Roma, – Il Senato si infiamma dopo l’approvazione in Commissione Affari Costituzionali del disegno di legge promosso dal centrodestra che punta a estromettere dalla Commissione Parlamentare Antimafia due esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, entrambi ex magistrati antimafia. Un provvedimento che, secondo l’opposizione, segna uno degli attacchi più gravi alla libertà di mandato parlamentare e alla Costituzione.
Antimafia,Patuanelli (M5S): primo ok maggioranza a ddl per cacciare Scarpinato e De Raho
Il via libera che scatena la bufera: «Un’operazione di vendetta politica»
L’accusa è chiara: il disegno di legge sarebbe stato scritto appositamente per colpire i due ex magistrati, noti per le loro battaglie contro la criminalità organizzata.
«Oggi la maggioranza in Senato ha approvato il mandato sul ddl che punta a cacciare Scarpinato e De Raho dalla Commissione Antimafia», ha denunciato il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, a margine della seduta.
Patuanelli ha parlato senza mezzi termini di «odio politico trasformato in norma contra personam»:
«Hanno bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione, confermando che l’unico scopo di questa legge è eliminare due parlamentari scomodi. Scarpinato e De Raho hanno speso la vita nella lotta alla mafia: secondo la maggioranza, proprio per questo, sarebbero in conflitto di interessi nel far parte della Commissione Antimafia. Se non fosse un attacco vergognoso alla Costituzione e alla libertà di mandato, ci sarebbe da ridere. Ma qui non c’è nulla da ridere».
Maiorino: «Norma incostituzionale, calpestano la dignità del Parlamento»
A rincarare la dose è stata anche Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5S al Senato e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, che ha definito la legge «un provvedimento incostituzionale e raffazzonato», nato unicamente per estromettere i due senatori pentastellati.
«Hanno costruito una norma che calpesta la libertà di mandato dei parlamentari, impedendo loro di ricorrere alla Corte Costituzionale e lasciando la decisione di eventuali ‘conflitti di interessi’ alla maggioranza della Commissione stessa, tramite una semplice votazione», ha spiegato Maiorino.
Il punto più contestato è proprio questo: la legge non definisce in modo chiaro cosa costituisca un conflitto di interessi e affida alla Commissione il potere di decidere chi ne sia affetto, aprendo la strada a decisioni arbitrarie e politicamente motivate.
Il provvedimento della discordia: «Una legge contro due persone»
Il disegno di legge in questione, approvato con i soli voti della maggioranza, è stato definito dal M5S una norma «contra personam», costruita su misura per escludere i due parlamentari scomodi.
A denunciare la gravità del provvedimento è stata la vicepresidente del gruppo M5S al Senato e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, Alessandra Maiorino, che non ha usato mezzi termini:
«Stanno trasformando il loro odio politico verso il M5S e verso i magistrati in una norma di legge. È un provvedimento incostituzionale, che calpesta la libertà di mandato dei parlamentari, con l’unico scopo di espellere due figure sgradite come Scarpinato e De Raho».
Secondo la senatrice, il ddl è stato scritto in modo «raffazzonato» e mira a introdurre un presunto conflitto di interessi per impedire ai due ex magistrati di occuparsi di lotta alla mafia in Parlamento.
L’accusa del M5S: «Vogliono zittire chi non si piega»
Il Movimento 5 Stelle non usa giri di parole e denuncia una vera e propria «epurazione politica».
«Questa non è una legge per combattere il conflitto di interessi, è una legge per zittire chi dà fastidio. È una legge per colpire chi ha le mani libere nella lotta alle mafie», ha affermato Patuanelli.
Secondo il M5S, la maggioranza starebbe “calpestando le istituzioni” per sbarazzarsi di due figure scomode, «che non si piegano e non si faranno mai piegare».
La rabbia nel Movimento è palpabile: «Con questa norma, chiunque sia sgradito al governo potrà essere espulso da una Commissione senza alcuna garanzia di difesa, semplicemente con un voto a maggioranza», avverte il gruppo parlamentare.
Il paradosso: «Magistrati incompatibili, ma parenti di mafiosi no»
Tra i passaggi più discussi del provvedimento vi è il concetto stesso di conflitto di interessi, che – secondo il M5S – viene applicato in modo arbitrario e strumentale.
