ULTIMO MINUTO – Arriva la dichiarazione di voto del M5S sulla legge di bilancio – IL VIDEO EPICO

Nell’Aula di Montecitorio, durante le dichiarazioni di voto sulla legge di bilancio 2026 e sul pluriennale 2026-2028, Daniela Torto — deputata del Movimento 5 Stelle e capogruppo in Commissione Bilancio — ha messo in scena un attacco frontale al governo Meloni, definendo la manovra “l’ennesima prepotenza politica”. Il cuore dell’accusa è una contrapposizione netta: lo Stato trova risorse per “preparare la guerra” e per un’economia di riarmo, ma non per “far quadrare i conti nelle case delle famiglie italiane”.

Nel suo intervento, Torto intreccia tre livelli: la critica al metodo (l’iter parlamentare), la critica alle priorità (difesa e armi contro welfare e redditi) e la critica alla narrazione pubblica (la denuncia della propaganda, “TeleMeloni”, e delle “idiozie” raccontate sulla condizione reale del Paese).

1) “Prepotenza politica”: l’accusa sul metodo e sul ruolo del Parlamento

Torto apre con un giudizio che punta direttamente al modo in cui la manovra arriva in Aula: “Questa legge di bilancio è l’ennesima prepotenza politica”. Per il M5S, non si tratta solo di misure sbagliate: il problema è anche che la legge più importante dell’anno — la manovra — viene percepita come un provvedimento già deciso altrove, con margini ridotti per un confronto parlamentare autentico.

Su questo tema, la deputata compie un gesto altamente simbolico: imita Giorgia Meloni leggendo un passaggio di un vecchio intervento della stessa premier quando era all’opposizione: “Democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide. E, di grazia, dov’è la democrazia parlamentare nel momento in cui il Parlamento non può decidere sulla legge di bilancio?”. La “citazione” serve a costruire un corto circuito: secondo Torto, la Meloni di governo avrebbe tradito la Meloni di opposizione, proprio sul rispetto delle prerogative parlamentari.

2) Le promesse mancate: “dove sono finiti i 25 miliardi per le imprese? E i 15 per il piano casa?”

La critica di merito si apre con una raffica di domande, costruite per evidenziare, nella narrazione pentastellata, una distanza tra annunci e realtà. Torto richiama in particolare:

25 miliardi promessi alle imprese per fronteggiare i dazi: “Dove sono finiti?”

15 miliardi per il piano casa: “Che fine hanno fatto?”

Pensioni minime a 1.000 euro al mese: promessa evocata come bandiera mai realizzata.


È una tecnica retorica precisa: elencare tre promesse popolari (imprese, casa, pensioni) e farne il termometro della manovra. Se quelle promesse non si vedono, allora — secondo il M5S — la manovra non è “per gli italiani”, ma per altri interessi.

3) “La destra dei banchieri e delle multinazionali”: l’attacco al modello economico

Torto alza ulteriormente i toni definendo il governo come “la destra dei banchieri, delle multinazionali, delle compagnie assicurative, dei colossi del web”. La sua tesi è che la manovra non sia neutrale, ma orientata a favorire chi è già forte economicamente.

Qui inserisce un esempio che usa come simbolo: presunti “sconti plurimiliardari” ai grandi player digitali, citando esplicitamente “2 miliardi ad Amazon”. Al di là del singolo caso, il messaggio politico è chiaro: per i giganti globali si trovano sconti e facilitazioni, mentre per famiglie e piccole imprese restano austerità, tagli e difficoltà quotidiane.

L’affondo culmina in una frase che collega politica economica e politica estera: “per poi scodinzolare davanti a Trump”. Il bersaglio è l’idea di un governo che — nella lettura M5S — si mostra duro con i cittadini e arrendevole con i potenti, interni ed esterni.

4) Povertà e “carrello tricolore”: “13 milioni di poveri, buffonata totale”

Uno dei passaggi più duri riguarda la condizione sociale. Torto scandisce: “La povertà aumenta: 13 milioni di poveri. Tredici milioni”. Il numero viene ripetuto come un pugno retorico, per dare il senso dell’emergenza e ribaltare qualsiasi narrazione di ripresa o di benessere diffuso.

