– La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta del Tribunale dei ministri di autorizzare il processo nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, per la gestione del caso Osama al Najem, detto Almasri, ex capo della Polizia giudiziaria di Tripoli, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte penale internazionale.
Il caso Almasri: dal fermo a Torino al rimpatrio in Libia
Almasri era stato arrestato a Torino lo scorso 19 gennaio, ma appena due giorni dopo venne rimpatriato in Libia con un volo di Stato, nonostante pendesse su di lui un mandato di cattura internazionale. Una scelta che aveva suscitato immediate polemiche e attirato dure critiche dalla Corte penale internazionale, che accusò l’Italia di non aver “ottemperato ai propri obblighi”, impedendo così alla Corte stessa di esercitare le proprie funzioni.
La decisione della Giunta
Nella seduta di Montecitorio, i voti contrari all’autorizzazione a procedere sono stati 13, mentre i favorevoli soltanto 6. La posizione della premier Giorgia Meloni, inizialmente coinvolta nell’inchiesta, era già stata archiviata dal Tribunale dei ministri.
Secondo la ricostruzione, le ipotesi di reato contestate ai tre esponenti del governo andavano dall’omissione di atti d’ufficio al concorso in favoreggiamento, fino al peculato.
Ora la parola passa all’Aula della Camera, che si pronuncerà definitivamente il 9 ottobre, con la relazione affidata a Pietro Pittalis (Forza Italia).
Bonelli (AVS): “Salvacondotto politico a chi ha liberato un criminale”
Durissimo il commento di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra:
> “La decisione della Giunta dimostra che la casta difende l’indifendibile: non si vuole accertare la verità su chi ha liberato Almasri, assassino e stupratore, rimandandolo in Libia su un volo di Stato. Siamo di fronte a un salvacondotto politico. La maggioranza ha scelto di auto-assolversi, impedendo a un giudice terzo di valutare le responsabilità”.
Bonelli ha posto due interrogativi rimasti irrisolti:
perché Almasri non è stato consegnato alla Corte penale internazionale?
e perché in Parlamento sono state fornite versioni diverse e contraddittorie, tra omissioni e bugie?
“Il governo che dice di non essere ricattabile – ha aggiunto – è invece sotto il ricatto delle milizie libiche. L’Italia ha ceduto a pressioni esterne, stretto patti con chi traffica esseri umani e negato al Paese la verità”.
Prossimi sviluppi
Il voto dell’Aula del 9 ottobre sarà decisivo, ma l’esito appare già indirizzato a confermare la linea della Giunta. Tuttavia, il caso Almasri continua ad alimentare tensioni politiche e istituzionali, ponendo al centro il delicato rapporto tra interessi geopolitici, gestione dei migranti e rispetto degli obblighi internazionali.
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In definitiva, il “caso Almasri” non si chiude con il voto della Giunta: si sposta in Aula e, soprattutto, nell’opinione pubblica. La scelta di negare l’autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano – destinata verosimilmente a essere confermata il 9 ottobre – lascia irrisolte le domande centrali: perché l’Italia non ha dato corso al mandato della Corte penale internazionale e chi ha deciso, con quali motivazioni, il rimpatrio lampo in Libia. Il punto non è solo politico ma istituzionale: trasparenza, rispetto degli obblighi internazionali e coerenza delle versioni riferite al Parlamento. Finché questi nodi non saranno sciolti, resterà l’ombra di un corto circuito tra ragion di Stato, gestione dei flussi migratori e stato di diritto—con il rischio di trasformare un passaggio tecnico sulle immunità in un precedente pesante sulla responsabilità del governo.



















