Il conflitto in Medio Oriente continua a estendersi e a toccare sempre più direttamente anche le missioni militari occidentali. Nelle ultime ore un nuovo episodio ha riportato l’attenzione sulla sicurezza dei contingenti italiani nella regione: un drone ha colpito la base di Ali Al Salem, in Kuwait, struttura che ospita personale e mezzi statunitensi e italiani. L’attacco ha distrutto un velivolo a pilotaggio remoto della task force aerea italiana, ma fortunatamente non si registrano feriti tra i militari presenti nella base.
La notizia ha immediatamente sollevato interrogativi sulla sicurezza delle missioni italiane in Medio Oriente, proprio mentre il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha però voluto rassicurare: l’Italia non cambierà la propria linea e le operazioni militari continueranno.
L’attacco con drone alla base di Ali Al Salem
L’episodio si è verificato domenica 15 marzo, quando un drone ha colpito un capannone all’interno della base di Ali Al Salem, una delle principali installazioni militari del Kuwait utilizzate dalle forze occidentali.
All’interno della struttura si trovava un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, che è stato completamente distrutto nell’impatto. L’attacco non ha coinvolto direttamente il personale militare perché, al momento dell’esplosione, i soldati si trovavano già al riparo nelle strutture di sicurezza.
La conferma ufficiale dell’accaduto è arrivata dal capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, che ha spiegato di aver immediatamente contattato il comandante italiano presente nella base per verificare la situazione.
“Ho immediatamente sentito il colonnello Mangini per sincerarmi delle condizioni del personale italiano presente nella base”, ha scritto Portolano sui social. “Al momento dell’attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto”.
Il generale ha aggiunto di aver informato subito il ministro della Difesa Guido Crosetto, con il quale è stato avviato un monitoraggio continuo della situazione dei militari italiani nella regione.
Tajani: “Non ci facciamo intimidire”
A intervenire sulla vicenda è stato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato dell’attacco durante la trasmissione “Tg4 Diario della domenica”.
Il ministro ha spiegato che la base colpita non è nuova a episodi simili. “Era una base che è stata attaccata già più volte, infatti il personale era stato ridotto”, ha chiarito. L’ultimo attacco ha colpito “un grande drone italiano”, ma senza conseguenze per i militari presenti.
Tajani ha poi inserito l’episodio nel quadro più ampio della guerra in corso. Secondo il ministro, il Kuwait è diventato uno degli obiettivi militari dell’Iran soprattutto a causa della presenza di basi americane sul territorio.
“Il Kuwait è un obiettivo militare dell’Iran per la presenza delle basi statunitensi, come avviene anche nel Kurdistan iracheno”, ha spiegato.
Nonostante la tensione crescente, il titolare della Farnesina ha voluto lanciare un messaggio chiaro: l’Italia non arretrerà.
“Non ci facciamo intimorire”, ha dichiarato Tajani. “Le missioni italiane continuano”.
Quattro attacchi contro le basi con militari italiani
Quello di Ali Al Salem non è un episodio isolato. Secondo il bilancio diffuso dalle autorità militari italiane, si tratta del quarto attacco subito dalle basi con presenza italiana tra Kuwait e Iraq dall’inizio dell’escalation.
Il primo episodio risale alla notte tra l’1 e il 2 marzo, quando un attacco iraniano provocò danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche e operative.
Il secondo attacco avvenne invece tra il 5 e il 6 marzo, quando furono colpiti rifornimenti di carburante, causando un vasto incendio all’interno della base.
In quell’occasione due caccia italiani F2000 furono colpiti da schegge: uno dei due velivoli risultava già inefficiente da settimane.
L’11 marzo un altro episodio si verificò alla base di Camp Singara, a Erbil, nel Kurdistan iracheno. In quel caso un drone Shahed iraniano distrusse un autocarro utilizzato per il trasporto di materiale logistico.
L’attacco più recente è quello che ha colpito il capannone di Ali Al Salem, dove si trovava il drone della Task Force Air italiana.
Nonostante i danni materiali, in tutti questi episodi i militari italiani sono rimasti illesi, grazie anche alle procedure di sicurezza che prevedono il riparo immediato nei bunker durante gli attacchi.
La strategia dell’Iran contro le basi occidentali
Gli attacchi contro basi con presenza occidentale rientrano nella strategia di pressione che l’Iran e le milizie a esso collegate stanno portando avanti nella regione.
Le installazioni militari che ospitano truppe americane e alleate rappresentano infatti obiettivi simbolici e strategici per dimostrare la capacità di risposta di Teheran.
Negli ultimi giorni missili e droni hanno colpito diversi punti del Medio Oriente, dal Kurdistan iracheno fino al Golfo Persico, mentre gli Stati Uniti e Israele continuano a bombardare obiettivi militari iraniani.
Questo quadro rende inevitabile il coinvolgimento indiretto di altri Paesi presenti nella regione, tra cui l’Italia.
La presenza militare italiana nel Golfo
L’Italia mantiene una presenza militare significativa tra Kuwait, Iraq e altre aree del Medio Oriente, soprattutto nell’ambito delle missioni internazionali di stabilizzazione e cooperazione.
Le basi coinvolte ospitano reparti dell’Aeronautica militare, personale logistico e unità di supporto che operano spesso in coordinamento con le forze statunitensi e con la coalizione internazionale.
Negli ultimi giorni, proprio a causa dell’aumento della tensione, alcune unità italiane sono state ridislocate o temporaneamente ridotte, come ha ricordato lo stesso Tajani parlando del Kurdistan iracheno, dove una parte del contingente è stata spostata in Turchia.
Si tratta di misure preventive che mirano a ridurre l’esposizione del personale senza interrompere completamente le missioni.
Il rischio di escalation regionale
L’attacco alla base in Kuwait si inserisce in un contesto sempre più instabile. La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti sta coinvolgendo indirettamente molti Paesi della regione e minaccia di trasformarsi in un conflitto su scala ancora più ampia.
Le basi militari occidentali sono diventate uno degli obiettivi principali delle rappresaglie iraniane, proprio perché rappresentano la presenza militare degli alleati di Washington.
Per questo motivo ogni attacco contro installazioni con truppe europee o americane viene osservato con grande attenzione dalle cancellerie occidentali.
La linea del governo italiano
Nonostante la tensione crescente, il governo italiano ha ribadito la propria linea: continuare le missioni internazionali e garantire al tempo stesso la massima sicurezza per i militari impegnati all’estero.
Le autorità italiane stanno monitorando costantemente la situazione attraverso il coordinamento tra Ministero della Difesa, Farnesina e Stato Maggiore, pronti a intervenire nel caso in cui il quadro militare dovesse peggiorare.
Per ora il messaggio che arriva da Roma è chiaro: l’Italia non intende ritirarsi né modificare il proprio impegno, pur mantenendo alta l’attenzione sulla sicurezza dei contingenti.
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Un segnale della guerra che si allarga
L’attacco con drone alla base di Ali Al Salem rappresenta l’ennesimo segnale di quanto il conflitto mediorientale stia ormai travalicando i confini tradizionali dello scontro tra Iran e Israele.
Quando a essere colpite sono installazioni militari che ospitano contingenti di diversi Paesi, il rischio è che la guerra coinvolga progressivamente un numero sempre maggiore di attori.
Per ora, nel caso della base in Kuwait, il bilancio resta limitato ai danni materiali. Ma l’episodio conferma che la tensione nella regione resta altissima e che le missioni militari occidentali continuano a muoversi in un contesto sempre più fragile e imprevedibile.




















