ULTIM’ORA – Arriva la Corte dei Conti per Salvini – Ecco cosa ha combinato il Ministro – Assurdo

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro di una nuova, durissima frizione istituzionale. Da una parte il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dall’altra i magistrati della Corte dei Conti e la loro associazione di categoria. In mezzo, un decreto legge sulle Grandi Opere atteso in Consiglio dei ministri, che – secondo le indiscrezioni circolate e una bozza diffusa dalle organizzazioni ambientaliste – servirebbe a superare l’impasse legata ai rilievi di legittimità già sollevati dalla magistratura contabile sugli atti del progetto. Salvini, però, respinge la ricostruzione: sostiene che il testo definitivo “non esiste ancora” e che è “incredibile” contestare un decreto prima di leggerlo.

La sostanza del duello, in realtà, non è soltanto politica: riguarda il perimetro dei controlli di legittimità della Corte dei Conti, il ruolo del Cipess e il rischio – denunciato dai magistrati contabili – che un intervento normativo possa “aggirare” rilievi di illegittimità già formulati, riducendo il controllo pubblico su un’opera che vale miliardi e che, per sua natura, vive di procedure, autorizzazioni, delibere e verifiche.

Il contesto: un decreto per “superare l’impasse” dopo i rilievi della Corte dei Conti

La cornice è chiara: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti starebbe preparando uno schema di decreto legge per sbloccare il percorso del Ponte dopo una fase di stallo legata a una precedente bocciatura o ai rilievi della Corte dei Conti su delibere e atti del governo. È su questo punto che la vicenda si accende: le organizzazioni ambientaliste avrebbero diffuso una bozza del provvedimento, alimentando l’idea che la partita sia già scritta nei contenuti. Salvini, invece, insiste sull’opposto: il testo definitivo sarebbe ancora in costruzione e, proprio per questo, le critiche sarebbero pregiudiziali.

In pratica, lo scontro nasce su una contraddizione diventata immediatamente politica: esiste o non esiste un decreto “già pronto”? Se una bozza circola, i magistrati contabili dicono di essere preoccupati per l’impianto che emergerebbe dalle indiscrezioni; il ministro replica che non si può discutere seriamente di un testo che non è definitivo.

L’allarme dei magistrati contabili: “svuota i controlli” e introduce “uno scudo”

L’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti – secondo quanto riportato – esprime una “forte preoccupazione” rispetto alle indiscrezioni sul contenuto del decreto. La critica è netta: il provvedimento, se approvato, punterebbe a sbloccare il progetto aggirando i rilievi di illegittimità già sollevati dalla Corte.

Ci sono due punti-chiave nella contestazione:

1. Nuova delibera Cipess, ma controllo indebolito
Il decreto prevederebbe l’emanazione di una nuova delibera del Cipess, ma nello stesso tempo “svuoterebbe di contenuti” il controllo di legittimità della Corte dei Conti. Tradotto in termini politici: si riattiverebbe la procedura, ma riducendo la capacità dell’organo di controllo di esercitare un vaglio incisivo sugli atti presupposti.


2. Uno “scudo” sulla responsabilità amministrativa
I magistrati parlano anche di un ulteriore scudo, con l’effetto di escludere la responsabilità per colpa grave “anche in caso di danni alle finanze pubbliche”. Questa è una delle accuse più pesanti, perché tocca il nervo scoperto della spesa pubblica e della tutela erariale: non è solo una questione di tempi o di procedure, ma di eventuale riduzione delle responsabilità in caso di errori e danni economici.

La replica di Salvini: “Contestano un decreto che non c’è. Massima trasparenza”

Salvini risponde con una linea difensiva ma anche offensiva: sostiene che è “incredibile” criticare i contenuti di un decreto “senza che il decreto ancora esista”. Spiega che intende portarlo in Consiglio dei ministri, ma che non c’è un testo definitivo. E aggiunge un elemento politico: la contestazione “prima ancora che ci sia” gli fa venire il dubbio che qualcuno, per pregiudizi politici, non voglia il Ponte.

