La resa dei conti nel Movimento 5 Stelle è arrivata nel Consiglio nazionale di oggi: Chiara Appendino ha annunciato le dimissioni da vicepresidente. Nel suo intervento, l’ex sindaca di Torino ha ribadito le critiche alla linea politica del Movimento, già espresse nell’assemblea congiunta dei parlamentari: “serve rimetterci in discussione”, senza “schiacciarsi sul Pd”.
Chiara Appendino si è dimessa da vicepresidente del Movimento. Stando a quanto appreso dal Fatto, l’ex sindaca di Torino ha ufficializzato il passo indietro durante il Consiglio nazionale, iniziato questa mattina alle dieci. “E’ tempo di rimetterci tutti in discussione” ha in sostanza ribadito, per spiegare le ragioni del suo gesto.
Quasi in contemporanea, la contromossa del leader: Giuseppe Conte ha fissato per la prossima settimana la consultazione online sul secondo mandato da presidente (è l’unico candidato). La scelta ha anche un effetto organizzativo: con la rielezione, decadono gli attuali vice e la casella lasciata da Appendino verrà riassegnata nel rimpasto, riducendo l’impatto operativo dello strappo.
Le ragioni dello strappo
Il dissenso di Appendino è maturato negli ultimi giorni ed è legato soprattutto alla strategia delle alleanze. In assemblea, ha avvertito contro il “non schiacciarci sul Pd” e ha indicato come esempio la Toscana, dove non avrebbe sostenuto un’intesa a sostegno del governatore dem Eugenio Giani. Per Appendino, il M5S deve rilanciare temi identitari per parlare anche agli astenuti.
La posizione di Conte e il meccanismo del voto
Nei giorni scorsi Conte aveva provato a raffreddare il caso, ribadendo l’idea di un M5S autonomo che valuta le alleanze solo su programmi scritti e verificabili. Ora la verifica passa dagli iscritti, con una votazione via piattaforma che, in caso di conferma, porterà al rinnovo dei vice e delle deleghe.
Che cosa cambia adesso nel Movimento
Rimpasto ai vertici: con la rielezione del presidente, gli organismi dirigenti vengono rinnovati; la sostituzione di Appendino sarà parte del pacchetto.
Linea politica: il caso riapre il dibattito sulla collocazione del M5S e sulla tattica delle coalizioni a livello regionale e nazionale.
Base e partecipazione: il voto online rimette al centro gli iscritti, chiamati non solo a confermare il leader ma, di fatto, a validarne la strategia.
Il contesto: un Movimento in movimento
Il passaggio arriva dopo mesi di voti locali dall’esito altalenante e di confronto su lavoro, sanità, ambiente e diritti sociali. Sullo sfondo, il ruolo di figure come Roberto Fico nelle regionali e la necessità di coniugare identità movimentista e pragmatismo di coalizione.
Leggi anche

Arriva l’affondo di Ricciardi a Renzi e Toninelli – Ecco cosa ha detto in diretta – IL VIDEO
Un affondo su due fronti, in pieno stile “radiofonico” ma con un peso politico evidente: Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento
La mossa di Appendino non blocca il M5S, ma lo costringe a scegliere: confermare il profilo autonomo con temi propri e condizioni chiare sulle alleanze, oppure accettare una coabitazione strutturale col Pd. La riconferma di Conte potrà rimettere ordine agli assetti, ma non basterà a chiudere la faglia politica senza un’agenda misurabile su lavoro, sanità e ambiente e regole trasparenti per le intese territoriali. Per il Movimento, la vera domanda non è chi guida: è dove andare e con chi.



















