C’è un nuovo ostacolo, pesante e potenzialmente decisivo, sulla strada che potrebbe riportare Marco Nonno in Consiglio regionale della Campania. Una vicenda che fino a poche ore fa sembrava tutta politica e amministrativa si è infatti trasformata anche in un caso giudiziario. Il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Napoli, primo dei non eletti e quindi indicato come possibile subentrante dopo le dimissioni di Edmondo Cirielli, è ora indagato per falso ideologico in atto pubblico. Al centro dell’inchiesta c’è l’autocertificazione presentata al momento della candidatura, documento in cui, secondo la Procura, sarebbe stata attestata una circostanza non veritiera: l’assenza di cause di incandidabilità.
La questione è delicata non solo per il diretto interessato, ma anche per il quadro politico campano, perché rischia di aprire un fronte istituzionale e giudiziario attorno a un seggio rimasto vacante in un momento già segnato da forti tensioni politiche. E soprattutto perché il nodo riguarda l’applicazione della legge Severino, dunque un terreno altamente sensibile, dove si incrociano diritto, politica e interpretazioni giuridiche contrapposte.
Il seggio lasciato libero da Cirielli e il possibile subentro
Tutto si inserisce nel contesto delle dimissioni di Edmondo Cirielli dal Consiglio regionale. Dopo la sconfitta nella corsa per Palazzo Santa Lucia contro Roberto Fico, il viceministro degli Esteri ha lasciato vacante il proprio seggio nell’assemblea campana. In base ai numeri elettorali, il primo nome utile per il subentro è proprio quello di Marco Nonno, che alle ultime regionali aveva raccolto oltre 9.600 preferenze nella lista di Fratelli d’Italia.
Fin qui, il meccanismo sembrava lineare. Ma il possibile ritorno di Nonno in aula si è subito scontrato con una questione irrisolta: la sua posizione giudiziaria e la possibile incandidabilità collegata a una precedente condanna. Ed è proprio su questo punto che ora si concentra l’inchiesta della Procura.
L’accusa: autocertificazione non veritiera
Secondo l’ipotesi investigativa, Marco Nonno avrebbe dichiarato il falso nell’autocertificazione depositata al momento della candidatura, sostenendo di non trovarsi in condizioni di incandidabilità. Per i magistrati, invece, quella dichiarazione non sarebbe stata corretta, in particolare alla luce della condanna a 2 anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale maturata nel procedimento relativo agli scontri del 2008 contro la discarica di Pianura.
È questo il cuore del fascicolo aperto dalla Procura: stabilire se quella condanna, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale, dovesse già allora essere considerata tale da impedire la candidatura. Se la risposta dovesse essere positiva, l’autocertificazione presentata da Nonno assumerebbe un rilievo penale diretto, perché conterrebbe un’affermazione considerata falsa in un atto pubblico.
Il nodo della legge Severino
La vicenda ruota attorno all’applicazione della legge Severino, che disciplina tra l’altro le cause di incandidabilità e decadenza per gli eletti condannati in via definitiva per determinati reati. Secondo la ricostruzione richiamata dall’accusa, proprio quella condanna per resistenza a pubblico ufficiale avrebbe già prodotto effetti tali da impedire la candidatura di Nonno.
Non è un tema nuovo. Già nel 2022, infatti, Nonno era stato sospeso da consigliere regionale, proprio in relazione a questa situazione giudiziaria. Ora però la questione torna con ancora più forza, perché non riguarda solo la permanenza in carica, ma la legittimità stessa della candidatura e quindi del possibile subentro.
La Procura ritiene che il quadro giuridico fosse già sufficientemente chiaro. La difesa, invece, sostiene una lettura opposta, insistendo sul fatto che la condanna non sarebbe ancora formalmente definitiva in modo pienamente tale da far scattare l’incandidabilità.
Il rinvio della decisione politica e gli approfondimenti istruttori
Intanto, sul piano istituzionale, il Consiglio regionale della Campania non ha ancora chiuso la partita. La deliberazione finale sul subentro è stata infatti rinviata dal consiglio regionale presieduto da Massimiliano Manfredi, dopo che una prima istruttoria aveva ritenuto sostanzialmente invariato il quadro giuridico rispetto alla decisione assunta in precedenza.
A determinare lo stop è stata la richiesta di “ulteriori approfondimenti istruttori” emersa durante la seduta della giunta delle elezioni. Un passaggio che già segnalava quanto il dossier fosse considerato delicato e tutt’altro che scontato. Ma mentre la politica prendeva tempo, la magistratura ha accelerato.
L’intervento della Guardia di finanza e il sequestro dei documenti
La giornata decisiva è arrivata quando gli investigatori hanno iniziato a raccogliere formalmente gli atti. La Guardia di finanza di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro firmato dai magistrati della Procura, coordinati dagli aggiunti Sergio Amato e Giuseppina Loreto, relativo alla documentazione presentata da Nonno in vista delle elezioni.
