Arriva (forse) il confronto che la politica italiana rincorre da mesi, ma con una formula che spiazza tutti.
Giorgia Meloni, con un post sui social, dice di essere “pronta a confrontarmi con l’opposizione” ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia che si terrà a dicembre a Roma. Ma mette una condizione: niente duello uno contro uno con Elly Schlein, come chiesto dalla leader dem. Sul palco, secondo la premier, deve salire anche Giuseppe Conte.
Dietro questa mossa c’è la volontà di Meloni di non legittimare un’unica figura come capo dell’opposizione, proprio nel momento in cui le Regionali – specie in Campania – hanno mostrato un campo progressista in fermento e un Movimento 5 Stelle in crescita, deciso a rilanciare il proprio ruolo nazionale.
La sfida di Schlein: “Vengo ad Atreju solo se c’è il faccia a faccia”
Tutto parte dall’invito recapitato nei giorni scorsi dal partito di Meloni alla segretaria del Pd.
Per la prima volta, Elly Schlein si è detta disponibile a partecipare ad Atreju, ma ponendo una condizione molto chiara:
«Vengo solo se potrò avere un confronto diretto con la premier»
Una mossa che, nei piani del Nazareno, serve a ribadire l’idea di Schlein come leader naturale del campo largo e principale antagonista della presidente del Consiglio.
Fratelli d’Italia ha preso tempo, ricordando che alla festa sono invitati anche altri esponenti dell’opposizione. Poi è arrivata la risposta di Meloni, che accetta il principio del confronto ma ne cambia la geometria.
La mossa di Meloni: “Confronto sì, ma a tre”
Nel post rilanciato dalle agenzie, la premier spiega di aver letto che Schlein avrebbe “finalmente accettato l’invito”, ma solo in caso di dibattito diretto. Meloni rivendica il carattere di “casa aperta al dialogo” di Atreju e dice di essere pronta al confronto, ma aggiunge due motivi per cui Conte deve esserci:
1. Lealtà pregressa: Giuseppe Conte, ricorda, ad Atreju c’è già stato, anche da presidente del Consiglio, e lo ha fatto “senza imporre alcun vincolo”, accettando il format deciso dagli organizzatori.
2. Leader dell’opposizione ancora da definire: non spetta a lei, sostiene Meloni, stabilire chi sia il capo del fronte avversario. Finché il campo progressista non avrà scelto un’unica guida, la premier preferisce un “confronto unico con entrambi”.
Il messaggio politico è doppio: da una parte Meloni prova a non farsi incasellare in un duello personalizzato con Schlein, dall’altra evita di offrire al Pd l’investitura implicita di “primo partito dell’alternativa”, richiamando Conte sul palco e certificando così che il tema della leadership del campo largo resta aperto.
Conte tra Atreju e il “cantiere” per il dopo-Regionali
Intanto Giuseppe Conte, ospite di “Dritto e Rovescio” su Rete4, continua a leggere le recenti Regionali come un campanello d’allarme per Meloni, soprattutto dopo il successo di Roberto Fico in Campania.
«Direi di sì, le Regionali sono un allarme, in particolare in Campania. Il governo continua a dire che va tutto bene e questo fa arrabbiare ancora di più le persone»,
ha spiegato l’ex premier, citando caro spesa, caro energia e i dazi Usa che – a suo dire – stanno spingendo alcune multinazionali a lasciare l’Italia nonostante la narrativa della “pontiera” Meloni capace di dialogare con Washington.
Conte non si è sottratto neanche al tema della leadership del centrosinistra: ha ricordato di avere, secondo vari sondaggi, un vantaggio su Schlein come possibile candidato premier, ma ha ribadito di non voler fare politica “per una lusinga personale”. Per lui, conta “cambiare il Paese”, come sostiene fosse iniziato a fare con il Conte 2, e che sarebbe stato fermato dai “poteri forti” con il governo Draghi.
La risposta secca di Conte:
Nel frattempo ha rilanciato il progetto “Nova 2.0”, una sorta di costituente programmatica dal basso per costruire il programma M5S verso le politiche 2027, da portare poi al tavolo con le altre forze progressiste.
In questo quadro, un confronto pubblico ad Atreju con Meloni (ed eventualmente Schlein) sarebbe per Conte l’occasione perfetta per:
intestarsi la critica sociale al governo su salari, caro vita, welfare;
mostrarsi come leader di popolo davanti a una platea ostile;
non lasciare a Schlein il monopolio dell’“anti-Meloni” televisivo.
Tre sul palco, tre strategie diverse
Se il confronto a tre dovesse davvero andare in scena, sarebbe il primo vero “faccia a faccia” allargato fra i protagonisti del possibile 2027:
Meloni punta a mostrarsi come premier solida e istituzionale, padrona di casa ma non aggressiva, capace di tenere insieme il doppio registro: difesa del suo operato e apertura al dialogo. L’idea del triangolo le consente di spostare l’attenzione dalla contrapposizione secca governo–Pd al tema “chi guida davvero l’opposizione?”.
Schlein ha tutto l’interesse a insistere sul format “capo del governo vs capo dell’alternativa”, perché è lì che può consolidare la sua immagine di sfidante principale, dopo le Regionali vinte in Puglia e Veneto e il successo della coalizione in Campania. Ma il confronto a tre la costringerebbe a dividere la scena con Conte, proprio mentre nel campo largo si apre la discussione su candidature e programmi.
Conte vede nell’evento una doppia occasione: colpire Meloni sul fronte sociale ed economico e rimarcare il proprio peso nel campo progressista, ricordando che il trionfo campano di Fico porta anche la sua firma e che il M5S non è affatto disposto a fare da “spalla” al Pd.
In questo senso, la proposta di Meloni è una mossa abile: se Schlein rifiuta il confronto a tre, la premier potrà accusarla di voler scappare dalla discussione; se accetta, dovrà giocarsi la leadership dell’opposizione sul palco, davanti alle telecamere, insieme a Conte.
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Conclusione: Atreju diventa il termometro del 2027
La risposta di Giorgia Meloni alla “sfida” di Elly Schlein non chiude il caso, ma lo rende ancora più interessante.
Il confronto ad Atreju – se davvero vedrà insieme Meloni, Schlein e Conte – rischia di diventare molto più di un evento simbolico: sarebbe il primo test pubblico della futura campagna per le politiche 2027, con tutti i protagonisti seduti allo stesso tavolo.
Per la premier, è l’occasione per mostrare di non aver paura del contraddittorio e, allo stesso tempo, per mettere in difficoltà un’opposizione ancora divisa su leadership e linea politica.
Per Schlein e Conte, è il banco di prova per dimostrare non solo quanto siano efficaci contro il governo, ma anche quanto sappiano dialogare – o competere – fra loro senza frantumare il “campo largo” proprio nel momento in cui le Regionali hanno riaperto la partita nazionale.
Alla domanda “arriva il confronto?”, la risposta oggi è: sì, ma alle condizioni della premier.
Sta ora a Schlein e Conte decidere se accettare la sfida e trasformare il palco di Atreju da terreno di casa per la destra a ring aperto dove iniziare davvero il confronto sul futuro del Paese.



















