ULTIMO MINUTO shock Beppe Grillo – Ecco cosa ha fatto contro Conte e il Movimento 5 Stelle – INEDITO

La frattura tra Beppe Grillo e l’attuale vertice del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte sembra ormai insanabile. Secondo quanto trapela da fonti vicine al fondatore, Grillo è pronto ad avviare un’azione legale per riappropriarsi del simbolo e del nome del M5S, detenuto formalmente dall’associazione registrata a Genova di cui è ancora presidente.

Il comico genovese avrebbe già conferito mandato ai propri legali per avviare il procedimento, deciso a riaffermare la “titolarità piena e non cedibile” del marchio storico del Movimento, in vista delle prossime scadenze politiche. Il gesto è anche una presa di distanza politica e simbolica rispetto alle recenti riforme statutarie approvate dalla nuova “Costituente 5 Stelle”.

Via il Garante, via i limiti: la rottura dopo la Costituente

A innescare lo scontro finale è stata la Costituente del M5S che, nelle scorse settimane, ha abolito formalmente la figura del Garante – ruolo storico ricoperto proprio da Grillo – e ha aperto alla possibilità di un terzo mandato per gli eletti, superando uno dei pilastri fondativi del Movimento originario.

Grillo, da sempre contrario all’allungamento dei percorsi istituzionali dei parlamentari 5 Stelle, aveva espresso pubblicamente il proprio dissenso. Ma la decisione dell’assemblea costituente ha rappresentato per lui una cesura definitiva, tanto da spingerlo a valutare – e ora intraprendere – un’azione giudiziaria.

Un simbolo, due visioni

Il cuore della battaglia è il simbolo del M5S, di cui l’Associazione “Movimento 5 Stelle” di Genova è ancora formalmente titolare, secondo i documenti depositati al Ministero dell’Interno e all’Ufficio Marchi. L’obiettivo di Grillo è chiaro: tornare a controllare nome e logo per ripristinare una linea politica più coerente con i principi originari, come la rotazione degli incarichi, il limite dei due mandati, l’ambientalismo radicale e la partecipazione dal basso.

Secondo le fonti, la causa sarebbe già “imminente” e l’ex garante sarebbe intenzionato a proseguire fino in fondo, anche a costo di spaccare definitivamente il Movimento o creare una nuova entità politica.

Tensioni crescenti con Conte e il gruppo dirigente

L’azione legale rappresenta l’atto più clamoroso di una tensione che da mesi serpeggia tra Grillo e la leadership di Conte. Già da tempo, l’ex premier aveva assunto piena autonomia gestionale, spesso senza confrontarsi con il fondatore. Ma Grillo, finora rimasto in secondo piano, ha visto nell’abolizione del suo stesso ruolo – quello di Garante – un atto politico ostile, tanto da reagire con una mossa eclatante.

In ambienti vicini a Conte si tende a minimizzare: “Il simbolo è legittimamente utilizzato dal Movimento nella sua attuale configurazione democratica”, fanno sapere fonti del partito, aggiungendo che “nessuna minaccia potrà intaccare il lavoro svolto fin qui”. Ma l’azione di Grillo rischia di aprire un fronte legale che potrebbe compromettere l’identità giuridica stessa del partito alle prossime elezioni.

Prossime tappe: battaglia nei tribunali e forse anche nelle urne

Non è escluso che Grillo, nel caso ottenesse ragione in tribunale, possa decidere di ritirare l’autorizzazione all’uso del simbolo da parte dell’attuale leadership, costringendo Conte e i suoi a rifondare formalmente il Movimento sotto un altro nome o a cercare un nuovo compromesso.

In parallelo, secondo indiscrezioni, l’ex comico starebbe valutando un ritorno attivo sulla scena politica, magari in forma rinnovata, ripartendo proprio da una piattaforma “di rottura” rispetto al corso attuale. L’idea sarebbe quella di tornare alle origini, puntando su giovani attivisti, democrazia digitale e campagne su temi ambientali e civili.

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Conclusione: fine di un’era?

L’azione legale di Grillo potrebbe segnare la fine definitiva del Movimento 5 Stelle così come è stato concepito negli anni Dieci, un partito-movimento personalistico, populista e in continua trasformazione. Ma allo stesso tempo apre la strada a nuovi scenari, con un fondatore che torna protagonista e una dirigenza che dovrà difendere la propria legittimità politica, giuridica e simbolica.

Nel caos, resta una certezza: il M5S è di nuovo dentro una profonda crisi identitaria, e questa volta la frattura non è più solo politica, ma anche legale, statutaria e culturale.

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