In questo contesto arriva l’attacco a una delle iniziative simboliche del governo sul costo della vita: il “carrello tricolore”, definito “una colossale buffonata”. È una condanna senza appello: secondo il M5S si è trattato di una misura propagandistica, incapace di incidere davvero su spesa e potere d’acquisto.

Ed è qui che entra l’espressione più “virale”: “Altro che cenoni di Capodanno a cui nessuno rinuncia, solo TeleMeloni può raccontare tante idiozie”. Il bersaglio è la comunicazione governativa e, più in generale, il racconto mediatico di un Paese che starebbe bene mentre — nella prospettiva pentastellata — milioni di persone sono in difficoltà.

5) “Spread, rating e austerità”: la polemica contro il culto dei mercati

Torto attacca un altro pilastro della narrazione economica: la centralità delle agenzie di rating e lo spazio dato a spread e giudizi dei mercati. Dice che dopo tre anni di governo la destra si sarebbe “ridotta” a incensare le agenzie di rating come fossero “l’oracolo di Delfi”.

È una critica politica precisa: secondo il M5S, la maggioranza usa la retorica della responsabilità finanziaria per giustificare mancanza di investimenti sociali, mentre in parallelo stanzia risorse consistenti in altri settori.

6) Il nodo centrale: “miliardi impacchettati per armi e economia di guerra”

Il cuore dell’intervento arriva quando Torto lega manovra e politica di difesa: “tra tagli e tasse, oggi impacchettate miliardi di soldi degli italiani per buttarli in armi e in economia di guerra”.

Il frame è netto: non “Difesa”, ma “guerra”. Non investimenti strategici, ma un cambio di paradigma che sposta risorse verso il riarmo. Da qui la frase che riassume l’accusa: “Basta nascondervi dietro giochi di parole. Una cosa dovevate fare dopo quattro leggi di Bilancio: usare i 23 miliardi in più… per aiutare le famiglie a fare la spesa e a pagare le bollette. Questa era ed è la priorità”.

In questo passaggio il M5S costruisce la propria alternativa: se ci sono risorse aggiuntive, vanno usate per potere d’acquisto, bollette e welfare, non per spese militari.

 

7) Superbonus: “prima lo demonizzate, poi lo rifinanziate”

Nel finale, Torto affronta un tema che negli ultimi anni ha spaccato il dibattito politico: il Superbonus. Accusa la maggioranza di raccontare “buchi inesistenti” e poi di rifinanziare la misura “per la quarta volta di seguito”.

Il ragionamento è politico: secondo Torto, il governo non avrebbe una strategia alternativa per l’edilizia, e finirebbe per proseguire — pur criticandola pubblicamente — una misura che ha sostenuto un settore economico. Nel mirino finisce anche Giancarlo Giorgetti, definito “il più grande camaleonte politico”, perché avrebbe gestito la misura in fasi politiche diverse (prima con Draghi, poi con Meloni).

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L’intervento di Daniela Torto è costruito come un atto d’accusa totale: contro il merito della manovra, contro il metodo con cui viene approvata e contro la narrazione che la accompagna. Il M5S riassume così la propria linea: una legge di bilancio che trova risorse per l’economia di guerra, mentre lascia irrisolte povertà, caro vita e difficoltà delle famiglie.

Nel racconto pentastellato, la frattura è doppia: tra le promesse annunciate (imprese, casa, pensioni) e i risultati percepiti, e tra ciò che il governo dice in televisione e ciò che — secondo l’opposizione — vivono ogni giorno milioni di cittadini. Da qui l’attacco a “TeleMeloni” e la parola “idiozie”, scelta per colpire la dimensione propagandistica.

Resta un dato politico: la legge di bilancio non è più solo un confronto di numeri, ma uno scontro di visioni. Per Torto, la manovra 2026 certifica una scelta: armi e mercati prima, famiglie e lavoro dopo. E su questa scelta, promette il M5S, la battaglia politica non si fermerà con il voto in Aula.

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