ULTIMO MINUTO – L’esito shock della votazione su mozione m5s contro rapporto militare israele

Il contesto: il raid israeliano sulla chiesa cattolica a Gaza

Le votazioni sono avvenute poche ore dopo l’annuncio dell’ennesimo bombardamento israeliano su Gaza, che ha colpito la chiesa della Sacra Famiglia, l’unico luogo di culto cattolico della Striscia. Due i morti, diversi feriti, tra cui padre Gabriel Romanelli, parroco argentino da mesi impegnato nell’accoglienza dei bambini sfollati. L’attacco ha generato un’ondata di indignazione internazionale, con appelli alla tregua da parte del Vaticano e di numerose ONG.

Nonostante le condanne verbali arrivate da Palazzo Chigi – la premier Giorgia Meloni ha definito l’attacco “inaccettabile” – l’esecutivo ha mantenuto una linea di continuità sulla cooperazione militare con Israele, rifiutando ogni discontinuità sostanziale. E proprio questa discrepanza tra parole e atti ha fatto esplodere le tensioni in Parlamento.

Il memorandum Italia-Israele: cosa prevede e perché è sotto accusa

Il memorandum d’intesa tra Italia e Israele è un accordo firmato nel 2020, poi rinnovato nel 2022, che rafforza la cooperazione nel settore militare, industriale e tecnologico. Include scambi di tecnologie, formazione congiunta e, soprattutto, intese sull’esportazione e l’acquisto di armamenti. Negli ultimi mesi, più voci – da Amnesty International alla Rete italiana pace e disarmo – hanno chiesto di sospendere ogni accordo militare con Israele in seguito ai bombardamenti che hanno causato decine di migliaia di morti civili a Gaza.

Secondo le stime più recenti, sono oltre 60.000 le vittime palestinesi dall’inizio del conflitto, tra cui migliaia di bambini. La crescente pressione dell’opinione pubblica ha spinto alcune forze politiche a proporre una moratoria sugli accordi militari in corso. Ma la maggioranza ha tenuto il punto.

LA VOTAZIONE:
Giornata rovente alla Camera dei Deputati. Il 17 luglio 2025 l’Aula ha respinto con voto contrario la mozione unitaria presentata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra per chiedere la sospensione del memorandum d’intesa tra Italia e Israele in materia di cooperazione militare e difesa. La bocciatura del testo – avvenuta in un clima tesissimo – ha scatenato un’accesa bagarre tra i banchi dell’opposizione, con proteste vibranti e accuse di complicità verso il governo.

Respinta anche la mozione del gruppo misto, a firma di Riccardo Magi e Manfred Schullian, che chiedeva una revisione dell’export militare sulla base del rispetto del diritto internazionale. Passano invece, con il sostegno del governo, alcuni impegni riformulati contenuti nella mozione di Italia Viva, che non mettono in discussione il memorandum ma si limitano a un generico “monitoraggio” del rispetto del diritto umanitario da parte delle parti coinvolte nel conflitto in Medio Oriente.

Come si è votato: numeri e divisioni

La mozione PD-M5S-AVS è stata bocciata con il parere contrario del governo. A determinare l’esito anche l’astensione di parte del Terzo Polo, che si è sfilato dalla proposta più radicale. La mozione Magi-Schullian ha subito la stessa sorte.

Approvati invece alcuni punti della mozione di Italia Viva, su cui l’esecutivo ha dato parere favorevole previa riformulazione: un testo annacquato che, secondo molti deputati dell’opposizione, “non cambia nulla nella sostanza” e serve solo a “coprire politicamente” la continuità dell’asse con Tel Aviv.

Proteste in Aula: “Una vergogna nazionale”

Subito dopo il voto si è scatenata la bagarre in Aula. Deputati di opposizione hanno alzato cartelli con le scritte “60.000 morti non bastano?”, “Fermiamo il memorandum della vergogna” e “Noi non siamo complici”. Alcuni parlamentari hanno lasciato l’Aula in segno di protesta. Le parole più dure sono arrivate da diversi esponenti di M5S e AVS, ma anche da singoli deputati PD che hanno parlato di “pagina buia per la politica estera italiana”.

Il clima si è ulteriormente inasprito quando, mentre si ricordava il ferimento di padre Romanelli, alcuni deputati di maggioranza hanno minimizzato l’incidente come “effetto collaterale”, provocando nuove urla e inviti alla vergogna.

L’Italia resta ferma sull’alleanza con Israele

Il voto di oggi conferma la linea del governo Meloni: sostegno strategico a Israele, difesa delle relazioni bilaterali anche in ambito militare e rifiuto di ogni pressione parlamentare che punti a misure concrete. Le parole di condanna verso gli attacchi sui civili non si sono tradotte in atti, alimentando l’accusa di doppia morale da parte dell’opposizione.

Mentre cresce l’isolamento diplomatico di Israele e aumenta il numero delle vittime civili, l’Italia sembra scegliere la prudenza degli equilibri geopolitici a discapito di un’azione netta per i diritti umani. E nell’Aula della Camera, più che solidarietà o fermezza, è andata in scena l’ennesima frattura etica della politica italiana.

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Conclusione: tra realpolitik e crisi morale

Il voto di Montecitorio sul memorandum Italia-Israele ha sancito una scelta politica chiara: il governo Meloni preferisce mantenere intatta la cooperazione militare con Tel Aviv, anche a fronte di una crisi umanitaria che scuote le coscienze internazionali. In un’Aula spaccata e infiammata dalle proteste, le ragioni della diplomazia e degli equilibri strategici hanno prevalso su quelle dell’etica e del diritto internazionale.

Le condanne verbali ai bombardamenti su Gaza, compreso l’attacco a un luogo di culto cattolico, si sono rivelate parole vuote di fronte all’inerzia istituzionale. Nessuna sospensione, nessun atto concreto: solo un “monitoraggio” che, agli occhi di larga parte dell’opinione pubblica, suona come una presa in giro.

In un Parlamento chiamato a scegliere tra complicità e responsabilità, il governo ha optato per la continuità. Ma il prezzo di questa scelta non è solo politico: è un deficit di credibilità che rischia di pesare a lungo sull’immagine dell’Italia come Paese fondato sulla pace, i diritti e la dignità umana. E intanto, a Gaza, si continua a morire.

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