ULTIMO MINUTO – Gravissimo contro il Presidente Sergio Mattarella – Arriva il Video shock

Un gesto plateale, consumato nell’aula del Parlamento di Teheran, riporta la tensione tra Iran ed Europa su un terreno altamente simbolico e, proprio per questo, potenzialmente esplosivo. Durante una seduta parlamentare, il deputato iraniano Mojtaba Zarei ha pronunciato parole durissime — “L’Europa è la patria del fascismo e del nazismo” — e subito dopo ha strappato una foto che ritraeva alcuni dei principali leader europei. Tra questi, secondo quanto riportato nel post che ha diffuso l’episodio, compariva anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Non si tratta di una semplice provocazione da aula: nel linguaggio della politica internazionale, la scelta di colpire un’immagine — e soprattutto di farlo in modo rituale, davanti alle telecamere e in un contesto istituzionale — è un messaggio. Ed è un messaggio che, inevitabilmente, finisce per coinvolgere anche l’Italia, perché Mattarella non è un leader “di parte”, ma la massima carica di garanzia della Repubblica.

Il gesto in Parlamento: le parole e lo strappo della foto

Secondo la ricostruzione riportata, Zarei avrebbe compiuto il gesto dopo aver sostenuto che l’immagine del leader supremo Ali Khamenei sarebbe stata insultata. Da qui la sua risposta: l’attacco verbale all’Europa, definita culla di fascismo e nazismo, e la decisione di strappare la foto che raffigurava una serie di figure istituzionali europee.

Nella fotografia — sempre secondo la descrizione diffusa — erano presenti:

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana

Emmanuel Macron, presidente francese

Friedrich Merz, cancelliere tedesco

Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo

Re Felipe di Spagna


È un elenco che rende l’episodio ancora più rilevante: non un singolo Paese, ma un pezzo intero della rappresentazione politica europea, messo nel mirino attraverso un’azione dimostrativa che mira a lasciare un segno.

Perché l’attacco a Mattarella pesa di più

Quando nel dibattito internazionale si alzano i toni, spesso il bersaglio sono governi, ministri, linee politiche. Qui, invece, la presenza di Mattarella nella foto rende lo strappo particolarmente sensibile, perché il Presidente della Repubblica, per definizione, incarna l’istituzione e la continuità dello Stato, non una maggioranza politica del momento.

In altre parole: colpire l’immagine di Mattarella dentro un gesto di condanna “all’Europa” significa trascinare nel conflitto simbolico anche il livello più alto e rappresentativo dell’Italia. Ed è proprio questo che può trasformare una provocazione interna iraniana in un caso diplomatico destinato a far discutere.

Il “gioco degli strappi”: la replica dopo il gesto in Europa

L’episodio non nasce nel vuoto. Nel post che lo racconta, viene ricordato che pochi giorni prima, al Parlamento europeo, l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri aveva strappato una foto di Khamenei.

Qui sta uno dei punti politici centrali: si crea una dinamica di azioni speculari, una sequenza di gesti simbolici che si rispondono a distanza. Il rischio, in questi casi, è che il confronto smetta di essere solo politico o diplomatico e diventi una gara di umiliazioni pubbliche: non si ragiona più su dossier e negoziati, ma su atti dimostrativi, “teatrali”, costruiti per consolidare consenso interno e produrre un impatto mediatico.

In questo schema, lo “strappo” diventa una lingua comune: facile da comprendere, immediata, aggressiva. E proprio per questo difficilmente controllabile.

Le parole più pesanti: “Europa patria del fascismo e del nazismo”

La frase attribuita al deputato iraniano è quella che più colpisce. Perché non è una critica politica alle scelte europee, ma un giudizio totale e radicale, che richiama il punto più buio della storia del continente per delegittimarlo in blocco.

Definire l’Europa “patria di fascismo e nazismo” significa scegliere un’accusa che, inevitabilmente, provoca una reazione emotiva e politica: in Europa, quel passato è memoria, ferita, identità. E quando un attacco del genere viene pronunciato in un Parlamento nazionale e accompagnato da un gesto ostentato, l’intenzione appare chiara: trasformare lo scontro in una contrapposizione “morale”, non solo geopolitica.

Cosa comunica davvero quel gesto

Al netto dei toni, il messaggio che passa è doppio:

1. Verso l’interno, in Iran, il gesto serve a mostrare fermezza: non subire, rispondere, reagire. È un modo per presentarsi come difensori dell’onore nazionale e della leadership religiosa del Paese, soprattutto quando si afferma che l’immagine di Khamenei sarebbe stata insultata.


2. Verso l’esterno, in Europa, lo strappo e la frase estrema segnalano che la relazione è entrata — o rischia di entrare — in una fase di maggiore asprezza simbolica. Non è un comunicato diplomatico, non è una nota formale: è un atto pensato per colpire.

 

Ed è proprio qui che l’Italia si trova indirettamente coinvolta: perché la presenza di Mattarella nella foto sposta il tiro dall’“Europa astratta” a un volto istituzionale preciso, riconoscibile.

Un episodio che rischia di alzare la temperatura diplomatica

Senza aggiungere elementi che non ci sono, una cosa è certa: episodi così, per come sono costruiti, non restano mai solo episodi. Perché entrano nel circuito mediatico, polarizzano, diventano materiale di propaganda e, soprattutto, irrigidiscono le posizioni.

Quando si passa a gesti di questo tipo, la diplomazia diventa più difficile: ogni parte sente di dover rispondere, chiarire, prendere posizione. E intanto lo spazio del dialogo si restringe, perché il confronto si carica di simboli che non ammettono sfumature.
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La sequenza “foto strappata in Europa” → “foto strappata in Iran” mostra una spirale tipica dei momenti di tensione: si abbandona il linguaggio della diplomazia e si entra in quello della provocazione permanente. In questo clima, basta un gesto per costruire un caso, e un caso per generare un altro gesto.

E l’elemento più delicato, dal punto di vista italiano, è che dentro questa spirale viene trascinato anche Sergio Mattarella, cioè la figura che rappresenta l’unità e la credibilità istituzionale del Paese.

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