La missione militare italiana in Arabia Saudita prosegue, ma cambia assetto dopo l’attacco che nei giorni scorsi ha colpito la base aerea di Ta’if e danneggiato gravemente un Eurofighter dell’Aeronautica Militare. I velivoli italiani sono stati trasferiti più a nord, in una base considerata meno esposta, mentre il sofisticato aereo radar Gulfstream CAEW è tornato in volo lungo la costa saudita del Mar Rosso.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, lunedì il radar volante italiano è stato osservato mentre si dirigeva verso sud. La sua traccia pubblica è poi scomparsa poco prima di Yanbu, località strategica perché ospita il terminale sul Mar Rosso dell’oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita e consente il trasferimento del greggio dal Golfo Persico verso la costa occidentale.
Il movimento arriva in una fase di forte tensione regionale, pochi giorni dopo che un F-2000 italiano è stato colpito a terra durante gli attacchi contro la base King Fahd di Ta’if. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva confermato l’episodio, precisando che nessun militare italiano era rimasto coinvolto.
Dopo l’attacco all’Eurofighter cambia lo schieramento italiano
La notte tra il 17 e il 18 settembre ha rappresentato un passaggio delicato per il contingente italiano.
La base aerea di Ta’if, dove erano schierati uomini e mezzi dell’Aeronautica, è stata interessata da diversi attacchi. Uno dei velivoli italiani presenti nell’installazione, un Eurofighter F-2000, è stato colpito mentre si trovava a terra in un’area decentrata.
Crosetto aveva immediatamente assicurato che non risultavano militari italiani coinvolti e che non erano stati segnalati ulteriori danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale nazionale.
L’episodio ha però imposto una nuova valutazione sulla sicurezza della missione.
Il governo e i vertici militari hanno quindi deciso una rimodulazione del dispositivo italiano. ANSA ha confermato il 21 settembre lo spostamento dei mezzi della Task Force Arabia, indicando come prioritaria proprio la protezione del contingente.
Gli Eurofighter trasferiti in una base più a nord
La conseguenza più immediata è stata il trasferimento degli altri velivoli.
Dopo la perdita dell’F-2000 colpito nell’attacco, gli Eurofighter rimasti operativi sono tre. Secondo le informazioni pubblicate da ANSA e Repubblica, gli aerei sono stati spostati rispetto al precedente schieramento di Ta’if.
Repubblica riferisce che adesso si trovano in una base situata nella regione settentrionale dell’Arabia Saudita, ritenuta meno esposta alle incursioni provenienti dallo Yemen.
La missione, dunque, non è stata interrotta.
È stata invece modificata per ridurre l’esposizione dei mezzi e del personale mantenendo contemporaneamente operative le capacità italiane di sorveglianza e difesa aerea.
Il Gulfstream CAEW torna in volo
A richiamare l’attenzione è soprattutto il movimento del Gulfstream CAEW, uno degli strumenti tecnologicamente più avanzati a disposizione dell’Aeronautica Militare.
Il velivolo svolge una funzione molto diversa da quella di un normale aereo da combattimento.
È sostanzialmente un centro radar e di comando volante, capace di individuare e seguire minacce aeree a grande distanza e di fornire informazioni agli altri assetti impegnati nell’operazione.
Secondo Repubblica, quando è in volo il sistema può controllare un’area con un raggio superiore ai 400 chilometri, permettendo di sorvegliare una parte molto ampia dello spazio aereo saudita.
Ed è proprio questo velivolo che lunedì è tornato a operare lungo la costa.
La rotta verso Yanbu
Il particolare più significativo riguarda la direzione del volo.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 23 settembre, il Gulfstream CAEW è apparso lungo la costa saudita mentre procedeva verso sud. La traccia visibile attraverso i sistemi pubblici di monitoraggio sarebbe poi scomparsa poco prima dell’area di Yanbu.
Yanbu non è una località qualsiasi.
È uno dei principali centri petroliferi sauditi sulla costa del Mar Rosso e rappresenta il punto terminale di una fondamentale infrastruttura energetica che attraversa il Paese.
L’oleodotto consente infatti di trasportare petrolio dalle aree produttive orientali verso il Mar Rosso.
Perché quell’oleodotto è così importante
Il valore strategico dell’infrastruttura è legato anche alla geografia.
L’Arabia Saudita dispone di enormi giacimenti e infrastrutture petrolifere nella parte orientale del Paese, affacciata sul Golfo. Trasferire parte del greggio verso il Mar Rosso significa poter disporre di un percorso alternativo rispetto alle rotte marittime del Golfo e dello Stretto di Hormuz.
In un momento di forte instabilità regionale, quindi, la protezione delle infrastrutture energetiche assume un’importanza ancora maggiore.
Secondo Repubblica, la condotta era rimasta bloccata per circa una settimana dopo incursioni con droni e avrebbe ripreso l’attività martedì.
