ULTIM’ORA – Assalto shock alla famosa redazione giornalistica – Deve intervenire Mattarella – Video

L’irruzione avvenuta ieri nella redazione centrale del quotidiano La Stampa, a Torino, non è passata inosservata. Circa un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici di via Lugaro, forzando due accessi e urlando frasi intimidatorie contro i giornalisti presenti. Una scena che ha riportato alla memoria episodi di intimidazione politica che il Paese sperava di essersi lasciato alle spalle.

L’attacco, consumato proprio nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti, ha assunto una portata simbolica ancora più grave: mentre la categoria rivendicava tutele sul lavoro, dignità professionale e qualità dell’informazione, un gruppo organizzato ha scelto di colpire fisicamente uno dei luoghi simbolo del giornalismo italiano.

L’irruzione: come si è svolto l’attacco

Secondo la ricostruzione fornita dal Comitato di Redazione, i manifestanti — alcuni a volto scoperto, altri con passamontagna — hanno sfondato le porte della sede e si sono introdotti nei corridoi fino alla sala redazionale. Durante l’ingresso, sarebbero stati pronunciati slogan e minacce dirette, tra cui:

 «Giornalista terrorista, sei il primo della lista».

L’episodio ha generato momenti di tensione e paura tra i lavoratori presenti, costretti ad assistere a un atto di forza senza precedenti nella recente storia del quotidiano.

Preoccupa inoltre la dinamica: secondo il Cdr, l’azione non sarebbe stata impedita dalle forze dell’ordine, presenti all’esterno ma incapaci di bloccare l’irruzione. Un punto che ha già aperto interrogativi politici e istituzionali sulla gestione della sicurezza.

La condanna della redazione

In un comunicato duro e articolato, il Comitato di Redazione ha definito l’accaduto:

Un attacco gravissimo alla libertà di stampa

Un gesto intimidatorio senza precedenti

Un atto vile perché avvenuto nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti


Il Cdr ha ribadito che nessuna protesta — per quanto accesa — può trasformarsi in violenza fisica e minacce nei confronti di chi esercita un diritto costituzionalmente protetto: quello di informare.

Mattarella interviene: “Atto inaccettabile”

La gravità dell’accaduto ha spinto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a intervenire direttamente. Il Capo dello Stato ha inviato un messaggio al direttore Andrea Malaguti e alla redazione di La Stampa, esprimendo:

Solidarietà piena

Vicino istituzionale

Ferma condanna della violenza


Il Quirinale ha definito l’irruzione un episodio che minaccia la convivenza democratica e il pluralismo dell’informazione, capisaldi dell’ordinamento repubblicano.

Un segnale inquietante: informazione e clima politico

L’episodio si inserisce in un momento di crescente tensione tra stampa, politica e movimenti di protesta. Da mesi alcuni organi di informazione vengono indicati come “nemici politici” da gruppi estremisti, e il linguaggio pubblico è diventato sempre più aggressivo, polarizzato e ostile nei confronti dei media.

Secondo vari analisti, l’irruzione potrebbe costituire:

un salto di qualità nell’intimidazione politica,

un pericoloso precedente,

una minaccia reale all’indipendenza dell’informazione.


Associazioni di categoria, sindacati e numerosi direttori di altre testate hanno espresso solidarietà, sottolineando come questo episodio non riguardi solo La Stampa, ma l’intero sistema democratico.

Il nodo sicurezza e libertà di cronaca

La domanda ora è inevitabile: come garantire la sicurezza dei giornalisti senza limitare l’accesso ai luoghi dell’informazione?

La risposta non è semplice, ma l’urgenza è evidente. Troppi episodi recenti — aggressioni a troupe televisive, minacce sui social, intimidazioni sotto le redazioni — indicano che la libertà di stampa non è più un principio garantito, ma un campo di battaglia.

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VIDEO:

L’irruzione nella sede de La Stampa non è solo una notizia di cronaca: è un campanello d’allarme.
In un Paese democratico, nessuna protesta può trasformarsi in minaccia, nessun dissenso può giustificare intimidazioni fisiche, nessun gruppo può decidere chi ha o non ha diritto di informare.

La solidarietà istituzionale e pubblica è un segnale importante. Ma ora servono azioni, garanzie e una riflessione collettiva: perché quando si attacca la stampa, non si colpiscono solo i giornalisti, ma il diritto di tutti a conoscere, comprendere e scegliere liberamente.

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