«Secondo la loro tesi, due magistrati che hanno dedicato la loro vita alla lotta alla mafia sarebbero incompatibili con il ruolo di commissari antimafia. Ma, per assurdo, chi ha un parente stretto condannato per mafia, secondo loro, può tranquillamente restare in Commissione», ha tuonato Maiorino, denunciando un’evidente contraddizione etica e politica.
La norma, infatti, lascia ampia discrezionalità alla Commissione stessa, che potrebbe dichiarare l’esistenza di un conflitto di interessi attraverso una semplice votazione a maggioranza, senza alcun criterio giuridico chiaro e senza prevedere la possibilità per i parlamentari estromessi di ricorrere alla Corte Costituzionale.
M5S in rivolta: «Un attacco senza precedenti alla democrazia»
Per il Movimento 5 Stelle, l’approvazione di questo ddl rappresenta un attacco frontale non solo ai singoli parlamentari coinvolti, ma all’intera architettura costituzionale.
«Si tratta di un cortocircuito istituzionale gravissimo», ha affermato la senatrice Maiorino. «Stiamo assistendo a una violazione clamorosa del principio di rappresentanza democratica. Se questa norma passerà anche in Aula, chiunque sarà sgradito alla maggioranza potrà essere espulso da qualsiasi Commissione con il pretesto del conflitto di interessi, senza alcun contraddittorio e senza possibilità di difesa».
L’ombra della vendetta politica
Dietro la norma, il M5S intravede una chiara vendetta politica, mirata a eliminare due figure scomode per il centrodestra. Scarpinato e De Raho, entrambi noti per le loro battaglie contro la criminalità organizzata, si sono più volte scontrati con esponenti della maggioranza, criticando aspramente alcune scelte legislative e denunciando il rischio di un indebolimento delle norme antimafia.
«Questa è una resa dei conti politica», accusa il Movimento, che denuncia il tentativo di silenziare le voci più critiche all’interno della Commissione Antimafia, proprio in un momento in cui la lotta alla criminalità dovrebbe essere una priorità nazionale.
Il caso scuote il Parlamento
Il caso ha già sollevato un’ondata di reazioni tra le opposizioni, mentre il centrodestra difende il provvedimento sostenendo che «serve a garantire la terzietà della Commissione».
Tuttavia, il clima si fa sempre più teso: il M5S promette battaglia in Aula e prepara ricorsi in tutte le sedi possibili, mentre cresce il sospetto che dietro questa legge si celi una volontà di epurazione politica che potrebbe aprire un precedente pericolosissimo.
La polemica è destinata a esplodere anche fuori dal Parlamento: associazioni antimafia, giuristi e magistrati stanno già intervenendo nel dibattito, sottolineando la gravità di un disegno di legge che potrebbe minare la credibilità stessa della Commissione Antimafia, trasformandola in un organo “normalizzato” e privo di voci scomode.
Il destino di Scarpinato e De Raho, e della stessa Commissione, si giocherà ora nelle prossime settimane in un confronto parlamentare che si preannuncia infuocato.
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La bufera sulla Commissione Antimafia non si ferma e rischia di lasciare un segno indelebile nella vita parlamentare italiana. Il disegno di legge approvato in Commissione Affari Costituzionali ha scatenato una durissima reazione del Movimento 5 Stelle, che parla apertamente di epurazione politica e di un pericoloso precedente istituzionale. Al centro della contesa non ci sono solo i destini di Scarpinato e De Raho, ma il principio stesso della libertà di mandato e il ruolo della Commissione Antimafia, che potrebbe trasformarsi in uno strumento di controllo politico.
La battaglia ora si sposta in Aula e nella società civile, con il rischio concreto che la Commissione perda autorevolezza proprio nel momento in cui la lotta alla mafia dovrebbe essere una priorità condivisa. Quella che si sta consumando, infatti, non è soltanto una schermaglia tra partiti, ma una sfida tra due visioni opposte di politica e istituzioni, con in gioco la credibilità della democrazia parlamentare italiana. Il confronto, già incandescente, è appena cominciato.


















