In un mondo scosso da guerre e tensioni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto il palcoscenico simbolico del Meeting di Rimini 2025 per lanciare un forte richiamo alla responsabilità collettiva.
Il suo intervento, affidato a un messaggio inviato al presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz, ha toccato i temi più urgenti del nostro tempo: la necessità di ricostruire comunità solidali, la difesa della democrazia, la salvaguardia della pace.
“Abbiamo bisogno di costruttori di comunità – ha scritto il Capo dello Stato –. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà”.
Pace e democrazia non sono conquiste eterne
Mattarella ha sottolineato come libertà, democrazia e pace non siano traguardi garantiti una volta per tutte, ma beni che vanno “continuamente rigenerati e condivisi”. Una riflessione che risuona in un’epoca in cui le istituzioni internazionali sembrano sempre più fragili e i conflitti armati moltiplicano scenari di instabilità.
Il capo dello Stato ha avvertito: “Non possiamo dare per scontate le conquiste che le precedenti generazioni ci hanno trasmesso. Libertà, democrazia, pace, modello sociale vanno continuamente rigenerati nella fedeltà ai loro presupposti valoriali”.
Un monito che guarda al passato ma è rivolto al futuro, in particolare alle nuove generazioni che erediteranno un mondo più complesso, diviso e fragile.
Gaza: il ritorno dell’orrore della guerra
Il riferimento alle “guerre che pensavamo di aver cancellato dalla storia” evoca con chiarezza la tragedia di Gaza. Il conflitto esploso tra Israele e Hamas, con un bilancio drammatico di vittime civili, ha riportato in primo piano la brutalità della guerra urbana e il rischio di una destabilizzazione regionale.
Mattarella non ha fatto esplicitamente nomi, ma il contesto è chiaro: il Mediterraneo, culla della nostra civiltà, è oggi uno degli epicentri di un conflitto che genera sofferenze umane, migrazioni forzate e nuove paure.
La posizione italiana, e più in generale europea, è stata spesso accusata di ritardi e ambiguità. In questo quadro, il richiamo del Presidente assume il valore di un invito a non guardare altrove, a non cadere nell’indifferenza.
Ucraina: l’Europa al bivio
Altro fronte centrale è quello della guerra in Ucraina, entrata nel suo quarto anno e ormai capace di ridefinire gli equilibri internazionali. L’aggressione russa ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa, demolendo l’illusione di una sicurezza garantita.
Mattarella, senza mai citare direttamente Mosca o Kiev, ha parlato di “volontà di potenza che tornano a mostrarsi minacciosamente”. Un chiaro riferimento a quelle logiche imperiali che pensavamo sepolte nel secolo scorso, ma che oggi riaffiorano con violenza.
Per l’Italia, la guerra in Ucraina significa anche scelte difficili: dal sostegno militare a Kiev al peso delle sanzioni economiche, fino alle ripercussioni energetiche e inflattive che colpiscono famiglie e imprese.
Il rischio dell’indifferenza
Un passaggio chiave del messaggio di Mattarella riguarda il pericolo dell’indifferenza e del disimpegno. “Le comunità deperiscono dove prevale il disimpegno o l’indifferenza. Costruire è rimettersi in cammino nella storia, anche se questo richiede di attraversare territori difficili”.
Un concetto che vale sia sul piano interno – con una politica italiana spesso divisa e incapace di visione – sia su quello internazionale, dove l’Europa rischia di apparire debole e frammentata.
Il capo dello Stato, con parole sobrie ma ferme, invita a un’assunzione di responsabilità: non basta invocare la pace, serve lavorare attivamente per costruirla, con diplomazia, cooperazione e sostegno umanitario.
Scienza e tecnologia non bastano senza etica
Mattarella ha voluto anche mettere in guardia dal mito della tecnologia come panacea. “Le straordinarie facoltà e opportunità che scienza e tecnologie ci consegnano non bastano a garantire un sicuro e autentico progresso”.
La tecnologia, se non guidata da valori e da regole condivise, rischia di diventare strumento di oppressione o di disuguaglianza. Un monito che tocca anche i temi più attuali: dall’intelligenza artificiale alle nuove armi ipertecnologiche, fino al controllo dei dati e delle informazioni.
Il ruolo del Meeting di Rimini
Nella sua riflessione, il Presidente ha riconosciuto al Meeting di Rimini un ruolo importante come luogo di dialogo e di incontro. “Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste”.
In un momento di fratture sociali e geopolitiche, Mattarella invita a non chiudersi nei propri confini ma a costruire ponti, a ricercare ciò che unisce anziché ciò che divide.
Un appello all’Italia e all’Europa
Il messaggio del capo dello Stato è rivolto in primo luogo all’Italia, chiamata a un ruolo di responsabilità nel Mediterraneo e in Europa. Ma è anche un appello all’intera comunità europea, affinché ritrovi la forza di essere protagonista e non semplice spettatrice dei conflitti globali.
Di fronte a Gaza e Ucraina, l’Europa deve dimostrare di essere non solo un’unione economica, ma un attore politico capace di mediare, sostenere e proporre soluzioni di pace.
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