Torna Alessandro Di Battista. Dopo anni di distanza dalla politica parlamentare, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha aperto ufficialmente alla possibilità di candidarsi alle elezioni politiche del 2027, guidando o sostenendo la lista civica “Schierarsi”, il movimento fondato da lui stesso.
Durante un incontro pubblico a Civitavecchia, davanti a oltre 250 persone, Di Battista ha confermato quello che fino a oggi era solo un’ipotesi:
“Valuteremo se partecipare alle Politiche del 2027 con Schierarsi”,
ha dichiarato dal palco, aggiungendo che “serve una nuova forza popolare, indipendente dai partiti tradizionali”.
Torna Alessandro Di Battista. Dopo anni di distanza dalla politica parlamentare, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha aperto ufficialmente alla possibilità di candidarsi alle elezioni politiche del 2027, guidando o sostenendo la lista civica “Schierarsi”, il movimento fondato da lui stesso.
Durante un incontro pubblico a Civitavecchia, davanti a oltre 250 persone, Di Battista ha confermato quello che fino a oggi era solo un’ipotesi:
“Valuteremo se partecipare alle Politiche del 2027 con Schierarsi”,
ha dichiarato dal palco, aggiungendo che “serve una nuova forza popolare, indipendente dai partiti tradizionali”.
Il fronte della giustizia: “Vogliono il controllo dei pm”
Al centro del suo intervento anche un duro attacco al governo Meloni sulla riforma della giustizia:
“Questa riforma serve solo a mettere il bavaglio ai magistrati e a controllare le inchieste. È un passo verso l’autoritarismo”,
ha tuonato Di Battista, ricevendo l’applauso della sala.
Il leader di Schierarsi ha confermato che il movimento si mobiliterà per il No al referendum sulla separazione delle carriere, annunciando una campagna nazionale “dal basso” con banchetti e raccolte firme in tutta Italia.
Una corsa solitaria, ma non isolata
Di Battista non esclude alleanze, ma chiude la porta ai vecchi partiti.
“Schierarsi non correrà con i professionisti della politica. Se servirà, dialogheremo con chi crede in un’Italia libera dalle lobby e dalla corruzione. Ma mai con chi ha tradito il cambiamento.”
Secondo fonti vicine al movimento, si lavora già a una lista civica nazionale con un simbolo e un programma centrato su ambiente, legalità, sovranità economica e difesa della Costituzione.
L’ombra del passato e la sfida a Meloni
“Schierarsi”, nato nel 2023 come piattaforma civica e culturale, potrebbe dunque diventare un soggetto politico a tutti gli effetti.
Una decisione che, se confermata, riporterebbe sulla scena uno dei personaggi più popolari e divisivi del post-grillismo.
Di Battista ha anche lanciato una stoccata diretta alla premier:
“Meloni ha tradito la promessa di libertà e giustizia. Oggi governa come il sistema che diceva di combattere.”
L’annuncio di Di Battista scuote il panorama politico italiano.
A meno di due anni dalle elezioni, il suo ritorno potrebbe attirare parte dell’elettorato deluso del M5S e dell’astensione, ma anche complicare gli equilibri nel campo progressista.
La sfida è lanciata: “Schierarsi” si prepara a trasformarsi da movimento civico a lista nazionale.
E Di Battista, con il suo stile diretto e anti-sistema, promette:
“Torno in campo per difendere la Costituzione e dare voce a chi non ne ha più. Non sarò mai un politico di palazzo, ma un cittadino che si schiera.”
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In conclusione, l’annuncio di Alessandro Di Battista sposta “Schierarsi” dal perimetro civico alla contesa politica nazionale: un ritorno che può parlare agli astensionisti e all’elettorato deluso del M5S, ma che al tempo stesso rischia di frammentare ulteriormente il fronte d’opposizione. La prima verifica arriverà già con la campagna sul No alla separazione delle carriere: lì si misureranno radicamento territoriale, organizzazione e capacità di mobilitazione oltre la sfera social.
La sfida è duplice: costruire in pochi mesi una struttura credibile (programmi, liste, classe dirigente, presenza nei territori) e trasformare la retorica anti-sistema in proposta di governo su lavoro, ambiente, legalità e sovranità economica. Se riuscirà a consolidare un’area popolare e coerente, Di Battista potrà incidere sugli equilibri in vista del 2027; in caso contrario, resterà un’operazione identitaria destinata più a sottrarre voti che a cambiare i rapporti di forza.



















