ULTIMO MINUTO – Attacco all’Iran, arrivano le dichiarazioni del Governo, ma il M5S insorge…

Roma, 22 giugno 2025 – ore 13:30 – È emergenza diplomatica e politica dopo il devastante attacco notturno condotto dagli Stati Uniti contro i principali siti nucleari iraniani, con il supporto operativo di Israele. In Italia, il governo ha immediatamente convocato un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi con i ministri competenti, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i vertici dei servizi segreti.

Al termine della riunione, Palazzo Chigi ha diffuso una nota ufficiale:

> “L’Italia continuerà a impegnarsi per favorire il ritorno al tavolo negoziale, evitando ogni forma di escalation. Non è partito alcun aereo da basi italiane, né è pervenuta alcuna richiesta operativa da parte statunitense prima del raid.”

 

Tajani: “Nessun coinvolgimento, agiamo per la sicurezza degli italiani”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l’impegno dell’Italia per la de-escalation:

> “Non c’è stata nessuna partecipazione italiana all’attacco. Stiamo lavorando per garantire la sicurezza dei nostri connazionali nella regione, con voli in partenza già oggi da Sharm el Sheikh per far rientrare cittadini italiani da Israele. Altri saranno organizzati da Teheran.”

 

Tajani ha inoltre dichiarato che lunedì si terrà una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri UE a Bruxelles, durante la quale incontrerà anche il direttore generale dell’AIEA per una valutazione sui rischi nucleari.

> “Siamo molto preoccupati. Questo attacco può aprire scenari di conflitto gravissimi in tutta l’area.”

Crosetto: “Cambia lo scenario in Medio Oriente”

Per il ministro della Difesa Guido Crosetto, quanto avvenuto rappresenta una vera svolta geopolitica:

> “Il bombardamento americano cambia completamente lo scenario. Ci attendiamo una reazione iraniana dura, anche contro obiettivi americani. Israele non aveva i mezzi per colpire il sito di Fordow: per questo sono intervenuti i bombardieri USA, in grado di penetrare le difese sotterranee più profonde.”

 

Crosetto ha aggiunto che da giorni il ministero monitorava spostamenti sospetti dell’aeronautica americana nella regione:

> “Avevamo la sensazione che qualcosa stesse per accadere. La crisi è solo all’inizio.”

Il M5S attacca: “Trump e Netanyahu ci portano nel baratro, Meloni rifiuti ogni coinvolgimento”

Durissima la reazione del Movimento 5 Stelle, che già nelle ore precedenti aveva condannato il raid, denunciando la deriva militarista dell’amministrazione Trump e le complicità dell’esecutivo italiano. In una nota congiunta, i presidenti delle Commissioni Esteri Francesco Silvestri (Camera) e Bruno Marton (Senato) hanno affermato:

> “Trump ha fallito la promessa di tenere l’America lontana dai conflitti. Ora segue i piani criminali del genocida Netanyahu, mettendo a rischio la stabilità mondiale. L’Italia non deve avere alcun ruolo in questa follia bellica.”

Il M5S chiede a Meloni una rottura netta con la sudditanza atlantica:

> “È il momento di difendere gli interessi italiani e rifiutare coinvolgimenti diretti. Le cosiddette ‘guerre preventive’ hanno solo portato morte, instabilità e terrorismo. Non possiamo ripetere gli errori dell’Iraq o della Libia.”

 

Conte: “La pace non si costruisce con i bombardieri”

Dal corteo pacifista a Roma, ieri, anche il leader M5S Giuseppe Conte aveva lanciato un appello contro il riarmo e la logica dell’escalation militare:

> “Serve una diplomazia coraggiosa, non l’adesione passiva a piani di guerra che ci spingono nel baratro. No al genocidio a Gaza, no all’aggressione in Iran. Non possiamo restare spettatori complici.”

La posizione italiana: ambiguità o equilibrio?

Il governo Meloni, nel tentativo di evitare tensioni con Washington, ribadisce la non partecipazione militare ma non prende posizione netta contro l’attacco. Una scelta che non soddisfa l’opposizione, che parla di ambiguità pericolosa.

Nel frattempo, la diplomazia italiana si muove per evacuare i connazionali, ridurre l’impatto economico della crisi e contenere il rischio di un conflitto su scala regionale. Il vero banco di prova sarà lunedì a Bruxelles, dove si capirà se l’Europa avrà una voce autonoma o resterà silente.

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Lo scenario si complica di ora in ora. L’Italia cammina sul filo: restare neutrale senza opporsi apertamente, oppure dire chiaramente da che parte sta. Il tempo per decidere sta per scadere.

Conclusione: il bivio dell’Italia tra fedeltà atlantica e responsabilità storica

Mentre il Medio Oriente si avvicina a un punto di non ritorno, anche l’Italia si trova dinanzi a una scelta cruciale. La linea della neutralità operativa adottata da Palazzo Chigi, seppur comprensibile sul piano diplomatico, rischia di apparire insufficiente in un momento in cui il silenzio può essere interpretato come complicità. L’escalation avviata da Washington e Tel Aviv rappresenta un salto qualitativo nel conflitto globale, e l’Italia – come membro dell’UE e della NATO – non può più permettersi ambiguità.

La richiesta di una de-escalation, le operazioni di evacuazione e gli appelli al negoziato sono passi necessari, ma non bastano. Lunedì, a Bruxelles, si capirà se Roma intende esercitare un ruolo politico autonomo oppure restare schiacciata tra le alleanze storiche e le contraddizioni presenti. In gioco non c’è solo la sicurezza nazionale, ma la credibilità internazionale di un Paese che ha sempre rivendicato la centralità del diritto e della pace. È tempo di scegliere, prima che sia troppo tardi.

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