ROMA — 31 ottobre 2025
La battaglia sulla riforma della giustizia non si ferma in Parlamento: dopo il via libera definitivo del Senato alla separazione delle carriere dei magistrati, il fronte dell’opposizione si prepara a portare la questione davanti ai cittadini.
I gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno infatti ufficialmente avviato le procedure per richiedere il referendum popolare, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione.
L’iniziativa: due lettere per avviare la raccolta firme
Le forze d’opposizione hanno inviato due lettere, identiche nel testo, ai segretari generali della Camera e del Senato, chiedendo di predisporre i moduli per la raccolta delle firme necessarie alla richiesta di referendum confermativo.
I documenti portano la firma dei vicepresidenti vicari dei gruppi parlamentari:
Simona Bonafè (Pd), Carmela Auriemma (M5S) e Marco Grimaldi (Avs) per la Camera dei deputati;
Alfredo Bazoli (Pd), Alessandra Majorino (M5S) e Tino Magni (Avs) per il Senato della Repubblica.
L’obiettivo è chiaro: dare voce agli italiani su una riforma che, secondo l’opposizione, modifica l’equilibrio costituzionale tra potere politico e magistratura.
Il riferimento costituzionale: l’articolo 138
La Costituzione italiana prevede che le leggi di revisione costituzionale — come quella sulla separazione delle carriere — siano sottoposte a referendum se non approvate con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.
È proprio questo il caso: il disegno di legge costituzionale, intitolato “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, è stato approvato in seconda lettura:
alla Camera, il 18 settembre 2025;
al Senato, il 30 ottobre 2025.
In entrambi i casi, la riforma ha ottenuto solo la maggioranza assoluta, ma non i due terzi dei voti richiesti per evitare il referendum.
Ciò apre ora la possibilità — sancita dall’articolo 138 — di una consultazione popolare, qualora ne facciano richiesta un quinto dei parlamentari, cinque Consigli regionali o 500.000 elettori.
I delegati al deposito della richiesta
Pd, M5S e Avs hanno anche designato i propri delegati ufficiali per presentare la richiesta di referendum alla Corte di Cassazione, come previsto dalla legge n. 352 del 1970.
I nomi scelti sono:
per la Camera dei deputati: Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella;
per il Senato: Francesco Boccia, Stefano Patuanelli e Peppe De Cristoforo.
Saranno loro a rappresentare formalmente il fronte del “No” alla separazione delle carriere, consegnando il testo del disegno di legge e le firme raccolte presso la Cancelleria della Corte di Cassazione.
Il significato politico: un fronte comune contro Meloni
La mossa di oggi ha anche un chiaro valore politico.
Per la prima volta dopo mesi di divisioni, Pd, M5S e Avs si muovono uniti, lanciando un messaggio di fronte democratico contro la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni.
La premier e il ministro Nordio hanno sempre presentato la separazione delle carriere come una “riforma di civiltà”, volta a garantire maggiore imparzialità dei giudici.
L’opposizione, invece, la considera un attacco diretto all’indipendenza della magistratura, il primo passo verso una giustizia soggetta al potere politico.
Come ha dichiarato nei giorni scorsi l’ex magistrato e senatore Roberto Scarpinato (M5S):
“Questa riforma è una tessera di una guerra a pezzi alla Costituzione. Non è una questione tra destra e sinistra, ma tra chi difende la Costituzione e chi la vuole scardinare.”
Cosa succede ora
Nei prossimi giorni, gli uffici delle due Camere dovranno predisporre i moduli ufficiali per la raccolta delle firme parlamentari e popolari.
Una volta raccolte le adesioni necessarie, i promotori presenteranno la richiesta alla Corte di Cassazione, che dovrà verificarne la regolarità e ammettere la consultazione referendaria.
Se tutto procederà nei tempi previsti, il referendum potrebbe svolgersi nella primavera del 2026, offrendo ai cittadini la possibilità di confermare o respingere la riforma costituzionale approvata dal Parlamento.
Leggi anche

ULTIM’ORA – Bufera a Chigi tra Crosetto e Salvini? Esce il dossier… IL RETROSCENA
La tensione dentro il governo torna a esplodere, e questa volta il terreno di scontro è uno dei dossier più
Un Paese verso un nuovo voto popolare
Dopo quasi vent’anni dall’ultimo referendum costituzionale, l’Italia si prepara dunque a una nuova sfida democratica diretta.
Il tema, però, è tra i più sensibili: il rapporto tra magistratura e politica, la tenuta dei poteri dello Stato e la fedeltà alla Carta del 1948.
Mentre la maggioranza esulta per la “giustizia separata” e parla di “passo storico”, l’opposizione si prepara a una campagna referendaria durissima.
Una cosa è certa: la parola, presto, tornerà ai cittadini.




















