ULTIMO MINUTO – Arriva la sentenza shock per il figlio di Beppe Grillo – Ecco cosa hanno deciso

Una vicenda iniziata nel 2019

I fatti risalgono a luglio del 2019, quando i quattro giovani, dopo una serata al Billionaire, portarono due ragazze nella villa di Beppe Grillo a Cala Volpe, in Costa Smeralda. Lì, secondo la ricostruzione della procura, una delle due fu costretta a bere un mix di vodka – il cosiddetto “beverone” – e subì prima la violenza di Corsiglia, iniziata in una stanza da letto e proseguita nella doccia, e poi lo stupro di gruppo, con il coinvolgimento di tutti e quattro i ragazzi.

Parallelamente, i quattro sono stati accusati di aver scattato foto e girato video con pose oscene al fianco dell’altra giovane presente quella notte, immortalata mentre dormiva, ignara di quanto stava accadendo nell’abitazione.

Lunga battaglia giudiziaria

Il processo, iniziato oltre tre anni fa, è stato caratterizzato da udienze fiume e da un clima costantemente sotto i riflettori mediatici, sia per la notorietà del padre di uno degli imputati, sia per la delicatezza delle accuse. Nell’ultima udienza di questa mattina hanno preso la parola i difensori degli imputati – Alessandro Vaccaro per Lauria, Antonella Cuccureddu per Corsiglia e Mariano Mameli per Capitta – che hanno ribadito l’inattendibilità della ragazza e chiesto l’assoluzione.

Ma la corte non ha accolto questa linea difensiva, scegliendo invece di dare pieno credito alla versione della giovane e alla ricostruzione del procuratore capo Gregorio Capasso. La studentessa, oggi poco più che ventenne, ha testimoniato in sei udienze, spesso interrotte da crisi di pianto, raccontando in dettaglio ciò che sarebbe accaduto quella notte. «Sentivo le voci di tutti e quattro», aveva detto in aula, descrivendo l’incubo vissuto in quelle ore.

IL VERDETTO DI POCO FA:

Dopo oltre tre anni di dibattimento e sei anni dai fatti contestati, è arrivata oggi la sentenza del tribunale di Tempio Pausania sul caso che ha scosso la politica e l’opinione pubblica italiana. Ciro Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, e i suoi tre amici genovesi Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria sono stati riconosciuti colpevoli di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa 19enne.

La corte, presieduta da Marco Contu, ha condannato Grillo, Capitta e Lauria a 8 anni di reclusione, mentre Corsiglia ha ricevuto una pena leggermente inferiore: 6 anni e 6 mesi. Tutti e quattro restano in libertà, almeno fino alla conclusione del percorso giudiziario: prima l’appello, poi, con ogni probabilità, la Cassazione.

L’assenza dei protagonisti in aula

Nella giornata della sentenza, né gli imputati né la ragazza erano presenti in aula. Assente anche Beppe Grillo, che più volte in passato aveva difeso pubblicamente il figlio, alimentando polemiche politiche e mediatiche. La giovane vittima, assistita dagli avvocati Giulia Bongiorno e Dario Romano, ha preferito non assistere al verdetto, evitando l’ennesimo confronto con gli imputati.

Prossimi passi

La sentenza rappresenta solo il primo grado di giudizio: la difesa ha già annunciato che presenterà ricorso in appello, sostenendo la fragilità del quadro probatorio. Fino alla decisione definitiva della Cassazione, i quattro giovani rimarranno in libertà.

Il caso Grillo, oltre al suo drammatico contenuto giudiziario, continuerà inevitabilmente a intrecciarsi con la politica e con il dibattito pubblico: un processo che non riguarda soltanto la colpevolezza di quattro ragazzi, ma anche il ruolo dei media, il rapporto tra potere e giustizia e la credibilità delle istituzioni di fronte a episodi di violenza sessuale.

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La condanna in primo grado segna un punto di svolta in una vicenda lunga e dolorosa, che ha messo alla prova la giustizia italiana e scosso profondamente l’opinione pubblica. Il caso Grillo resta però tutt’altro che chiuso: l’appello e la Cassazione diranno l’ultima parola, mentre il dibattito su violenza sessuale, potere mediatico e responsabilità collettiva continuerà a pesare sul Paese. Al di là dei riflettori e delle polemiche, resta il dramma umano di una giovane donna che ha trovato il coraggio di raccontare la propria verità e di affrontare sei anni di processo per ottenerne il riconoscimento.

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