La battaglia sulla nuova legge elettorale esplode nell’Aula del Senato e si conclude con un passaggio decisivo: Palazzo Madama ha approvato lo Stabilicum con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Il provvedimento torna adesso alla Camera per l’approvazione definitiva.
Un voto arrivato al termine di un confronto durissimo tra maggioranza e opposizioni. Tra i protagonisti dello scontro il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini, che durante le dichiarazioni di voto ha definito la riforma una «legge truffa» e ha mostrato in Aula un fac-simile di scheda elettorale con la provocatoria scritta «Fratelli di casta». Un gesto che ha provocato l’immediato intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa e un acceso botta e risposta.
Lo Stabilicum passa al Senato: 113 sì, 71 no e 2 astenuti
Il voto di Palazzo Madama segna dunque uno degli ultimi passaggi parlamentari della riforma. I sì sono stati 113, i contrari 71 e gli astenuti 2. Con l’approvazione del Senato, il testo torna ora a Montecitorio per l’ultimo via libera.
La maggioranza supera quindi la prova dell’Aula, ma la legge arriva al passaggio conclusivo accompagnata da una fortissima contestazione politica. Le opposizioni denunciano diversi aspetti del nuovo sistema: dai capilista bloccati alle modalità con cui funzioneranno le preferenze, fino alle nuove regole per la raccolta delle firme necessarie alle formazioni che non dispongono già di una rappresentanza parlamentare.
Il voto, dunque, non chiude lo scontro. Al contrario, prepara l’ultimo confronto alla Camera.
Pirondini all’attacco: «Vogliono imbullonarsi ancora di più alla poltrona»
Prima del voto, il capogruppo M5S ha pronunciato un intervento durissimo.
«Il Parlamento è paralizzato per parlare di legge elettorale perché la maggioranza vuole imbullonarsi ancora di più alla poltrona», ha accusato Pirondini.
Il Movimento 5 Stelle contesta soprattutto la narrazione secondo cui la riforma restituirebbe pienamente agli italiani il potere di scegliere i propri parlamentari attraverso le preferenze.
Per dimostrare la propria tesi, Pirondini ha deciso di utilizzare direttamente un fac-simile della scheda elettorale.
La scheda mostrata in Aula: «Il capolista continua a sceglierlo il partito»
«Faccio divulgazione», ha esordito Pirondini mostrando il cartello.
Poi ha spiegato il meccanismo contestato dal M5S: «C’è un capolista bloccato, quello sempre eletto e scelto dai partiti, e poi ci sono quelli scelti dagli italiani. Ne verrà eletto uno su cinque».
Da qui l’accusa centrale: «Se si dice che vengono eletti con le preferenze non è vero, per il M5S questa è una legge truffa».
Secondo la lettura pentastellata, quindi, il ritorno delle preferenze sarebbe soltanto parziale perché non cancellerebbe il meccanismo dei capilista decisi preventivamente dalle forze politiche. Ed è proprio questa convivenza tra candidati bloccati e candidati sottoposti alle preferenze a rappresentare uno dei principali bersagli della protesta.
“Fratelli di casta”: esplode lo scontro con La Russa
La tensione è salita ulteriormente quando sul materiale mostrato dal capogruppo pentastellato è comparsa la scritta «Fratelli di casta», evidente provocazione nei confronti di Fratelli d’Italia.
A quel punto è intervenuto Ignazio La Russa.
«La richiamo all’ordine, non mi aspettavo da un capogruppo questa caduta di stile», ha affermato il presidente del Senato, precisando che il richiamo riguardava l’esposizione del foglio e non il contenuto politico della critica.
Pirondini non ha però arretrato: «Lei non può interrompere il mio intervento», ha replicato, tornando immediatamente ad attaccare la riforma.
Il M5S insiste: le preferenze non eliminano il potere delle segreterie
Dietro il gesto plateale in Senato c’è una contestazione che il Movimento 5 Stelle porta avanti da giorni.
Secondo i pentastellati, il nuovo sistema permetterebbe alla maggioranza di presentare politicamente il ritorno delle preferenze come una grande restituzione di potere agli elettori, mentre una quota significativa della futura rappresentanza parlamentare continuerebbe a dipendere dalle scelte compiute a monte dai partiti.
È esattamente questo il significato politico che Pirondini ha voluto attribuire alla sua scheda: mostrare la differenza tra il candidato sul quale l’elettore può esprimere una preferenza e quello collocato in posizione bloccata.
Da qui la definizione di «legge truffa», che sintetizza il giudizio politico del M5S sulla riforma.
Non solo capilista: resta lo scontro sul “muro delle firme”
La battaglia riguarda anche un altro punto particolarmente controverso: le firme richieste alle forze politiche non rappresentate in Parlamento per poter partecipare alle elezioni.
Nei giorni scorsi Giuseppe Conte aveva attaccato frontalmente questa parte della riforma, definendola «antidemocratica, illiberale e anticostituzionale» e promettendo «ogni battaglia possibile e immaginabile».
Le opposizioni contestano l’innalzamento degli adempimenti richiesti alle nuove formazioni, sostenendo che possa trasformarsi in una barriera all’ingresso nel sistema politico.
Il tema ha portato in piazza anche forze diverse, con esponenti del M5S, del Pd e di Avs schierati a sostegno della protesta contro le nuove soglie.
Leggi anche

Addio all’importante sindaco italiano – Ecco chi ci ha lasciato dopo la grave malattia – ULTIM’ORA
Una notizia dolorosa ha colpito il mondo della politica e delle amministrazioni locali italiane. Una comunità si ritrova a piangere
Ora l’ultima battaglia si sposta alla Camera
Con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni, però, il Senato ha dato il proprio via libera.
Lo Stabilicum torna adesso alla Camera e sarà Montecitorio a dover affrontare il passaggio conclusivo. È lì che maggioranza e opposizioni si preparano all’ultimo scontro prima dell’eventuale approvazione definitiva.
Per il governo e la maggioranza si tratta di portare a termine una delle riforme politicamente più importanti in vista delle elezioni del 2027. Per il Movimento 5 Stelle e le altre opposizioni, invece, la battaglia è tutt’altro che conclusa.
L’immagine destinata a restare della giornata di Palazzo Madama è quella mostrata da Pirondini: la scheda elettorale, l’accusa di “legge truffa” e la scritta “Fratelli di casta”, seguita dallo scontro con La Russa.
Ma il dato politicamente più importante arriva dal tabellone del Senato: lo Stabilicum è passato. Ora manca l’ultimo voto della Camera.




