Il ministro incornicia anche la propria posizione personale con un argomento ricorrente: dice di non vivere né a Reggio Calabria né a Messina e di non avere interessi diretti o indiretti, sostenendo invece che l’opera “cambia la vita” a quelle comunità. È un modo per spostare lo scontro dal piano tecnico-giuridico a quello della legittimazione politica: l’opera come scelta “per i territori”, le critiche come ostacolo “pregiudiziale”.

Bonelli (AVS): “Aggirano i rilievi, cancellano le verifiche”

Nel fuoco incrociato entra anche l’opposizione. Angelo Bonelli (AVS) sostiene che il governo tenti di aggirare i rilievi di illegittimità già sollevati, attraverso una nuova delibera Cipess che non risolverebbe i problemi di legge, ma li “coprirebbe”. Il punto, secondo Bonelli, sarebbe ottenere un visto di legittimità “svuotando il controllo” della Corte sugli atti presupposti, cancellando di fatto ogni verifica.

Qui la polemica si fa strutturale: non è più soltanto “se” fare il Ponte, ma come farlo e con quali garanzie di controllo. Perché un conto è accelerare le procedure mantenendo i presidi; un altro è riscrivere le regole in modo da restringere i poteri di controllo.

Il nodo commissario: possibile conflitto di interesse secondo la bozza diffusa

La bozza diffusa dalle organizzazioni ambientaliste aggiunge un altro elemento ad alta tensione: l’amministratore delegato della società Stretto di Messina verrebbe nominato anche commissario straordinario del governo per la prosecuzione dell’iter. Secondo i critici, ciò configurerebbe un possibile conflitto di interesse: chi guida la società attuatrice assumerebbe anche un ruolo commissariale con poteri straordinari, concentrando funzioni e riducendo la separazione tra controllato e “motore” istituzionale del processo.

È un tema delicatissimo perché, nelle grandi opere, la figura del commissario straordinario viene spesso giustificata con l’urgenza e la necessità di snellire. Ma la concentrazione di ruoli può diventare un problema di trasparenza e di equilibrio, soprattutto se inserita in un quadro dove già si discute di “scudi” e controlli attenuati.

Il punto politico reale: la bozza circola, la fiducia istituzionale no

Al di là del botta e risposta, la vicenda segnala una frattura profonda: la fiducia tra governo e magistratura contabile è ai minimi e basta una bozza – vera, presunta o incompleta – a far esplodere un conflitto pubblico. Da un lato, i magistrati contabili temono che l’esecutivo stia preparando una scorciatoia normativa per neutralizzare rilievi già formulati; dall’altro, il ministro denuncia un atteggiamento pregiudiziale e rivendica trasparenza, pur sostenendo che il testo non sia definitivo.

Ed è proprio questa simultaneità a rendere la partita incandescente: se il testo non è definitivo, perché circola una bozza così dettagliata? E se circola, perché il governo non chiarisce subito quali parti siano vere e quali no, mettendo a terra una versione ufficiale?

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Lo scontro sul decreto “Grandi Opere” è, in realtà, uno scontro sul modello di governo delle grandi infrastrutture: accelerazione contro controllo, commissariamento contro garanzie, scudi contro responsabilità. Il Ponte sullo Stretto diventa ancora una volta una cartina di tornasole: non soltanto per le divisioni politiche, ma per il modo in cui l’Italia decide di gestire un’opera ad altissimo impatto economico e istituzionale.

Mercoledì, quando il decreto arriverà (o non arriverà) davvero sul tavolo del Consiglio dei ministri, sarà più chiaro se la polemica era un anticipo del testo o la conseguenza di un testo che esiste già in forma sostanziale. In ogni caso, una cosa è già certa: la battaglia non è più solo sul Ponte. È sulla regola del gioco con cui lo si vuole realizzare.

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