La decisione della Giunta per le immunità
La Giunta per le immunità del Senato ha approvato a maggioranza la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale in merito all’inchiesta della procura di Milano che coinvolge la ministra del Turismo Daniela Garnero Santanchè. L’indagine riguarda una presunta truffa ai danni dell’Inps, ma il nodo che ha spinto la maggioranza a muoversi non riguarda direttamente i fatti contestati: si contesta piuttosto l’acquisizione, da parte dei magistrati, di e-mail e registrazioni di conversazioni della ministra, senza aver prima chiesto l’autorizzazione al Senato.
Il passaggio successivo: la parola all’Aula
La proposta, formulata dalla relatrice Erika Stefani (Lega), sarà ora portata in Aula, dove dovrà essere votata definitivamente. Solo in quel caso il conflitto di attribuzione verrà formalmente sollevato davanti alla Consulta. L’obiettivo della maggioranza è chiaro: difendere la prerogativa parlamentare, sostenendo che la procura di Milano abbia violato le garanzie costituzionali che tutelano i membri delle Camere nell’esercizio delle loro funzioni.
Un paravento istituzionale
Dietro la formula tecnica del “conflitto di attribuzione” si cela, però, una realtà che molti osservatori hanno subito denunciato: ancora una volta il Parlamento si muove non per garantire trasparenza o chiarimenti davanti alla magistratura, ma per frapporre un ostacolo alle indagini. Invece di affrontare nel merito le accuse rivolte alla ministra Santanchè, si cerca di spostare il confronto sul terreno procedurale e istituzionale.
Il caso Santanchè
L’inchiesta milanese ruota intorno a una presunta truffa ai danni dell’Inps legata alla gestione di alcune società riconducibili a Santanchè. Secondo i magistrati, ci sarebbero stati indebiti accessi alla cassa integrazione Covid. Le intercettazioni e le e-mail della ministra sono state considerate rilevanti per ricostruire il quadro delle responsabilità, ma la difesa politica si concentra sulla presunta violazione delle garanzie parlamentari.
La casta che si autoprotegge
La decisione della Giunta per le immunità non è passata inosservata. Le opposizioni parlano già di un “nuovo scudo” a favore di un membro del governo, mentre l’opinione pubblica assiste all’ennesima dimostrazione di un Parlamento che difende se stesso e i propri esponenti invece di preoccuparsi della legalità e della trasparenza.
È il copione che si ripete: una “casta” che erige barriere istituzionali, trasformando una questione giudiziaria in un conflitto di poteri.
Un segnale politico preciso
Se l’Aula confermerà la scelta della Giunta, il messaggio politico sarà chiaro: il Senato si schiera non con la giustizia ma con la ministra, offrendo copertura politica a chi dovrebbe invece chiarire davanti ai magistrati la propria posizione. Una linea che rischia di minare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di rafforzare la percezione di un sistema che si protegge dall’interno.
Leggi anche

Gravissimo su Mattarella – Arriva la chiamata del Quirinale al Comitato Giustizia del Sì – L’hanno fatta grossa
Quando dal Quirinale arriva una telefonata, il messaggio è quasi sempre chiarissimo anche se non viene urlato. E questa volta
In conclusione, la vicenda Santanchè segna l’ennesimo scontro tra giustizia e politica, dove le prerogative parlamentari vengono brandite più come scudo che come garanzia democratica. La scelta della Giunta per le immunità, se confermata dall’Aula, rischia di trasformarsi in un messaggio devastante: l’istituzione si piega a difesa dei propri membri, a prescindere dalle accuse, alimentando la sfiducia dei cittadini e rafforzando l’idea di una “casta” autoreferenziale. In gioco non c’è solo il destino di una ministra, ma la credibilità stessa del Parlamento come luogo di trasparenza e responsabilità verso il Paese.



















