ULTIMO MINUTO – Referendum – Ora arriva la decisione decisiva di Mattarella – Fiato sopseso…

La partita sul referendum della giustizia entra nel suo passaggio più delicato e istituzionale: nelle prossime ore Sergio Mattarella dovrebbe firmare il nuovo DPR sul referendum, dopo la decisione del governo di confermare la data del voto (22-23 marzo) e integrare il quesito con l’elenco degli articoli della Costituzione coinvolti dalla riforma. È un passaggio che, secondo quanto filtra, al Quirinale viene letto come “la soluzione giuridicamente più corretta” alla luce dell’ordinanza depositata ieri dalla Cassazione.

Non è solo una firma. È la chiusura di un rebus che per 48 ore ha rimesso tutto in discussione: si deve rinviare il referendum oppure basta correggere la domanda? La risposta istituzionale, ora, prende forma in un decreto che non stravolge la consultazione, ma la “aggiusta” sul punto decisivo: la chiarezza del quesito per gli elettori.

Il quadro: cosa sta succedendo davvero

Negli ultimi giorni si è aperto un fronte di scontro politico e tecnico:

la Cassazione ha ammesso la riformulazione del quesito, ritenendo legittima l’iniziativa dei promotori che avevano raccolto centinaia di migliaia di firme per rendere la domanda più esplicita;

il governo, con un Consiglio dei ministri straordinariamente concentrato sul tema, ha scelto di non spostare la data e di integrare il quesito con gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati dalla riforma;

ora arriva la tappa decisiva: il Presidente della Repubblica deve firmare il decreto che rende operativa questa soluzione.


Il punto politico è evidente: per alcune ore è sembrato possibile che la consultazione slittasse, aprendo una finestra più lunga di campagna elettorale. Con il nuovo DPR, invece, la linea diventa: stessa data, quesito più completo.

Il nodo del “nuovo testo”: integrazione, non riscrittura

Il cuore della soluzione sta in una distinzione che, nel linguaggio comune, può sembrare sottile ma giuridicamente pesa moltissimo: il quesito non viene cambiato, viene integrato.

Cosa significa in concreto?

L’oggetto del referendum resta identico: si vota sempre sulla stessa legge di revisione costituzionale legata alla riforma della giustizia e alla separazione delle carriere.

La domanda, però, viene arricchita: non è più una formula “tecnica” che rimanda solo a un titolo e a una pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma include quali articoli della Costituzione verrebbero modificati.

Questa è la chiave che permette di tenere insieme tre obiettivi:

1. rispettare la pronuncia della Cassazione,


2. non far ripartire l’iter da zero,


3. evitare lo slittamento della data.

Il retroscena: il colloquio tra Mattarella e Meloni

Secondo le informazioni che circolano, il via libera al nuovo testo sarebbe maturato dopo un colloquio tra Mattarella e Giorgia Meloni. E fonti del Quirinale, interpellate, indicano che per il Capo dello Stato la soluzione individuata è quella più corretta, proprio perché coerente con l’ordinanza della Suprema Corte.

Il dettaglio politicamente sensibile è questo: non si tratta di una “resa” del governo né di una “forzatura” del Colle. La narrazione che emerge è di un passaggio istituzionale in cui si cerca una via d’uscita pulita, che non esponga il referendum a ricorsi, a contestazioni procedurali o a un’incertezza cronica sulla data.

Perché la firma di Mattarella cambia il clima politico

La firma del DPR è il momento in cui:

la scelta del governo diventa atto formalmente operativo;

la Cassazione non resta una “scintilla” isolata, ma viene recepita nella prassi;

soprattutto, la campagna referendaria entra nel vivo con un dato certo: si vota davvero il 22-23 marzo.


E qui si innesta l’effetto politico più concreto: la disputa si sposta dal “quando” e dal “come” al “merito”. Fino a ieri il terreno era proceduralmente scivoloso: slitta o non slitta, è valido o non è valido. Da adesso la domanda torna a essere quella sostanziale: gli italiani vogliono o no questa revisione costituzionale?

Cosa accadrà adesso: le prossime mosse, una dopo l’altra

Con la firma del Presidente, la sequenza attesa diventa lineare:

1. Pubblicazione del nuovo DPR con il quesito integrato e data confermata.


2. Avvio pieno della campagna: comitati, partiti, media e istituzioni entrano nel countdown verso il voto.


3. Riorganizzazione delle strategie comunicative: perché una domanda più dettagliata cambia anche il modo di fare propaganda.

L’effetto pratico sull’elettore: una scheda più chiara (e più “pesante”)

Se fino a ieri la scheda poteva apparire come un rinvio burocratico a un testo di legge, l’integrazione degli articoli costituzionali produce un cambio netto: l’elettore non vede più solo “Approvi la legge…”, ma percepisce che il voto tocca pezzi precisi della Costituzione.

Questo ha un impatto immediato:

rende più difficile vendere il referendum come un passaggio neutro o “tecnico”;

aumenta la sensazione di posta in gioco;

obbliga entrambe le parti a spiegare, nel merito, quali conseguenze produca il Sì e quali il No.

La vera partita: data ferma, ma No e Sì ora giocano su un terreno diverso

Con la data confermata, il governo evita un allungamento dei tempi che avrebbe potuto favorire una rimonta del No. Ma l’integrazione del quesito dà al fronte contrario un elemento potente: “adesso è scritto”.

Quindi la dinamica si complica:

il governo ottiene la stabilità del calendario;

chi spinge per il No ottiene una scheda più esplicita, quindi un terreno più favorevole a incardinare un messaggio: “non è un dettaglio, è una revisione costituzionale con effetti sull’equilibrio dei poteri”.

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Il passaggio al Quirinale serve a mettere il sigillo istituzionale su una soluzione che punta a essere inattaccabile: stesso referendum, stesso oggetto, stessa data, ma con un quesito integrato per garantire maggiore chiarezza agli elettori.

Se nelle prossime ore arriverà davvero la firma di Mattarella, la fase delle incertezze si chiude. E si apre quella vera: la campagna, la mobilitazione, lo scontro politico sul contenuto della riforma.

Perché da adesso in poi la domanda non sarà più “si vota o non si vota” o “si rinvia o no”. Sarà una sola: *gli italiani vogliono cambiare quei pezzi di Costituzione, sì o no?*

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