rissa.
Donno ha respinto con forza queste ricostruzioni, definendole «ennesima falsità della maggioranza» e denunciando un clima tossico che si è creato in Parlamento durante la discussione sulla separazione delle carriere.
«La vera violenza è della maggioranza»
Il deputato grillino ha ricostruito l’episodio spiegando che, subito dopo l’approvazione della riforma voluta dal governo, nei banchi della maggioranza e dell’esecutivo si è scatenata un’euforia fuori luogo, fatta di applausi, risate e festeggiamenti. Nel frattempo, le opposizioni chiedevano un’informativa urgente sulla tragedia in corso a Gaza.
«Mentre si parlava di genocidio – ha affermato Donno – il ministro Tajani e altri esponenti ridevano e festeggiavano. Noi siamo scesi dai banchi per contestare quell’atteggiamento, ma senza minacciare nessuno. Abbiamo semplicemente detto a Tajani di vergognarsi».
Secondo il deputato, l’escalation è arrivata dal fronte opposto: il capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli, si sarebbe avvicinato a lui con atteggiamento aggressivo, arrivando a tentare di mettergli le mani in faccia e dicendo «Mo’ te meno». «Fortunatamente non mi ha toccato – ha sottolineato Donno – ma questa è la vera violenza».
«Non siamo noi i violenti»
Donno ha ricordato anche un precedente episodio che lo ha visto protagonista: quando, durante una seduta parlamentare, tentò di consegnare una bandiera italiana e venne pestato da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega. «Noi del Movimento 5 Stelle – ha ribadito – non abbiamo mai usato violenza né verbale né fisica, e mai mi sono permesso di minacciare o picchiare qualcuno».
Il deputato ha inoltre denunciato la sproporzione dei provvedimenti presi contro chi si è reso responsabile di quelle aggressioni: «I deputati che mi hanno picchiato siedono ancora in Parlamento. In qualsiasi altro luogo di lavoro sarebbero stati licenziati».
L’appello alle istituzioni
Concludendo il suo intervento, Donno ha chiesto che vengano presi provvedimenti seri contro chi porta violenza e intimidazioni dentro l’Aula, ribaltando l’accusa di vittimismo sulla maggioranza: «È inaccettabile che in Parlamento si usino toni e atteggiamenti violenti. La smettano col vittimismo, i violenti sono loro».
Un Parlamento sempre più spaccato
L’episodio si inserisce in un clima già rovente: da giorni le opposizioni contestano il governo Meloni per l’assenza di una presa di posizione chiara sulla guerra a Gaza e per il comportamento ambiguo in Europa riguardo alle sanzioni contro Israele. La coincidenza con l’approvazione a colpi di maggioranza della riforma della separazione delle carriere ha fatto da detonatore, portando in Aula a uno scontro politico che ora assume i toni della vera e propria denuncia.
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Le parole di Leonardo Donno riaccendono i riflettori su un Parlamento sempre più lacerato, dove lo scontro politico sembra travalicare ogni limite di correttezza istituzionale. La sua denuncia ribalta le accuse della maggioranza e mette in evidenza un problema più ampio: il ricorso a festeggiamenti provocatori e atteggiamenti aggressivi proprio nei momenti più delicati del dibattito. In un’Aula che dovrebbe rappresentare il luogo più alto della democrazia, prevalgono insulti, intimidazioni e accuse reciproche. La vicenda dimostra come il clima di tensione rischi di trasformare il confronto politico in un’arena, minando la credibilità delle istituzioni e allontanando ancora di più i cittadini dalla politica.



















