L’ultima settimana del 2025 consegna una fotografia politica fatta di variazioni non scontatei. La media dei sondaggi di Termometro Politico, che incrocia le rilevazioni di SWG, Lab2101, EMG e Youtrend tra il 21 e il 27 dicembre, mostra un quadro complessivamente stabile, con una flessione del centrodestra e un’opposizione che non ribalta i rapporti di forza. Dentro questa apparente stabilità, però, emerge un dato che spicca più degli altri: la crescita del Movimento 5 Stelle, stimato al 13,1%, uno dei risultati migliori dell’anno.
Va ricordato che il periodo natalizio incide sulla partecipazione ai sondaggi, rendendo le rilevazioni meno “robuste” rispetto ad altri momenti dell’anno. Proprio per questo, però, la media di fine dicembre assume valore come indicatore di tendenza, utile a capire con quale clima politico si chiude il 2025.
MA ANDIAMO NEL DETTAGLIO:
Fratelli d’Italia sotto il 30%: leadership salda, ma spinta in rallentamento
Il primo dato riguarda Fratelli d’Italia, che resta nettamente il primo partito ma scende al 29,7%. Non si tratta di un crollo, bensì di una flessione graduale, fatta di pochi decimali. Tuttavia, il fatto che FdI chiuda l’anno sotto quota 30 ha un peso simbolico e politico: segnala un rallentamento rispetto alla fase di massima espansione e contribuisce a spiegare il calo complessivo del centrodestra nella media di fine anno.
La leadership del partito non è in discussione, ma il dato suggerisce che la spinta iniziale del governo non è più in crescita automatica nei sondaggi.
Forza Italia e Lega: appaiate all’8,4%, riaperta la partita interna
Accanto a FdI, il secondo elemento rilevante è l’andamento dei suoi alleati. Forza Italia si ferma all’8,4%, mentre la Lega viene stimata allo stesso identico valore, 8,4%. È un dato politicamente significativo perché riporta i due partiti su una perfetta parità, riaprendo – almeno sul piano numerico – la competizione interna alla coalizione.
Per Tajani significa non riuscire a consolidare un vantaggio stabile; per Salvini vuol dire evitare un’ulteriore erosione, ma senza segnali di rilancio. Nel complesso, il centrodestra resta compatto, ma meno dinamico rispetto ai mesi precedenti.
Il Pd al 21,6%: prima opposizione, ma senza accelerazione
Sul fronte dell’opposizione, il Partito Democratico chiude la media al 21,6%. È un dato che conferma il Pd come prima forza alternativa al governo e unico partito, oltre a FdI, stabilmente sopra il 20%. Anche in questo caso, però, non emergono segnali di accelerazione: il Pd tiene la posizione, ma non guadagna terreno in modo significativo.
È importante chiarirlo: la lettura dei sondaggi di fine anno non è una gara Pd–M5S. I numeri non raccontano uno scontro diretto, bensì dinamiche parallele, con ruoli e bacini in parte diversi.
Il dato politico centrale: M5S al 13,1% dopo il 9,98% delle Europee
Il cuore della fotografia di fine 2025 è qui. Il Movimento 5 Stelle sale al 13,1%, e questo dato acquista un significato molto più forte se messo in prospettiva. Alle elezioni europee del 2024, infatti, il M5S si era fermato al 9,98%, segnando uno dei momenti più delicati della sua storia recente.
Il recupero di oltre tre punti percentuali in poco più di sei mesi non può essere liquidato come un rimbalzo occasionale. In un sistema politico dove molte forze oscillano di pochi decimali, una crescita di questa ampiezza rappresenta una risalita reale, che indica la ricostruzione di un consenso e la ritrovata visibilità del Movimento nel panorama politico.
Senza bisogno di metterlo in contrapposizione al Pd, il dato racconta che il M5S ha intercettato una parte di elettorato che, dopo le Europee, sembrava essersi allontanata o dispersa.
La traiettoria dei Cinque Stelle nel 2025
Il 13,1% di fine anno viene infatti indicato come uno dei migliori risultati del 2025 per il Movimento guidato da Giuseppe Conte. Non è il ritorno ai livelli del passato, ma è la fine di una fase discendente che aveva fatto parlare apertamente di crisi strutturale.
Il dato suggerisce una dinamica di consolidamento progressivo, più che un exploit improvviso: una crescita che, settimana dopo settimana, ha riportato il M5S su percentuali a doppia cifra piena, rendendolo di nuovo un attore centrale nella fotografia dell’opinione pubblica.
Avs al 6,4%: l’altra nota positiva dell’opposizione
Accanto ai Cinque Stelle, la media segnala anche la crescita di Alleanza Verdi-Sinistra, stimata al 6,4%. È un risultato che rafforza l’area ecologista e di sinistra e che, pur senza numeri clamorosi, indica una tendenza al consolidamento. In un contesto frammentato, Avs si conferma come una presenza stabile e non episodica.
Il centro resta frammentato: Azione sopra soglia, gli altri inseguono
Nel campo centrista, la fotografia resta sostanzialmente invariata. Azione raggiunge il 3,3%, superando la soglia di sbarramento, mentre Italia Viva si ferma al 2,5% e +Europa all’1,8%. È un quadro che conferma la difficoltà strutturale di quest’area a trasformare la visibilità politica in consenso ampio e continuo.
Le oscillazioni tra istituti: perché le percentuali “ballano”
Un elemento interessante della stessa rilevazione è la distanza tra l’istituto più favorevole e quello più sfavorevole per ciascun partito. Per esempio:
FdI: dal 31,3% (SWG) al 28,3% (Youtrend)
Pd: dal 22,8% (Youtrend) al 20% (Lab2101)
M5s: dal 13,5% (EMG) al 12,7% (SWG e Youtrend)
Avs: dal 7,4% (Youtrend) al 5,4% (EMG)
Questo “spread” tra istituti non è un dettaglio: spiega perché le medie servono, e perché la politica spesso preferisce citare il singolo sondaggio “amico”. La media, invece, prova a smussare gli estremi e a restituire un valore più robusto.
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La media di fine 2025 non racconta un ribaltamento dei rapporti di forza: Fratelli d’Italia resta il primo partito, il centrodestra governa, il Pd mantiene il primato nell’opposizione. Ma dentro questo scenario, il segnale politicamente più rilevante è la crescita del Movimento 5 Stelle.
Passare dal 9,98% delle Europee al 13,1% di fine anno significa aver invertito una tendenza negativa e aver chiuso il 2025 con una traiettoria espansiva. In un anno segnato da stagnazione e piccoli arretramenti, questo dato non è una nota a margine: è la variazione che più di tutte racconta movimento, e che apre interrogativi politici reali sul 2026.



















