Ultimo minuto – Caos alla camera sul Riarm? Pd tradisce Conte? E la Lega si smentisce? – Ecco che è successo

La giornata politica alla Camera è stata segnata da un durissimo confronto sulle mozioni relative all’aumento delle spese militari, tema che sta dividendo i partiti e che rischia di avere ripercussioni profonde sugli equilibri di maggioranza e opposizione.

Da un lato, M5S e Avs hanno ribadito la loro contrarietà al raggiungimento del 5% di spesa per la difesa entro il 2035, come da accordi NATO. Dall’altro, il Partito Democratico ha scelto una linea più sfumata: sì alla propria mozione, astensione su quelle di M5S e Avs, e voto contrario al testo di Azione. Una posizione che, inevitabilmente, ha aperto nuove polemiche nel campo progressista.

Il Pd si astiene sulle mozioni di M5S e Avs: rottura con Conte?

Secondo quanto riportato da LaPresse, la linea ufficiale del Pd prevede il sostegno soltanto alla propria mozione, che non mette in discussione gli accordi NATO ma chiede maggiore chiarezza sul piano di spesa. La decisione di astenersi sui testi di M5S e Avs è stata interpretata come un tradimento nei confronti di Giuseppe Conte, che da settimane denuncia i rischi di una corsa al riarmo a scapito del welfare e della coesione sociale.

Per il leader pentastellato, infatti, destinare miliardi alle armi significa sottrarli a scuola, sanità e sostegno alle famiglie. Una visione che aveva trovato sintonia con Avs, ma che ora rischia di vedere il Pd allontanarsi dall’asse progressista su un tema cruciale.

Molinari (Lega): “No al pacifismo di facciata, restiamo saldamente atlantisti”

Dall’altra parte dello schieramento politico, il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha parlato senza mezzi termini a Radio 24:

“Assolutamente no, non voteremo le mozioni di Avs e M5S. Chiedono di rompere gli accordi presi tra i Paesi Nato e noi non siamo mai stati contrari a questo patto. Noi vogliamo restare saldamente legati all’Alleanza Atlantica. Fa sorridere che i 5 Stelle presentino questa proposta: quando Conte era presidente del Consiglio aveva accettato e sottoscritto tutti gli accordi sugli aumenti di spesa.”

Un intervento che mette in luce la contraddizione interna al dibattito: Salvini si presenta spesso come “pacifista” davanti all’opinione pubblica, ma nei fatti la Lega conferma il pieno sostegno alle linee NATO e al riarmo. Per Molinari, la vera discussione riguarda solo la “declinazione” della spesa: più fondi anche per la sicurezza interna e l’assunzione di forze dell’ordine.

Un fronte progressista spaccato

Il voto alla Camera segna dunque una frattura evidente nel campo progressista. Mentre il M5S insiste su una posizione netta contro la corsa agli armamenti, e Avs rilancia sul disarmo e sulla riconversione delle risorse in politiche sociali, il Pd preferisce collocarsi su una linea intermedia, che rischia di indebolire l’idea di un fronte unito.

La domanda che serpeggia tra analisti e attivisti è semplice: può esistere un’alternativa credibile alla destra meloniana se, su un tema cruciale come il riarmo, i partiti del centrosinistra marciano divisi?

Le conseguenze sul quadro politico

La posizione della Lega, che smentisce il pacifismo di facciata del suo leader, e la scelta del Pd di differenziarsi da M5S e Avs, hanno due effetti immediati:

1. Rafforzano la maggioranza, che può contare sul sostegno atlantista di Salvini e Meloni;


2. Indeboliscono l’opposizione, frammentata e incapace di dare un messaggio unitario agli elettori.

 

Intanto, Conte continua a denunciare la “follia” di un’Italia che aumenta le spese militari mentre famiglie e imprese sono strozzate dall’inflazione e dai rincari energetici.

Il dibattito alla Camera sulle spese militari non è stato soltanto un passaggio parlamentare, ma uno specchio fedele delle tensioni che attraversano oggi la politica italiana. Da un lato, la maggioranza guidata da Giorgia Meloni può contare su un’inedita compattezza atlantista, rafforzata dal sostegno della Lega e di Forza Italia. Dall’altro, il campo progressista appare fragile e diviso: il Partito Democratico sceglie la prudenza, mentre Movimento 5 Stelle e Avs rivendicano una linea netta contro il riarmo.

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La frattura interna all’opposizione rischia di avere ripercussioni profonde. Se il centrosinistra non troverà una sintesi su un tema tanto sensibile come la politica estera e la spesa per la difesa, sarà difficile proporre agli elettori un’alternativa credibile alla destra meloniana. Intanto, Giuseppe Conte sembra il più determinato a cavalcare l’onda del malessere sociale, legando la battaglia contro il riarmo alla difesa di scuola, sanità e welfare.

Il confronto sulla spesa militare, dunque, va oltre le cifre e gli impegni con la NATO: diventa il terreno simbolico su cui si misurano la coesione della maggioranza e, soprattutto, la capacità dell’opposizione di trovare una voce comune. E al momento, la partita sembra giocarsi tutta su questo squilibrio.

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