Un intervento destinato a riaprire un dibattito politico che da anni procede tra tentativi falliti, riforme incomplete e ambiguità istituzionali. Dal palco dell’Assemblea delle Province d’Italia, a Lecce, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato con forza Parlamento e Governo al dovere di completare la riorganizzazione degli enti locali, a cominciare dalle Province.
Parole nette, precise, e per certi versi sorprendenti:
“Il rinnovato Titolo V della Costituzione, confermato dal referendum popolare del 2001, ha voluto collocare come pietre angolari della Repubblica, con pari dignità, i Comuni, le Province, le Città metropolitane, le Regioni, lo Stato.”
Una frase che segna un punto politico importante: le Province non sono un incidente della storia, né un livello amministrativo superfluo da eliminare a colpi di slogan, ma parte integrante dell’architettura dello Stato.
Un nodo irrisolto da oltre dieci anni
Dal referendum del 2016, che bocciò la proposta di abolizione delle Province, il sistema è rimasto a metà: enti svuotati, competenze incerte, organi eletti indirettamente, bilanci spesso insufficienti, mentre continuano a gestire funzioni fondamentali come strade provinciali, scuole superiori e pianificazione territoriale.
Mattarella lo ha detto chiaramente:
“Rimane l’interrogativo di fondo: come adeguare le funzioni delle Province a quanto dispone la Costituzione? Non ci si può sottrarre al dovere di attuarla.”
Un messaggio rivolto non solo ai legislatori, ma anche a chi negli ultimi anni ha alimentato una narrativa semplicistica secondo cui gli enti locali sarebbero solo costi da tagliare.
L’articolo 5 e il principio delle autonomie
Il Presidente ha inoltre richiamato l’articolo 5 della Costituzione, spesso dimenticato nel dibattito pubblico:
“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali.”
Autonomia non significa frammentazione, ha sottolineato Mattarella, ma efficacia amministrativa, responsabilità e capacità di gestione del territorio.
In altre parole: meno competenze affastellate nei ministeri e più capacità decisionale nei territori.
Una riflessione che arriva in un contesto politico delicato
Il discorso arriva mentre si discute di regionalismo differenziato, riforma costituzionale e taglio dei rappresentanti nelle assemblee locali.
Con queste parole, il Capo dello Stato sembra voler ricordare che non si costruisce una riforma istituzionale solida lasciando zone grigie o enti considerati “di serie B”.
Il riferimento al referendum del 2001 non è casuale: quella riforma, approvata dal voto popolare, stabiliva con chiarezza la centralità delle Province nel sistema delle autonomie. Da allora, nessuna legge organica è riuscita davvero ad armonizzare funzioni, governance e risorse.
Province, città metropolitane e Regioni: una partita ancora aperta
L’intervento di Mattarella accende un faro su un problema concreto: la distribuzione delle competenze tra diversi livelli istituzionali continua a generare conflitti, inefficienze e ritardi nell’erogazione dei servizi.
Il risultato? Cittadini e territori subiscono le conseguenze, soprattutto in ambiti chiave:
manutenzione delle scuole
reti stradali e mobilità
pianificazione ambientale e gestione dei rischi
servizi sociali in aree interne e montane
Un monito istituzionale che diventa politico
Il messaggio finale del Presidente è un invito – e allo stesso tempo un avvertimento:
“Non ci si può sottrarre al dovere di attuare la Costituzione.”
Non un’opinione, ma un principio giuridico: se la Carta riconosce ruolo e dignità a un livello istituzionale, è compito del legislatore definire strumenti e limiti perché quel ruolo sia reale.
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Il discorso di Mattarella apre una fase nuova: quella in cui la questione delle Province non potrà più essere archiviata come tema secondario o residuo amministrativo.
Se la Repubblica riconosce le autonomie locali come pilastri costituzionali, allora riformarle non è un’opzione: è un dovere.
La politica ora dovrà decidere se affrontare questo nodo con una riforma organica o continuare a rinviarlo. Ma dopo l’intervento del Presidente, far finta di nulla non è più possibile.




















