Si è dimesso il segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, Angelo Fanizza. L’annuncio è arrivato con una breve nota dell’Autorità, che prende atto della decisione e lo ringrazia per il lavoro svolto, senza però indicare le ragioni del passo indietro. Le dimissioni arrivano al culmine di settimane di polemiche sul caso che coinvolge il componente del collegio Agostino Ghiglia, espressione di Fratelli d’Italia, e dopo le nuove rivelazioni di Report secondo cui l’ormai ex segretario generale avrebbe chiesto di monitorare in modo invasivo l’attività informatica dei dipendenti dell’Authority.
Le dimissioni nel pieno della bufera sul caso Ghiglia
La comunicazione ufficiale del Garante parla solo di dimissioni e di ringraziamenti, ma il contesto è tutt’altro che neutro. L’Autorità è da giorni nell’occhio del ciclone dopo lo scontro con Report, esploso quando è emerso che Agostino Ghiglia si era recato in via della Scrofa – storica sede di Fratelli d’Italia – poche ore prima della maxi multa inflitta al programma di Rai3 per il servizio sull’audio tra il ministro Gennaro Sangiuliano e il manager Rai Giampaolo Rossi/Corsini (il famoso “caso Sangiuliano”).
Quelle visite e la sanzione contro la trasmissione di Sigfrido Ranucci hanno fatto insorgere le opposizioni, che accusano il Garante di non essere sufficientemente imparziale e hanno chiesto più volte le dimissioni dell’intero collegio. Ghiglia ha respinto ogni ipotesi di passo indietro, arrivando anche a diffidare formalmente Report.
Finora il collegio ha escluso l’idea di rimettere il mandato, ma a lasciare è stato il vertice amministrativo dell’Autorità: il segretario generale, appunto, figura chiave nella gestione interna della macchina del Garante.
Il documento interno: le accuse di Report sul “controllo” dei lavoratori
A far deflagrare definitivamente la situazione è stato un documento riservato, reso noto nelle ultime ore all’interno dell’Autorità e poi riportato da Report. Secondo la ricostruzione della trasmissione di Rai3, Fanizza avrebbe chiesto al dirigente del dipartimento informatico di procedere con urgenza all’estrazione di una grande quantità di dati relativi ai dipendenti: posta elettronica, accessi VPN, cartelle condivise, spazi di rete, sistemi documentali e sistemi di sicurezza.
La richiesta sarebbe datata 4 novembre, cioè due giorni dopo la messa in onda della prima puntata dell’inchiesta di Report sul Garante. L’obiettivo implicito, secondo fonti interne citate dalla trasmissione, sarebbe stato individuare la “talpa” che avrebbe passato informazioni giornalistiche all’esterno.
Il dirigente responsabile della sicurezza informatica, sempre stando alla ricostruzione, avrebbe però informato i lavoratori dell’Autorità e definito illegittima la richiesta, facendo esplodere il malcontento. Da lì è nata l’assemblea del personale che ha chiesto le dimissioni dell’intero collegio del Garante della Privacy.
La replica del Collegio: “Estranei alla richiesta e mai dato seguito”
Il Collegio del Garante ha diffuso a sua volta una nota per prendere le distanze dal documento contestato. I componenti dell’Authority rivendicano “la totale estraneità” rispetto alla comunicazione firmata dall’ex segretario generale, precisando che a quella richiesta non sarebbe mai stato dato seguito.
Nello stesso comunicato, il Garante ha ricordato che, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale dell’Autorità, l’accesso da parte del datore di lavoro a determinati dati personali dei dipendenti relativi all’uso dei sistemi informatici può configurare una violazione della normativa sulla privacy. Un chiarimento che suona come presa di distanza non solo politica, ma anche tecnica, dal contenuto di quel documento.
Chi è
Angelo Fanizza, nato a Bari nel 1973, aveva assunto l’incarico di Segretario Generale alla fine di luglio 2025, con un mandato previsto fino al 2027. Magistrato amministrativo con un dottorato in diritto pubblico dell’economia, è professore universitario e ha svolto la funzione di giudice al TAR del Lazio, affiancando a una solida carriera accademica un’intensa attività formativa e di pubblicazioni. La sua designazione era stata approvata all’unanimità dal Collegio dell’epoca.
Le reazioni politiche
La notizia ha scatenato reazioni politiche immediate. Sandro Ruotolo, europarlamentare del Pd, ha commentato: “Prima vanno via, meglio è”. Sottolineando come l’istituzione sia in “piena crisi”, Ruotolo ha affermato che la perdita di fiducia interna e pubblica impedisce ormai all’organo di svolgere il suo ruolo di garanzia. “La tutela dei dati personali è un pilastro della democrazia. Merita un’Autorità forte, credibile e inattaccabile. Ora, purtroppo, non lo è più”, ha concluso, chiedendo dimissioni immediate e nuovi criteri di nomina più trasparenti.
Anche Dario Carotenuto, capogruppo M5S in commissione di vigilanza Rai, ha espresso posizioni durissime, elencando gli eventi delle ultime 24 ore: la sfiducia dei dipendenti, la richiesta di archiviazione per i giornalisti di Report e le dimissioni del Segretario Generale. “Cos’altro deve accadere affinché il collegio schiodi e si dimetta in blocco? Il prestigio di questa istituzione è ai minimi termini e sta crollando ora dopo ora, non ci sono le condizioni per andare avanti”.
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Conclusione
La dimissione del Segretario Generale Fanizza non è un episodio isolato, ma il sintomo più evidente di una profonda crisi di legittimazione che sta investendo un’istituzione fondamentale come il Garante per la Privacy. L’intreccio tra le polemiche politiche sul caso Ghiglia e le gravissime accuse di sorveglianza interna illegittima ha minato alle basi la fiducia nell’organo di garanzia. Quando sono i dipendenti stessi a votare una mozione di sfiducia e i partiti di opposizione a invocare un ricambio totale, l’Autorità perde la sua linfa vitale: l’autorevolezza e la percezione di imparzialità. La protezione dei dati personali, diritto fondamentale in una democrazia, richiede un garante inattaccabile e credibile. Allo stato attuale, questa condizione appare seriamente compromessa, lasciando l’istituzione in uno dei momenti più critici della sua storia.



















