Emilio Fede, uno dei volti più iconici e discussi della televisione italiana, è morto all’età di 94 anni. La notizia, trapelata nelle prime ore del pomeriggio, è stata confermata da fonti familiari e subito rilanciata dai principali media nazionali. Fede era ricoverato presso la Residenza San Felice di Segrate, vicino Milano, dove le sue condizioni di salute erano peggiorate improvvisamente nelle ultime ore.
Un peggioramento rapido e inaspettato
Secondo quanto riferito dai familiari, il giornalista era lucido fino a poche settimane fa e continuava a seguire con attenzione le vicende politiche e televisive. Già lo scorso luglio aveva rilasciato un’intervista in cui, con la sua consueta ironia, aveva commentato i rumors sulla sua salute: «Mi hanno già dato per morto tante volte, ma non sono superstizioso. Ho appena compiuto 94 anni, un traguardo importante».
Negli ultimi giorni, però, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente, costringendo la famiglia a un costante presidio al suo fianco. La figlia Sveva aveva parlato poche ore prima della scomparsa, descrivendo il padre come un “leone che lotta fino all’ultimo”.
La carriera: un volto emblema del giornalismo italiano
Emilio Fede era entrato in Rai nel 1958 e aveva ricoperto incarichi di primo piano:
Direttore del TG1 (1981–1983)
Fondatore di Studio Aperto
Direttore del TG4 dal 1992 al 2012, consolidando il suo ruolo nel panorama televisivo italiano
La sua carriera fu caratterizzata da grande visibilità, ma anche da polemiche su presunte inclinazioni politiche e vicinanza all’ex premier Silvio Berlusconi.
Il cordoglio della famiglia e la dignità fino alla fine
La figlia Sveva, vicino al padre in queste ore difficili, ha espresso:
“Siete tutti con lui e lui è contento, tutti voi giornalisti siete con lui”
La famiglia ha chiesto riservatezza, ricordando l’affetto e il rispetto che hanno accompagnato Fede fino alla fine.
Una carriera tra Rai e Mediaset
Nato il 24 giugno 1931 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, Emilio Fede iniziò la sua carriera giornalistica in RAI negli anni Cinquanta. Dopo aver ricoperto diversi ruoli, nel 1981 divenne direttore del TG1, incarico che mantenne fino al 1982. All’inizio degli anni Novanta fu tra i fondatori di Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1.
Il suo nome, tuttavia, resta indissolubilmente legato al TG4, che diresse dal 1992 al 2012. Vent’anni di conduzione in cui il telegiornale divenne un simbolo dell’informazione schierata a sostegno di Silvio Berlusconi e del centrodestra. Fede divenne così una figura divisiva: amatissimo da una parte del pubblico, aspramente criticato dall’altra per il suo stile diretto e spesso militante.
L’era Berlusconi e le polemiche
Emilio Fede è stato un protagonista assoluto della stagione televisiva berlusconiana. Amico personale di Silvio Berlusconi, lo accompagnò nei momenti chiave della sua ascesa politica e difese il Cavaliere in numerose occasioni pubbliche. Questa vicinanza gli valse da un lato la fiducia incondizionata del leader di Forza Italia, dall’altro accuse di eccessiva partigianeria.
Negli ultimi anni la sua carriera fu segnata da inchieste giudiziarie e scandali mediatici che lo allontanarono progressivamente dagli schermi. Ciononostante, Fede non smise mai di considerarsi un “giornalista libero” e continuò a intervenire, con interviste e dichiarazioni, sui temi politici e televisivi.
Un uomo oltre la tv
Nonostante le polemiche, Emilio Fede ha rappresentato per decenni un volto familiare per milioni di italiani. La sua voce, i suoi modi enfatici, i celebri editoriali in chiusura del Tg4 sono entrati nell’immaginario collettivo.
In una delle sue ultime interviste, aveva confidato: «Il vero potere non è la politica, è l’affetto delle persone. Ho scoperto che quello resta, anche quando tutto il resto se ne va».
Le reazioni
La notizia della sua morte ha immediatamente suscitato numerose reazioni dal mondo della televisione, della politica e del giornalismo. Colleghi e avversari, pur ricordando le contraddizioni della sua carriera, hanno riconosciuto in lui un protagonista assoluto della storia della tv italiana.
Sui social, molti spettatori hanno condiviso messaggi di cordoglio, ricordando lo “zio Emilio” come una presenza fissa del dopocena televisivo per due decenni.
Leggi anche

L’Ultimo sondaggio del Referendum che spaventa Nordio – Il vento sta cambiando – Dati
La nuova media sondaggi aggiornata al 12 febbraio racconta un cambiamento che, a poche settimane dal voto, pesa più della
Con la morte di Emilio Fede si chiude un capitolo importante della televisione italiana: è scomparso qualcuno che fu anima e volto del Tg4 per un ventennio e protagonista di un giornalismo politico-sentimentale che ha fatto scuola — nel bene e nel male.
Fede ha incarnato un certo modo di fare informazione, legato a un’epoca in cui tv, politica e media facevano gioco di squadra. La sua figura, amatissima da alcuni, contestata da altri, resta indelebile nella memoria collettiva.
Oggi, l’Italia perde un testimone di una stagione televisiva complessa e controversa. E mentre la sua voce si spegne, resta il ricordo di un personaggio che — amato o criticato — ha segnato la storia del giornalismo nazionale.



