Gli originali dell’autocertificazione sono stati acquisiti presso gli uffici del tribunale al Centro direzionale. Nelle stesse ore, a Marco Nonno è stato notificato anche un avviso di garanzia, atto che gli consente di conoscere formalmente le contestazioni e di difendersi nel corso del procedimento. Assistito dall’avvocato Sergio Cola, il dirigente di Fratelli d’Italia potrà ora replicare alle accuse nei successivi passaggi giudiziari.
I certificati esibiti da Nonno e la linea difensiva
Uno degli elementi più controversi della vicenda riguarda proprio la documentazione esibita da Nonno. Negli atti presentati, infatti, la condanna non risulterebbe in modo netto: nel certificato dei carichi pendenti la sentenza d’appello viene indicata come “annullata con rinvio”, mentre nel casellario giudiziale comparirebbe la dicitura “nulla”.
Su questa base si fonda la linea difensiva del coordinatore cittadino di FdI. Secondo i suoi legali, la condanna non potrebbe essere considerata formalmente passata in giudicato anche perché ancora intrecciata a un ulteriore segmento processuale legato all’accusa più grave di devastazione. Da questo punto di vista, la difesa sostiene che la situazione giuridica non sarebbe stata così definita da imporre l’indicazione di una causa di incandidabilità già consolidata.
La posizione della Procura: la condanna è da ritenere definitiva
La Procura, però, si muove su un’impostazione diversa. Per gli inquirenti, la condanna a 2 anni per resistenza avrebbe già assunto un rilievo definitivo sufficiente a far scattare le conseguenze previste dalla legge. E a rafforzare questa tesi ci sarebbe anche un precedente civile importante.
Il riferimento è alla sentenza del tribunale civile che, nell’ottobre 2023, aveva respinto il ricorso di Nonno contro la sua decadenza da consigliere, affermando che quella condanna dovesse essere considerata ormai definitiva. È proprio questo contrasto tra l’interpretazione della difesa e quella della magistratura a rappresentare il punto più sensibile dell’intera vicenda.
Il processo ancora aperto e la prossima udienza
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che un nuovo passaggio processuale è ancora in corso. La Suprema Corte ha disposto infatti un nuovo giudizio d’appello, ma limitatamente alla valutazione del ricorso della Procura generale sull’accusa di devastazione, reato per il quale Nonno era stato condannato in primo grado e assolto nel primo giudizio di appello.
Secondo quanto ricostruito, però, la Cassazione avrebbe confermato i 2 anni per resistenza, lasciando aperta soltanto la partita sull’ipotesi più grave. La prossima udienza è fissata per il 17 maggio. È anche su questo intreccio che si gioca la battaglia interpretativa: per la difesa, i due piani sarebbero ancora connessi; per l’accusa, la condanna rilevante ai fini dell’incandidabilità sarebbe già consolidata.
Un caso politico oltre che giudiziario
Il fascicolo aperto dalla Procura non riguarda soltanto il futuro personale di Marco Nonno. Ha anche una ricaduta politica evidente su Fratelli d’Italia e sugli equilibri regionali campani. Il coordinatore cittadino del partito a Napoli è infatti una figura politicamente esposta, e il suo eventuale ritorno in Consiglio avrebbe avuto un valore simbolico e strategico per il partito.
Ora, invece, tutto si complica. Il seggio lasciato libero da Cirielli non è più soltanto una questione di scorrimento elettorale, ma diventa un caso in cui si intrecciano verifiche istituzionali, interpretazioni della Severino e un’indagine penale per falso. Un quadro che inevitabilmente alza la tensione e rende ogni passaggio successivo ancora più delicato.
L’ostacolo dell’inchiesta sulla strada del rientro
La formula usata per descrivere la situazione è chiara: tra Nonno e il ritorno in Consiglio regionale ora c’è un ostacolo pesante, ed è quello dell’inchiesta della Procura. Anche se l’indagine è all’inizio e vale pienamente il principio di non colpevolezza, il solo fatto che i magistrati abbiano disposto il sequestro degli atti e notificato l’avviso di garanzia cambia radicalmente il contesto.
Da una parte resta l’iter politico-istituzionale, che dovrà stabilire se esistano o meno i presupposti per il subentro. Dall’altra si apre un percorso giudiziario che rischia di incidere direttamente sulla valutazione di quella stessa candidatura. Le due dimensioni, in questa vicenda, finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.
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Il caso di Marco Nonno si trasforma così in uno dei dossier più delicati della politica campana di queste ore. Il possibile subentro al posto di Edmondo Cirielli, che sembrava una conseguenza naturale dei risultati elettorali, è diventato un terreno minato tra verifiche amministrative, interpretazioni normative e rilievi penali. La Procura sostiene che Nonno non potesse candidarsi e che abbia attestato il falso; la difesa replica che il quadro giudiziario non è definito nei termini indicati dagli inquirenti.
Sarà ora l’intreccio tra Consiglio regionale e magistratura a determinare gli sviluppi. Ma un punto è già chiaro: la strada verso il ritorno di Marco Nonno in aula, oggi, è molto più stretta e molto più incerta di quanto apparisse solo pochi giorni fa.

