È in questo contesto che viene collocata l’attività del radar volante italiano.
La minaccia degli Houthi
Lo scenario è diventato particolarmente delicato a causa dell’intensificazione degli attacchi degli Houthi yemeniti.
Il gruppo ha mostrato negli ultimi anni una crescente capacità nell’utilizzo di droni e missili a lungo raggio e, nell’attuale escalation, ha colpito obiettivi in territorio saudita.
L’attacco alla base di Ta’if ha dimostrato che anche installazioni nelle quali sono presenti mezzi italiani possono finire direttamente nel raggio delle operazioni.
ANSA ha attribuito ai miliziani yemeniti l’attacco nel quale è stato colpito l’Eurofighter italiano, mentre Crosetto ha confermato ufficialmente l’attacco alla base e il danneggiamento del velivolo.
La Task Force Arabia e i mezzi italiani
Il dispositivo italiano in Arabia Saudita non è composto soltanto dai caccia.
La Task Force Arabia dispone di un insieme di sistemi destinati alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo.
Secondo le informazioni pubblicate da Repubblica, erano stati schierati quattro Eurofighter, il Gulfstream CAEW e un C-130J per i collegamenti logistici con le altre unità italiane presenti nell’area del Golfo.
Nella base King Fahd sarebbe stato inoltre presente un sistema missilistico terra-aria SAMP/T di nuova generazione, associato al radar Kronos, mentre altri sistemi italiani antidrone risultano dislocati nell’area del Golfo. ANSA ha riferito dello spostamento in corso degli assetti difensivi senza confermare pubblicamente ogni dettaglio della loro nuova collocazione.
Una missione iniziata mesi fa
La presenza italiana nella regione non nasce con gli ultimi attacchi.
Da marzo l’Italia ha rafforzato il proprio dispositivo militare nel Golfo in risposta al deterioramento della sicurezza regionale.
Reuters riferiva a luglio che circa 400 uomini dell’Aeronautica italiana erano stati dispiegati tra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, insieme a quattro Eurofighter e altri sistemi di difesa. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno indicato numeri complessivi superiori considerando l’intero dispositivo regionale.
Il governo ha presentato l’operazione come una missione con finalità difensive, mentre le opposizioni hanno contestato modalità e perimetro del dispiegamento chiedendo un maggiore coinvolgimento del Parlamento.
Dopo Ta’if aumentano gli interrogativi sulla sicurezza
L’attacco del 18 settembre ha inevitabilmente modificato la valutazione del rischio.
Prima di quell’episodio, gli Eurofighter italiani erano quattro. Uno è stato colpito a terra e gli altri tre risultano operativi.
Da qui la decisione di ridistribuire gli assetti.
Il ministro Crosetto, subito dopo l’attacco, aveva chiesto ai vertici militari una nuova valutazione «sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative».
La risposta operativa sembra essere arrivata nei giorni successivi: spostare uomini e mezzi dalle posizioni considerate più vulnerabili, senza abbandonare la missione.
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L’Italia resta quindi operativa in Arabia Saudita
È questo l’elemento centrale che emerge dalle ultime informazioni.
L’attacco all’Eurofighter non ha determinato il ritiro italiano dall’Arabia Saudita.
La missione è stata rimodulata.
Gli aerei da combattimento sono stati trasferiti, mentre il Gulfstream CAEW continua a svolgere attività di sorveglianza. La sua presenza lungo la costa del Mar Rosso mostra che le capacità italiane di controllo aereo restano operative.
E proprio la zona di Yanbu assume adesso una particolare rilevanza per la presenza del terminale petrolifero e delle infrastrutture energetiche saudite.
Dalla difesa dei cieli alla protezione di un’area energetica strategica
La vicenda mostra soprattutto quanto rapidamente sia cambiato il quadro della missione italiana.
La Task Force era stata schierata nel contesto delle tensioni regionali e con compiti di difesa aerea. Adesso deve confrontarsi anche con la minaccia rappresentata dagli attacchi Houthi provenienti dallo Yemen.
Un F-2000 italiano è già stato colpito.
Gli altri Eurofighter sono stati trasferiti.
E il principale velivolo radar dell’Aeronautica continua a operare in prossimità di una delle infrastrutture energetiche più strategiche del regno saudita.
La priorità dichiarata dal governo rimane la protezione del personale italiano. Allo stesso tempo, però, la missione continua.
Ed è questo il dato più rilevante delle ultime ore: dopo l’attacco di Ta’if, l’Italia non ha ritirato i propri mezzi dall’Arabia Saudita, ma li ha riposizionati, mentre il Gulfstream CAEW è tornato nei cieli sauditi in un’area dove la sicurezza delle infrastrutture petrolifere è diventata uno dei punti più delicati della nuova escalation regionale.



















