ULTIMO MINUTO – Arriva l’indagine shock Governo Meloni – L’hanno fatta grossa? Ecco cosa è accaduto

Il provvedimento del Tribunale dei Ministri: archiviazione per Meloni, ma l’indagine prosegue

Giorgia Meloni ha annunciato con un post su Instagram, pubblicato nel tardo pomeriggio del 4 agosto, di aver ricevuto la notifica del provvedimento del Tribunale dei Ministri sul caso Almasri. Dopo oltre sei mesi dall’avvio dell’inchiesta – ben oltre i tre mesi previsti dalla legge – e dopo fughe di notizie giudicate dalla premier “ingiustificabili”, è stata archiviata la sua posizione.

Secondo quanto riportato da Meloni, nel decreto si sostiene che la premier “non sia stata preventivamente informata e (non) abbia condiviso la decisione assunta”, e che dunque non avrebbe rafforzato “il programma criminoso”. Ma mentre per la Presidente del Consiglio si chiude la procedura, il Tribunale dei Ministri si appresta a chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di tre figure di primo piano del Governo: il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e il Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, delegato all’intelligence.

Cos’è successo nel caso Almasri: il rimpatrio contestato

Il caso Almasri esplose nel dicembre 2023 e riguarda il rimpatrio forzato di Iman Almasri, 27enne siriana, madre di due figli e moglie di un oppositore politico tunisino rifugiato in Italia. La donna aveva chiesto asilo politico, ma è stata rimpatriata in Tunisia in tempi rapidissimi, senza che potesse ricorrere in tempo utile alla giustizia ordinaria.

Secondo diverse ONG e associazioni per i diritti umani, si è trattato di una espulsione illegittima che avrebbe violato le convenzioni internazionali, come quella di Ginevra, ed esposto la donna a seri rischi di persecuzione. Il rimpatrio ha sollevato il sospetto di una scelta politicamente motivata, tesa a preservare i rapporti diplomatici con il governo tunisino.

Ne è nata un’indagine che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Meloni, Piantedosi, Nordio e Mantovano, con l’ipotesi di un’azione concertata e illegittima. Il Tribunale dei Ministri ha valutato se ci fosse un “programma criminoso” e chi ne fosse parte attiva o meno.

Meloni: “Tesi assurda, tutto è stato condiviso”

Nel suo messaggio social, la premier ha respinto con forza la versione dei giudici, definendo “palesemente assurdo” pensare che tre delle figure istituzionali più rilevanti del suo governo abbiano agito autonomamente in una vicenda tanto delicata:

> “Si sostiene che due autorevoli Ministri e il Sottosegretario da me delegato all’intelligence abbiano agito su una vicenda così seria senza aver condiviso con me le decisioni assunte. È una tesi palesemente assurda.”

 

Meloni rivendica che il suo Governo agisce in modo collegiale, sotto una guida unica, e che “ogni scelta, soprattutto così importante, è concordata”.

“Assurdo che vadano a giudizio loro e non io”

Uno dei passaggi più rilevanti della dichiarazione della Presidente del Consiglio riguarda l’inversione logica del procedimento: “È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro”.

Con questa frase, Meloni respinge implicitamente la lettura dei giudici, secondo cui lei sarebbe stata esclusa dalle scelte operative. Al contrario, rivendica di averne fatto parte pienamente, assumendosene la responsabilità politica.

Difesa dell’operato dell’Esecutivo: “La nostra bussola è la sicurezza degli italiani”

In chiusura, Meloni ha ribadito la correttezza dell’intero Esecutivo: “Ha avuto come sola bussola la tutela della sicurezza degli italiani”. La Presidente rivendica di aver affermato questa posizione già al momento dell’iscrizione nel registro degli indagati, e di volerla ribadire anche in Parlamento.

Con tono fermo, ha dichiarato che sarà presente accanto a Piantedosi, Nordio e Mantovano nel momento in cui il Parlamento sarà chiamato a votare sull’autorizzazione a procedere nei loro confronti.

Il caso Almasri: una vicenda giudiziaria che scuote il Governo

Il caso in oggetto riguarda le modalità con cui è stato gestito il rimpatrio di una cittadina straniera, per cui si ipotizza una violazione dei diritti fondamentali e un possibile abuso di potere da parte delle istituzioni italiane. L’inchiesta aveva già suscitato clamore mediatico nei mesi scorsi, soprattutto per le fughe di notizie e per il ritardo nei tempi di indagine, ben oltre i tre mesi previsti dalla legge.

Oggi la vicenda assume nuovi contorni politici e istituzionali, con tre figure chiave del Governo potenzialmente sottoposte a processo e con la Premier che rilancia: “Questo è un Governo che agisce sotto la mia guida. Ogni scelta è condivisa”.

Prossimi sviluppi

Il Parlamento sarà ora chiamato a esprimersi sull’eventuale autorizzazione a procedere nei confronti di Piantedosi, Nordio e Mantovano. Il dibattito si annuncia acceso, sia all’interno delle istituzioni che nel panorama politico e mediatico. Nel frattempo, Giorgia Meloni sceglie la linea della compattezza e del sostegno ai suoi ministri: una posizione che potrebbe rafforzare l’unità dell’Esecutivo o, al contrario, esporlo a nuove pressioni politiche e giudiziarie.

Prospettive e implicazioni politiche

Con l’archiviazione per Meloni e il probabile proseguimento dell’iter giudiziario per Piantedosi, Nordio e Mantovano, il caso Almasri si trasforma in una mina istituzionale e politica. In gioco non c’è solo la tenuta dell’Esecutivo, ma anche il delicato equilibrio tra potere politico, giustizia e diritti fondamentali.

L’opposizione si prepara a sollevare il caso in aula, mentre il Governo si compatta nella difesa dei suoi membri. La partita ora si sposta in Parlamento: sarà quest’ultimo a decidere se autorizzare il procedimento contro tre pilastri dell’attuale maggioranza. Ma intanto, Giorgia Meloni rilancia la sfida e rivendica il pieno controllo e la responsabilità dell’azione di governo.

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Il caso Almasri non è solo un dossier giudiziario: è il punto di incrocio tra potere politico, responsabilità istituzionale e garanzie dello Stato di diritto. L’archiviazione per Giorgia Meloni, accompagnata però dalla richiesta di procedere contro tre membri chiave del suo Governo, apre un fronte delicato e inedito. La premier sceglie di difendere compatta la squadra, mettendo in discussione la logica stessa del provvedimento e reclamando per sé l’onere della leadership. Ma ora la parola passa al Parlamento, chiamato a esprimersi su un passaggio che potrebbe ridisegnare, anche simbolicamente, i confini tra giustizia e politica.

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