ULTIM’ORA – Arriva l’elenco shock alla camera dal M5S che becca la Meloni – IL VIDEO

La conferenza stampa e l’attacco al governo

Roma, 25 settembre 2025 – Parole durissime quelle pronunciate dalla deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, che in una conferenza stampa alla Camera, dal titolo eloquente “Le complicità dell’Italia con il genocidio”, ha denunciato le responsabilità indirette – e in alcuni casi dirette – del governo Meloni nel conflitto in corso a Gaza.
Ascari ha risposto con toni incendiari all’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in Parlamento aveva rivendicato gli aiuti inviati alla popolazione palestinese definendoli “cerini di speranza”.

“Ecco invece i veri cerini che dimostrano la complicità del governo italiano con Netanyahu – ha scandito la deputata M5S –: sostanze esplosive e micce provenienti dall’Italia usate dall’esercito israeliano per radere al suolo Gaza, pezzi di ricambio prodotti da Leonardo per gli aerei militari su cui si addestrano i piloti di Israele, parti dei carri armati israeliani prodotti da aziende lombarde che passano indisturbate dalle nostre dogane”.

“Flussi di armi e affari miliardari”

L’elenco presentato da Ascari è stato lungo e dettagliato. La deputata ha denunciato “armi straniere per Israele che transitano continuamente nei nostri porti, centinaia di milioni di acquisti di armi e tecnologie militari che alimentano il sistema militare-industriale di Israele” e ha puntato il dito anche contro le esercitazioni congiunte e gli incontri ufficiali tra i vertici militari italiani e israeliani, segnalando che “la collaborazione militare non si è mai interrotta, nemmeno di fronte al massacro in corso a Gaza”.

Secondo Ascari, si tratta di “una catena di responsabilità che fa dell’Italia non uno spettatore, ma un complice silenzioso” della strategia bellica di Tel Aviv.

L’accusa di ipocrisia

Ascari non ha risparmiato accuse di incoerenza e di cinismo al governo Meloni: “Da un lato si mandano aiuti e si cura qualche bambino palestinese, dall’altro si forniscono strumenti, pezzi e tecnologie che contribuiscono alla macchina da guerra israeliana. Questa è l’ipocrisia del governo Meloni: lavarsi la coscienza con qualche gesto caritatevole mentre si continua a sostenere un genocidio”.

Particolarmente dura la denuncia di quelle che la parlamentare ha definito “vacanze di decompressione” offerte ai militari israeliani reduci dal fronte di Gaza: “Un privilegio vergognoso, che contrasta con la sofferenza di milioni di civili palestinesi intrappolati nella Striscia”.

Il tema politico

Le parole di Ascari si inseriscono in un dibattito politico sempre più rovente sulla posizione italiana in Medio Oriente. Mentre la maggioranza difende la linea del governo Meloni, rivendicando aiuti umanitari e rapporti diplomatici stabili con Israele, le opposizioni chiedono chiarezza su forniture militari, transiti nei porti italiani e investimenti del comparto difesa.

La conferenza stampa della deputata M5S ha segnato un punto di rottura netto, denunciando un’Italia “complice e ipocrita” e chiamando in causa direttamente la premier Meloni.

Il dossier di Stefania Ascari accende un faro sulle contraddizioni della politica italiana verso Israele e Palestina. In un contesto in cui la società civile e le piazze chiedono lo stop alle forniture militari e l’embargo delle armi, la denuncia della deputata M5S rende ancora più esplosivo un tema che rischia di lacerare ulteriormente il dibattito parlamentare e internazionale.

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L’affondo di Stefania Ascari rompe l’ambiguità: non basta rivendicare “cerini di speranza” se, in parallelo, flussi di forniture e cooperazioni militari con Israele restano in piedi. La sua denuncia costringe Palazzo Chigi a un bivio netto: trasparenza completa su export, transiti e programmi congiunti—con eventuali stop e sanzioni—oppure l’accusa di complicità e ipocrisia diventerà un marchio politico. Sullo sfondo, un’opinione pubblica sempre più esigente e piazze che chiedono embargo e responsabilità giuridica. Il governo può archiviare il caso come propaganda d’opposizione, ma senza dati, controlli e scelte verificabili il costo sarà in credibilità, in Parlamento e fuori. Questa è ormai una prova di coerenza tra parole umanitarie e atti di governo.

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