Modugno (Bari), 5 novembre 2025 —
Un nuovo terremoto politico scuote la Puglia a pochi mesi dalle elezioni regionali.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha disposto sei arresti nell’ambito di un’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso, estorsione e detenzione illegale di armi.
Tra i destinatari delle misure cautelari c’è Antonio Lopez, assessore comunale alle attività produttive di Modugno e candidato alle regionali con Forza Italia.
Nell’inchiesta risultano indagate altre cinque persone, tra cui il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia. Al centro dell’indagine, un presunto patto elettorale tra rappresentanti politici locali e il clan Parisi, storica organizzazione mafiosa attiva nel barese.
Preferenze “a 50 euro” e promesse di assunzioni
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura Antimafia di Bari, l’accordo tra politica e criminalità avrebbe avuto come perno le elezioni comunali del 2020.
In quella tornata elettorale, Antonio Lopez — allora candidato consigliere — avrebbe acquistato pacchetti di voti dagli uomini del clan Parisi, in particolare da Michele Parisi, fratello del noto boss Savinuccio Parisi (recentemente deceduto).
Il meccanismo, descritto dagli inquirenti come “una rete sistematica di voto di scambio”, prevedeva:
denaro in cambio di preferenze (con una tariffa di circa 50 euro a voto o anche meno);
assunzioni di affiliati e loro familiari presso una società partecipata del Comune di Modugno;
pressioni su imprenditori locali per consolidare il consenso politico del gruppo di Lopez.
In cambio del sostegno elettorale, il clan avrebbe ottenuto posti di lavoro e favori amministrativi, utilizzando le relazioni con l’assessore per piazzare uomini di fiducia all’interno delle strutture comunali.
L’accordo con il clan Parisi
Gli investigatori del Servizio Centrale I.C.O. di Roma, che hanno supportato la Guardia di Finanza nel blitz, hanno ricostruito una fitta rete di incontri e contatti tra il gruppo politico e gli emissari del clan Parisi.
Secondo la ricostruzione della DDA, Lopez avrebbe promesso ai Parisi “l’assunzione di un affiliato” in cambio del loro sostegno elettorale, promessa poi effettivamente mantenuta dopo la sua elezione a consigliere comunale.
Le intercettazioni e le testimonianze raccolte dagli inquirenti indicano che l’assessore avrebbe chiesto al clan di “procacciare voti” anche per il candidato sindaco Bonasia, che poi vinse la tornata elettorale.
Nuovi sviluppi: il “summit” per le europee 2024
L’inchiesta non si ferma però al 2020.
Secondo la DDA, ci sarebbe stato anche un summit tra esponenti politici e affiliati ai clan in vista delle elezioni europee del 2024, con l’obiettivo di confermare l’alleanza criminale e offrire pacchetti di voti a candidati nazionali.
Gli europarlamentari eletti grazie a quei voti — sottolineano i magistrati — non sarebbero a conoscenza degli accordi illeciti e risultano estranei ai fatti. Tuttavia, gli investigatori ritengono che la criminalità organizzata abbia tentato di introdursi nei circuiti politici anche a livello sovraregionale, “per rafforzare la propria influenza e garantirsi canali istituzionali”.
L’altro fronte: le estorsioni e le armi
Parallelamente al filone politico, l’inchiesta ha fatto emergere una serie di episodi di estorsione nel settore agricolo tra le province di Bari e Foggia.
Un imprenditore foggiano, operante nella commercializzazione di prodotti agricoli, si sarebbe rivolto al clan Parisi per recuperare crediti non pagati da altri operatori del settore.
Il metodo era brutale: secondo gli inquirenti, gli emissari del clan minacciavano di “tagliare i raccolti” a chi non avesse onorato i debiti.
In cambio dell’intervento, l’imprenditore avrebbe promesso metà delle somme recuperate agli uomini del clan.
Le indagini hanno inoltre documentato la detenzione illegale di armi comuni da sparo da parte di alcuni indagati, tra cui l’imprenditore stesso e due pregiudicati legati alla criminalità organizzata.
Le accuse: scambio politico-mafioso ed estorsione
Il quadro accusatorio, delineato dalla Procura Antimafia di Bari, è pesantissimo.
Le contestazioni principali riguardano:
scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.);
estorsione aggravata dal metodo mafioso;
detenzione e porto illegale di armi;
promesse di utilità e vantaggi in cambio di sostegno elettorale.
Gli arrestati si trovano ora in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip.
Indagato il sindaco di Modugno
Tra gli indagati figura anche Nicola Bonasia, sindaco di Modugno in carica.
Secondo gli inquirenti, Bonasia sarebbe stato a conoscenza dei contatti tra Lopez e gli ambienti criminali e avrebbe beneficiato indirettamente del sostegno elettorale del clan, seppur non risultando destinatario di misura cautelare.
La sua posizione è tuttora al vaglio della Procura, che non esclude ulteriori sviluppi investigativi nei prossimi giorni.
L’amministrazione comunale, intanto, si trova in una situazione di profondo imbarazzo politico, anche perché Lopez figura tra i candidati di Forza Italia alle prossime elezioni regionali.
La reazione politica: silenzio nel centrodestra, dure parole dall’opposizione
Dopo la notizia dell’arresto, nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata da Forza Italia Puglia, ma nelle ultime ore il coordinamento regionale starebbe valutando la sospensione del candidato in attesa degli sviluppi giudiziari.
Durissima invece la reazione delle opposizioni.
La segretaria regionale del Partito Democratico, Grazia Di Bari, ha commentato:
“Questa vicenda conferma che in Puglia la criminalità organizzata tenta ancora di condizionare la politica. Serve una risposta ferma, trasparente e immediata.”
Anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Marco Pellegrini, ha chiesto che “Forza Italia ritiri immediatamente la candidatura di Lopez” e che “il Comune di Modugno si costituisca parte civile nel processo”.
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Conclusione: la Puglia tra consenso e ombre mafiose
L’inchiesta della DDA di Bari getta una nuova ombra sulla politica pugliese, proprio mentre la campagna elettorale per le regionali entra nel vivo.
Il caso di Modugno mostra come il voto di scambio con i clan resti una piaga ancora viva, capace di infiltrarsi anche nei livelli locali della democrazia.
Mentre la magistratura porta avanti l’indagine, la vicenda riaccende il dibattito su legalità, trasparenza e controllo dei partiti sulle candidature, in una regione dove il consenso elettorale — come dimostrano i fatti — può ancora passare dalle mani della criminalità organizzata.



















