Dopo giorni di polemiche, proteste interne e un effetto domino che ha travolto RaiSport ben oltre la redazione, la Rai cambia rotta sulla gestione televisiva dell’evento più simbolico delle Olimpiadi: la cerimonia di chiusura. Secondo quanto rilanciato da La Stampa via social, sarà Auro Bulbarelli a condurre la telecronaca sulla Rai, in un passaggio che suona come una risposta diretta al terremoto mediatico scatenato dal “caso Petrecca”.
La domanda che rimbalza nelle redazioni e sui social è inevitabile: Petrecca è stato “fatto fuori”? La risposta, nei fatti, è più sfumata di uno slogan: non è un cambio di ruolo annunciato, né una rimozione ufficiale. Ma è un cambio di impostazione, e soprattutto un segnale politico-editoriale chiarissimo: la telecronaca della cerimonia non può più essere gestita come un terreno personale o “autarchico” dopo ciò che è successo.
Il punto di svolta: dalla figuraccia alla contro-mossa
La scelta di affidare la chiusura a Bulbarelli arriva “dopo il caso Petrecca”: la formula, così com’è, basta a descrivere il contesto. La telecronaca della cerimonia d’apertura – finita al centro delle critiche – ha trasformato un momento che dovrebbe valorizzare il servizio pubblico in una fonte di imbarazzo e contestazione, alimentando un clima di sfiducia anche dentro l’azienda.
In questa cornice, la cerimonia di chiusura diventa una prova generale non solo per l’immagine Rai all’estero, ma per l’autorevolezza interna: perché, quando una redazione entra in ebollizione, ogni scelta successiva pesa il doppio. E infatti la Rai, stavolta, sembra voler blindare il racconto.
Bulbarelli “richiamato” alla conduzione: la notizia e i dettagli
Il dato operativo è netto: Auro Bulbarelli guiderà la telecronaca della cerimonia conclusiva. E con lui non ci sarà una cabina “monocolore”, ma una squadra di accompagnamento che sembra pensata per alzare qualità e credibilità del commento:
Paolo Genovesi, scrittore e opinionista
Cecilia Gasdia, soprano e sovrintendente dell’Arena di Verona
Una scelta che parla da sola: non è soltanto sport o protocollo olimpico, ma anche cultura, spettacolo e racconto istituzionale. Tradotto: la Rai vuole ridurre il rischio di nuove gaffe e riportare la telecronaca su binari più controllati, autorevoli, “alti”.
L’elemento che pesa: Bulbarelli aveva chiesto di non fare l’apertura
C’è un dettaglio, riportato sempre nel post social, che rende la vicenda ancora più significativa: Bulbarelli avrebbe chiesto con una lettera di non condurre la telecronaca della cerimonia d’apertura, dopo le polemiche nate da un riferimento a una “sorpresa” legata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Questo passaggio, più di altri, spiega perché la scelta sulla chiusura sia politicamente sensibile. Se davvero Bulbarelli aveva preso le distanze dall’apertura per non entrare nel tritacarne delle controversie, il suo ritorno alla guida della chiusura è un segnale doppio:
1. La Rai considera la chiusura un momento troppo delicato per improvvisazioni e azzardi.
2. Serve una figura percepita come più “sicura” nella gestione del contesto istituzionale e del racconto.
“Fatto fuori” Petrecca? Il significato reale del cambio
Dire “fatto fuori” è efficace, ma rischia di semplificare. Quello che emerge da questa mossa è piuttosto un’altra cosa: Petrecca viene di fatto “scaricato” da quel palcoscenico specifico, cioè dalla telecronaca cerimoniale, la più esposta e più simbolica.
Perché conta così tanto? Perché la cerimonia olimpica non è un evento come gli altri: è un prodotto globale, con standard altissimi e un’attenzione internazionale che non perdona. Se l’apertura ha trascinato la Rai in una spirale di imbarazzo, la chiusura è l’occasione per evitare l’ennesimo incidente e, soprattutto, per dimostrare che l’azienda è in grado di correggersi.
In altre parole: anche senza dimissioni, anche senza comunicati, il cambio di telecronista è una correzione politica. E chi lavora in tv lo sa: quando ti tolgono “la prima linea”, il messaggio interno arriva forte e chiaro.
Il nodo RaiSport: autorevolezza, controllo e gestione dell’immagine
Questa storia non è solo “chi commenta cosa”. È un capitolo della crisi più ampia: la credibilità del servizio pubblico e la gestione del potere dentro la Rai. Negli ultimi giorni la frattura ha superato lo sport e ha toccato informazione, sindacati, reputazione aziendale. Proprio per questo la telecronaca della chiusura non è più una scelta tecnica: è un tassello di governance.
Affidarsi a Bulbarelli e affiancargli figure con un profilo culturale e istituzionale significa anche rispondere a un’esigenza precisa: alzare il livello del racconto e ridurre la percezione di improvvisazione. Non è solo un cambio di voce: è un cambio di strategia.
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La scelta di Bulbarelli per la cerimonia di chiusura suona come una mossa di contenimento danni e, insieme, come un messaggio interno: dopo il caso Petrecca, la Rai non può permettersi un’altra serata fuori controllo.
“Fatto fuori”? Forse no, nel senso stretto e formale. Ma sul piano politico-editoriale, Petrecca viene chiaramente messo in ombra nel momento più delicato, mentre l’azienda prova a riprendersi in mano il racconto delle Olimpiadi e, soprattutto, la propria faccia.



















