Il nuovo rilevamento EMG restituisce una fotografia nitida ma in evoluzione. Il dato più politico è doppio: il Movimento 5 Stelle risale al 13,1%, mentre Fratelli d’Italia resta primo ma scivola sotto il 30% (29,0%). Due segnali che raccontano, insieme, la normalizzazione del consenso di governo e la rimessa in moto dell’opposizione sociale.

Perché il Movimento 5 Stelle cresce
La crescita dei 5 Stelle sembra alimentata da tre driver principali.
1) Agenda sociale: inflazione persistente, mutui variabili e salari fermi riportano al centro temi “identitari” per il M5S (caro-vita, sanità territoriale, scuola), sui quali il movimento occupa spesso la scena mediatica con proposte riconoscibili (salario minimo, stop agli extraprofitti, sostegni mirati).
2) Profilo di opposizione: la contrarietà all’autonomia differenziata e ai tagli al Sud intercetta malcontento meridionale e di ceti popolari; la linea “diritti e servizi” crea una cornice leggibile per gli indecisi.
3) Mobilitazione e visibilità: la presenza costante sui territori e nei talk, unita a campagne social coordinate, aiuta a consolidare il voto “d’opinione” e a riportare a casa elettori intermittenti. Risultato: ritorno stabile oltre il 13% e ruolo più pesante nel campo progressista.
La tenuta (con limature) del centrodestra
Il centrodestra complessivo resta avanti al 48,4% (+0,6). Dentro il blocco:
FdI 29,0%: primo partito con ampio margine, ma il “2 davanti” indica che l’usura di governo esiste. La leadership di Meloni tiene, pur con un’erosione fisiologica legata a dossier sensibili (economia, sanità, giustizia) e a una competizione interna che prova a recuperare spazio.
Forza Italia 9,3%: consolidamento dell’area moderata di governo; l’eredità berlusconiana si traduce in un bacino stabile, attratto dal profilo europeista e rassicurante.
Lega 8,8%: sotto il 10 ma non in caduta; presidia sicurezza, cantieri e temi identitari del Nord, contendendo a FdI lo spazio “di pancia”.
Noi Moderati 1,3%: utile nella logica di coalizione, poco rilevante da solo.
Il campo progressista: potenziale alto, somma da attivare
Il perimetro centrosinistra/progressista si ferma al 44,3% (-0,9).
PD 21,3%: livello alto e costante; l’asse lavoro–diritti regge, ma la crescita è frenata dall’attrito con i partner e dalla concorrenza a sinistra.
M5S 13,1%: come detto, in ripartenza; lo spostamento di umori sociali verso Conte graffia l’area dem più popolare.
Alleanza Verdi–Sinistra 5,6%: tonica; beneficia dei temi ambientali e sociali, e presidia la critica al rigore su spesa pubblica e armi.
Italia Viva 2,4% e +Europa 1,9%: la frammentazione del “terzo polo progressista” limita l’impatto; senza un progetto comune restano sotto soglia d’influenza.
Il centro “civico-liberale”
L’area centrista vale il 4,2% complessivo:
Azione 2,9% e Partito Liberal Democratico 1,3% parlano a un elettorato pragmatico, urbano e moderato. L’assenza di una casa comune continua però a diluire consensi e narrazione.
Le micro-forze e la coda del sistema
Democrazia Sovrana e Popolare 1,5% e Altre liste 1,6%: serbatoi di protesta e identità specifiche. Possono pesare nei collegi, meno nel quadro nazionale.
Affluenza: dove si decide la partita
Il vero tallone d’Achille resta la partecipazione: affluenza stimata 58%, un punto in meno sulla precedente rilevazione e ben sotto il 64% del 2022. Con un’area di indecisi/astenuti attorno al 42%, vince chi mobilita. In pratica:
l’astensione strutturale tende a premiare i partiti con elettorato disciplinato (centrodestra) e quelli con messaggio semplice e identitario (M5S/AVS);
il PD, per convertire il suo potenziale, deve trasformare consenso “sondaggistico” in voto reale, specie tra giovani e ceto medio pubblico;
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Traiettoria M5S: se supera stabilmente il 13–14%, ridisegna i pesi del campo progressista e costringe il PD a una strategia più cooperativa.
Soglia FdI 30%: tornare sopra o restare sotto segnerà il tono della leadership di governo.
Cuscinetto moderato: la somma FI+centristi può diventare l’assicurazione sulla maggioranza.
Affluenza: qualsiasi oscillazione di 2–3 punti può cambiare la gerarchia tra blocchi in modo non lineare.
In sintesi: sondaggio con M5S in crescita e FdI sotto 30, FI e Lega solide, PD alto ma chiamato alla mobilitazione, AVS consistente, centro frammentato. Se i 5 Stelle stanno intercettando il disagio economico e territoriale, il governo conserva il vantaggio grazie alla coesione di coalizione. Con un’affluenza al 58%, la fotografia resta aperta: chi organizza meglio il proprio elettorato porta a casa il risultato.
Nota metodologica (dal cartello EMG): campione 500 maggiorenni, tecnica mista CATI/CAWI, rilievo 27–28 ottobre 2025; base: elettori che dichiarano l’intenzione di votare.




















