ULTIMO SONDAGGIO – Ecco cosa succede in alto alla classifica – Aria di cambiamento? TUTTI I DATI

Il quadro nazionale Il nuovo Barometro Demopolis per “Otto e Mezzo” (rilevazione 13-14 ottobre) scatta una fotografia nitida degli equilibri politici:

Fratelli d’Italia al 30,2%;

Partito democratico al 23%;

Movimento 5 Stelle terza forza stabile al 12,4%;

Forza Italia 8,8%; Lega 8,5%;

Alleanza Verdi e Sinistra 6,7%;

Azione 2,8%; Italia Viva 2,5%.


Per Demopolis il M5S mantiene una base consolidata concentrata nelle aree metropolitane e tra i 25-44enni, zoccolo che negli ultimi mesi ha mostrato tenuta nonostante la volatilità dell’elettorato e il ritorno dell’astensionismo.

Toscana: più di 1,5 milioni a casa, Giani vince con il “ri-uso” del 2020 e flussi dal M5S

Il post-voto dell’istituto registra un dato chiave: il 53% dei toscani non è andato alle urne (circa 1 milione e 570 mila persone). Ha votato il 47% (1 milione e 430 mila). Un’astensione che pesa più di qualunque slogan.

Sui flussi, Demopolis stima che su 100 elettori di Giani oggi:

86 lo avevano già scelto nel 2020;

7 nel 2020 avevano votato Galletti (M5S);

3 provenivano dall’area Ceccardi (centrodestra);

4 non avevano votato nel 2020.


Tradotto: la conferma di Eugenio Giani passa da uno zoccolo duro mobilitato, da un piccolo ma significativo travaso pentastellato e da una quota residuale di recupero dal centrodestra. Per contro, Alessandro Tomasi paga una campagna polarizzata che non ha scaldato i ceti moderati e ha lasciato sul terreno parte dell’elettorato leghista tradizionale.

Il ruolo del M5S: profilo autonomo, peso negoziale

La performance toscana – con il sostegno alla coalizione di Giani – non scalfisce l’identità del Movimento a livello nazionale: i numeri Demopolis confermano il M5S terza forza e perno dei futuri equilibri nell’area progressista. La collaborazione locale, infatti, convive con la piena autonomia programmatica su lavoro, ambiente, giustizia sociale, sanità e diritti, temi su cui l’elettorato 5S si mostra più coinvolto e mobilitabile.

Astensionismo, la variabile che decide le partite

La lezione toscana è brutale: chi mobilita vince. Il centrodestra non sfonda e il “campo largo” capitalizza soprattutto sulla fedeltà del voto 2020. Resta il convitato di pietra: l’astensione maggioritaria, che penalizza soprattutto i ceti popolari e i giovani. Qui il M5S – storicamente forte tra gli astensionisti “di ritorno” – ha spazio per crescere se tornerà a presidiare con campagne mirate povertà, salari minimi, casa e servizi.

Cosa ci dicono (davvero) i numeri

1. Gerarchie stabili: FdI guida, PD segue, M5S terzo pilastro competitivo.


2. Opposizione a trazione doppia: il rapporto PD–M5S è complementare; i pentastellati risultano decisivi dove si costruiscono piattaforme programmatiche concrete.


3. Territorio & città: il Movimento resta forte nei grandi comuni, dove il costo della vita e i servizi diventano agenda politica.


4. Prossime sfide: regionali del Sud (Puglia e Campania) e legge di Bilancio: qui il M5S può spostare l’asse su salario, sanità, scuola, transizione ecologica “sociale”.

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La sintesi

Il dopo-Toscana racconta un’Italia in cui la mappa non cambia ma gli assi di forza sì: l’astensione pesa, la coalizione di Giani regge grazie al ri-uso del consenso 2020 e a flussi mirati dal M5S, mentre a livello nazionale il Movimento resta terza forza stabile. Il margine per contare – nei territori e in Parlamento – c’è: passa dalla mobilitazione degli astenuti e da una piattaforma sociale riconoscibile.

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