ULTIMO MINUTO – Caso Sigfrido Ranucci – Arriva il voto shock in Europa – Ecco com’è andato e cosa accadrà

Il Parlamento europeo porterà il caso Ranucci in aula.
L’emiciclo di Strasburgo discuterà domani dell’attentato esplosivo che ha colpito il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, in un dibattito dedicato alle intimidazioni contro la stampa e alla sicurezza dei giornalisti investigativi. La decisione è arrivata con 421 voti favorevoli, nessun contrario e 5 astenuti, dopo la richiesta avanzata dai gruppi della Sinistra europea e dei Socialisti e Democratici.

Si tratta di un gesto politico forte, che colloca la vicenda di Ranucci non solo nel contesto italiano, ma all’interno di un più ampio quadro europeo di allarme per la libertà di stampa. L’attentato, avvenuto a Roma nella serata di giovedì, ha suscitato una valanga di reazioni e mobilitazioni civiche, con appelli trasversali a difendere il diritto all’informazione indipendente.

La reazione in Italia: solidarietà e mobilitazione

A Roma, il Movimento 5 Stelle ha promosso per oggi pomeriggio una manifestazione in piazza Santi Apostoli a sostegno di Ranucci. L’iniziativa, inizialmente pensata come un momento politico, è rapidamente diventata una chiamata alla società civile: giornalisti, cittadini, intellettuali e rappresentanti del mondo dell’informazione hanno annunciato la loro adesione in difesa della libertà di stampa.

Tra le voci più attese, quella di Milena Gabanelli, storica fondatrice e conduttrice di Report, che pur non potendo essere presente fisicamente per impegni a Milano, interverrà in collegamento per portare la sua testimonianza e il suo sostegno al collega.

Gabanelli: “Politici solidali? Presto torneranno a querelare Report”

Intervistata dal Fatto Quotidiano, Gabanelli ha commentato con amarezza la solidarietà espressa in queste ore da molti esponenti politici, compresi alcuni che in passato non hanno esitato ad attaccare Report:

«I politici oggi si dicono solidali con Ranucci — ha dichiarato — ma presto torneranno a querelare Report».

Un richiamo diretto all’ipocrisia di una parte della classe dirigente, che difende la libertà di stampa solo a parole, salvo poi tentare di imbavagliare il giornalismo d’inchiesta attraverso cause e pressioni politiche.

La giornalista ha poi sottolineato come le intimidazioni e gli attacchi — non solo fisici ma anche verbali e giudiziari — stiano creando un clima di paura e isolamento per chi svolge inchieste scomode:

«Serve una protezione reale per chi indaga, non solo dichiarazioni di circostanza. La libertà di stampa non può essere difesa a giorni alterni».

Il significato politico del dibattito europeo

L’intervento del Parlamento europeo rappresenta una presa di posizione senza precedenti sul tema della libertà di informazione in Italia. Il dibattito di domani a Strasburgo metterà al centro la necessità di garantire tutela effettiva ai giornalisti d’inchiesta, colpiti da minacce e azioni criminali, e di contrastare il clima di delegittimazione che si è diffuso negli ultimi anni.

Fonti interne al Parlamento parlano di una sessione che non si limiterà a discutere del singolo caso, ma che potrebbe portare all’adozione di una risoluzione formale sulla protezione dei reporter europei.

Un caso simbolico per la libertà di stampa

L’attentato a Ranucci — un ordigno collocato sotto la sua auto — è diventato un simbolo della condizione in cui si trova oggi il giornalismo investigativo in Italia. Un mestiere sempre più esposto, tra querele temerarie, minacce e tentativi di censura politica.

Dalla redazione di Report, nel frattempo, arriva un messaggio chiaro: il programma non si fermerà. E la solidarietà, dalle piazze di Roma fino all’aula di Strasburgo, sembra indicare che la difesa del diritto di informare e di essere informati resta — ancora — una battaglia che riguarda tutti.

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In conclusione, l’approdo del “caso Ranucci” nell’aula di Strasburgo trasforma un fatto di cronaca in un test europeo sulla tenuta della libertà di stampa. La solidarietà di queste ore – come ammonisce Gabanelli – vale poco senza strumenti effettivi: protezioni per i giornalisti minacciati, contrasto alle querele temerarie, tempi certi nell’accertamento delle responsabilità. Il voto quasi unanime del Parlamento UE indica una soglia politica superata: non è più solo un affare italiano, ma un tema di democrazia e sicurezza per tutto il continente. Da qui si misurerà la credibilità delle istituzioni: non sulle dichiarazioni, ma sulle garanzie che sapranno rendere operative. Se a Strasburgo nascerà una risoluzione e a Roma seguiranno atti coerenti, l’attentato non avrà ottenuto il suo scopo; avrà invece prodotto il contrario: più tutela per chi indaga e, con essa, più diritto dei cittadini a essere informati.

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