ROMA – Ancora una volta il programma di inchiesta giornalistica Report, guidato da Sigfrido Ranucci, finisce nel mirino di un esponente del governo. Questa volta a muoversi è Giovan Battista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Meloni, che ha avviato un’azione legale contro la trasmissione di Rai3 chiedendo un risarcimento di 100 mila euro per presunto danno alla sua reputazione.
Il motivo della causa? L’inchiesta “All’Armi siam banchieri!”, firmata dal giornalista Giorgio Mottola, andata in onda su Report e dedicata alla complessa e delicata operazione finanziaria che ha visto il Monte dei Paschi di Siena (MPS) puntare alla scalata di Mediobanca, uno degli snodi chiave del potere economico italiano.
L’inchiesta e la ricostruzione dei fatti
La puntata in questione aveva riportato la testimonianza di un ex dirigente della banca svizzera UBS, secondo cui un incontro decisivo tra rappresentanti del governo e due banche d’affari si sarebbe tenuto a Palazzo Chigi. Presenti – secondo questa ricostruzione – sarebbero stati proprio Fazzolari e Gaetano Caputi, capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio che segue da vicino i dossier economici più strategici.
L’incontro, secondo il testimone, avrebbe avuto un ruolo chiave per ottenere il via libera politico alla scalata di MPS. Un’operazione da miliardi che tocca asset strategici della finanza nazionale, in un momento in cui il governo è impegnato nella cessione delle ultime quote pubbliche della banca senese.
Fazzolari e Caputi hanno smentito la vicenda, e Report ha dato spazio anche alle loro versioni nel corso della puntata, sul sito e sui propri canali social. Ma ciò non è bastato a placare le reazioni: per il sottosegretario, il danno d’immagine è stato tale da giustificare una richiesta formale di risarcimento.
L’inchiesta arriva in Procura
Al di là delle polemiche politiche e delle azioni legali, l’inchiesta ha avuto conseguenze concrete. Dopo la messa in onda della puntata, è emerso che la Procura di Milano ha aperto un fascicolo di indagine in merito alle anomalie nella vendita dell’ultima tranche di azioni di MPS, ancora in mano al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Un’indagine che, di fatto, conferma la rilevanza pubblica e l’interesse giudiziario delle rivelazioni fatte da Report. E che smonta – almeno parzialmente – la narrativa di chi accusa il programma di aver diffuso notizie infondate o sensazionalistiche.
Una nuova richiesta di risarcimento personale contro Ranucci
Ma l’azione di Fazzolari non si ferma alla trasmissione. Alcune settimane fa, lo stesso sottosegretario ha depositato un’altra richiesta di risarcimento da 50mila euro contro Sigfrido Ranucci in persona, colpevole – a suo dire – di aver risposto positivamente, durante un’audizione al Parlamento Europeo, ad alcune domande poste dall’eurodeputato Marco Tarquinio.
Il tema? La possibilità che, dopo le inchieste di Report su esponenti di governo, ci siano stati interventi o controlli da parte dei servizi segreti italiani, eventualità sollevata nel contesto di un acceso dibattito internazionale sulla libertà di stampa in Italia. Ranucci ha semplicemente risposto alle domande, come impone il diritto-dovere di un giornalista in audizione, ma anche questa circostanza ha provocato l’ira del sottosegretario.
Un copione che si ripete: la stampa d’inchiesta sotto assedio
Non è la prima volta che un esponente dell’attuale governo promuove azioni legali contro Report. Negli ultimi due anni, le inchieste giornalistiche sulla politica, le lobby, la sanità e i rapporti internazionali dell’Italia hanno attirato critiche, querele, richieste di censura e di risarcimento.
Report – e con esso Ranucci – si trova così al centro di un attacco sistematico, che va ben oltre la fisiologica dialettica tra potere politico e stampa: prende la forma di una strategia di delegittimazione, volta a colpire chi indaga su aree opache dell’azione pubblica.
Il fatto che a far partire le azioni legali sia un esponente che detiene la delega ai rapporti con i media non può non destare allarme. Il conflitto d’interesse è evidente, e il messaggio che arriva è pericoloso: chi indaga sul potere viene trascinato in tribunale, a rischio di sanzioni economiche pesantissime.
Cosa ha detto il M5S: (AGENPARL) – Wed 02 July 2025 RAI, FLORIDIA (M5S): AZIONE LEGALE FAZZOLARI CONTRO REPORT NUOVA PAGINA NERA PER LIBERTA STAMPA
Roma, 2 lug. – “Nuova pagina nera del governo Meloni rispetto alla libertà di stampa. Giovan Battista Fazzolari, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il braccio destro di Giorgia Meloni, l’uomo del governo ha chiesto 100 mila euro di risarcimento al programma di Raitre Report per aver fatto semplicemente il proprio lavoro. Non solo. Ha chiesto altri 50 mila euro a Sigfrido Ranucci per aver risposto a domande poste in sede europea. Siamo alla follia. Fazzolari, il “custode” dei rapporti con l’informazione, usa il suo ruolo per intimidire giornalisti e trasmissioni scomode. Siamo di fronte a un attacco che non è solo personale. È un attacco diretto alla libertà di stampa, alla possibilità che i cittadini vengano informati. Ma è anche un attacco al servizio pubblico, che svolge il suo ruolo nel fare inchieste e mettere i cittadini nelle condizioni di farsi un’idea su fatti di pubblico interesse. E questo non può essere tollerato”.
Così la presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia.
Le parole di Ranucci:
“ENNESIMA DENUNCIA DI UN COMPONENTE DI GOVERNO A REPORT.
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Conclusione: libertà di stampa, un diritto da difendere
La nuova denuncia contro Report da parte di Giovan Battista Fazzolari segna un ulteriore passaggio preoccupante nel rapporto tra potere politico e informazione indipendente. A fronte di un’inchiesta che ha già prodotto effetti giudiziari concreti e ha rispettato il diritto di replica, la risposta è stata una richiesta milionaria di risarcimento.
Non siamo di fronte a un semplice contenzioso legale, ma a una prova di forza che rischia di avere un effetto dissuasivo per tutta la stampa d’inchiesta. È il principio democratico a essere in gioco: il diritto dei cittadini a conoscere ciò che accade dietro le quinte del potere, e il dovere del giornalismo di vigilare su chi governa.
Se ogni domanda scomoda può costare 100 mila euro, il prezzo della verità diventa insostenibile. Ed è proprio per questo che – oggi più che mai – serve una mobilitazione culturale, civile e politica a difesa della libertà di stampa. Report non è solo un programma: è un presidio di trasparenza in un Paese che rischia di imboccare la strada del silenzio.



















