Roma, 29 settembre 2025 – Dopo la vittoria di Francesco Acquaroli nelle Marche, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha rilasciato una dichiarazione in cui prende atto del risultato elettorale e lancia un duro monito sullo stato della democrazia italiana.
“Il responso delle urne premia la continuità con la presidenza uscente di Acquaroli. Ai cittadini marchigiani abbiamo offerto una seria proposta alternativa per realizzare un cambiamento, ma dobbiamo prendere atto che questa proposta non ha convinto la maggioranza dei votanti”, ha affermato Conte.
Il nodo dell’astensione
Per l’ex presidente del Consiglio, uno degli elementi più preoccupanti non è soltanto la vittoria del centrodestra, ma il drastico calo dell’affluenza: “È un dato molto preoccupante che mina alle radici la qualità della nostra democrazia e deve farci tutti riflettere”, ha detto. Nelle Marche, infatti, la partecipazione è scesa sotto il 50%, un segnale di disillusione che riguarda soprattutto l’elettorato di centrosinistra e M5S.
Ringraziamenti a Ricci e alla comunità M5S
Conte ha voluto ringraziare Matteo Ricci, candidato del centrosinistra e sostenuto anche dal M5S: “Si è speso con grandissimo impegno per far conoscere questo nuovo progetto politico. Ringrazio anche gli elettori che ci hanno dato fiducia e la mia comunità, che ha affrontato con grande responsabilità un percorso faticoso”.
Un avversario da rispettare
Nelle sue parole non è mancato un passaggio dedicato al governatore rieletto: “Faccio gli auguri di buon lavoro a Francesco Acquaroli, nella speranza che in questo secondo mandato possa dare ai marchigiani una politica regionale all’altezza delle loro aspettative, nell’interesse comune”.
Un messaggio politico più ampio
Il discorso di Conte va oltre la sconfitta nelle Marche e si inserisce in una fase delicata per l’opposizione. Da un lato, il Movimento 5 Stelle continua a rivendicare la centralità dei propri temi – pace, giustizia sociale, difesa dei più deboli – dall’altro deve fare i conti con la difficoltà di mobilitare l’elettorato e con il rischio di restare percepito come forza marginale nelle competizioni locali.
Conte, però, non sembra intenzionato a ridimensionare il suo ruolo nello scenario politico nazionale. La sua dichiarazione conferma la volontà di restare al centro dell’opposizione e di rilanciare la sfida in vista delle prossime scadenze elettorali, con uno sguardo già rivolto alle politiche del 2027.
Cosa ha detto la Schlein (PD):
Elly Schlein commenta la sconfitta nelle Marche riconoscendo la difficoltà della sfida contro un centrodestra già al governo da cinque anni. Congratula Francesco Acquaroli per la rielezione e ringrazia Matteo Ricci per la campagna e il progetto costruito con le forze alleate, utile ora per l’opposizione in Regione. La segretaria Pd conferma la linea: andare avanti con la coalizione progressista e impegnarsi con determinazione nelle altre cinque regionali in programma fino a fine novembre.
Leggi anche

Manifestazione contro Nordio e Meloni su Referendum Giustizia – L’immagine shock
Roma torna a essere teatro di una protesta ad alta tensione politica e simbolica. In piazza, tra bandiere palestinesi, slogan
In conclusione, la nota di Conte fotografa con realismo la sconfitta nelle Marche e sposta l’attenzione sul vero campanello d’allarme: l’astensione sotto il 50%, che svuota la rappresentanza e colpisce soprattutto l’area progressista. C’è fair play istituzionale (gli auguri ad Acquaroli) ma anche un messaggio politico: il M5S non intende arretrare sul perimetro nazionale—pace, giustizia sociale, tutela dei più deboli—pur dovendo colmare due falle strutturali emerse nelle regionali: radicamento territoriale e capacità di mobilitazione. La sfida, ora, è trasformare la “seria proposta alternativa” in presenza organizzata, recuperare i delusi, e rendere l’alleanza con il centrosinistra credibile e competitiva oltre i vertici. Con lo sguardo al 2027, Conte rilancia il ruolo di perno dell’opposizione: o si riconquista l’elettorato che non vota più, oppure ogni somma di sigle resterà aritmetica senza esito politico.



















