ULTIM’ORA – Arresto shock nella Politica Italiana – Ecco chi hanno beccato – Gravissime accuse

Il mondo dell’estrema destra romana torna al centro delle cronache giudiziarie. Stefano Schiavulli, volto noto di Forza Nuova, è stato arrestato a Roma con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Durante un controllo nella notte tra mercoledì e giovedì, gli agenti hanno trovato nella sua automobile sei sacchetti di cocaina pura all’86% e una significativa quantità di contanti. Il tribunale ha convalidato l’arresto imponendo al militante l’obbligo di dimora.

Il controllo e il ritrovamento della droga

L’arresto è scattato dopo che Schiavulli è stato notato dalle forze dell’ordine mentre era fermo in auto al telefono. Da lì la decisione di procedere con un controllo veicolare, poi con una perquisizione. All’interno dell’abitacolo sono state trovate sei bustine trasparenti chiuse con un nodo, contenenti cocaina in elevata purezza, per un totale stimato di circa 52 dosi medie.

Accanto alla droga, gli agenti hanno sequestrato una somma in contanti ritenuta sospetta dagli investigatori, in particolare alla luce della condizione economica dichiarata dall’indagato, formalmente disoccupato.

Secondo la procura, questi elementi sarebbero compatibili non con un uso personale, come sostenuto da Schiavulli, ma con un’attività di cessione organizzata della sostanza.

La decisione del giudice e l’ipotesi di spaccio

Nella giornata di giovedì, il giudice monocratico ha accolto la richiesta della Pubblica Accusa, convalidando l’arresto e stabilendo come misura cautelare l’obbligo di dimora. La valutazione della magistratura – basata sulla quantità e sul confezionamento della droga, oltre che sulla disponibilità economica ritenuta incoerente – ha rafforzato il quadro ipotizzato dagli inquirenti.

La procura, infatti, non crede alla versione dell’indagato e ritiene plausibile che la sostanza fosse destinata al mercato illecito. Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato elementi riconducibili a possibili operazioni di spaccio già avvenute.

Un profilo noto alle cronache dell’estrema destra

Stefano Schiavulli non è un nome sconosciuto. Figura storica della destra radicale romana, è stato associato negli anni a Forza Nuova e ad attività politiche legate ai gruppi dell’area neonazionalista.

Il suo curriculum giudiziario è lungo. Nel 2014 venne coinvolto nel gruppo Militia e condannato – poi in via definitiva, nel 2022 – per aver minacciato l’allora presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, durante un’udienza.

Sempre secondo ricostruzioni di stampa, nel 2019 fu imputato insieme ad altri militanti per l’esposizione di uno striscione contro Papa Francesco con la scritta: “Bergoglio come Badoglio. Stop immigrazione.”

Nel settembre 2021 venne fermato in seguito al noto assalto alla sede della Cgil durante una manifestazione contro il Green Pass. Nel 2022 risultò tra coloro presenti ai funerali di una militante neofascista in cui venne esposta una bandiera nazista sulla bara, vicenda per cui è stato rinviato a giudizio all’inizio del 2025.

Una vicenda che riapre interrogativi politici

L’arresto arriva in un momento in cui, a livello nazionale, il dibattito sulla presenza e il ruolo dei movimenti neofascisti è tornato centrale, anche alla luce di recenti episodi di radicalizzazione, violenza politica e connessioni con reti organizzate dell’attivismo neonazionalista.

Il caso Schiavulli rischia quindi di andare oltre la cronaca giudiziaria per trasformarsi in un nuovo fronte politico e mediatico. Nel mirino ci sono il profilo pubblico del protagonista, la simbologia e i contesti storici cui è associato e, soprattutto, l’eventualità che l’episodio sia soltanto una parte di una rete più ampia di attività finanziarie o illegali a sostegno di gruppi estremisti.

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Al momento non ci sono ulteriori sviluppi investigativi resi pubblici, ma l’indagine è ancora in corso. L’arresto di Stefano Schiavulli – figura centrale della galassia neofascista romana – aggiunge un nuovo tassello a una lunga sequenza di episodi che negli ultimi anni hanno coinvolto esponenti radicali, tra violenza politica, reati comuni e presenza nello spazio pubblico.

La prossima udienza chiarirà se la tesi della procura troverà conferma o se Schiavulli riuscirà a dimostrare l’uso personale della sostanza. Quel che è certo è che il caso ha riacceso i riflettori su un mondo politico che continua a muoversi tra militanza ideologica, provocazioni simboliche e derive giudiziarie.

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