L’attacco nella notte
Un nuovo episodio di violenza politica scuote Roma. Nella notte tra l’11 e il 12 settembre, un ordigno rudimentale è stato fatto esplodere davanti alla porta del Centro Sociale La Strada, nel quartiere Garbatella. L’esplosione ha danneggiato la serratura e lasciato vistosi segni neri sulla porta. Accanto, un messaggio inequivocabile: uno striscione con scritto “Di Battista puttana di Hamas”, chiaro riferimento ad Alessandro Di Battista, ex parlamentare del Movimento 5 Stelle e tra le voci più critiche in Italia contro Israele e le operazioni militari a Gaza.
Secondo quanto denunciato dagli attivisti, “alle 4:08 un’esplosione ha scosso la Garbatella. È l’ennesimo episodio: da ottobre 2023 siamo bersaglio di decine di aggressioni, minacce, imbrattamenti, danneggiamenti, fino a veri e propri ordigni”.
Il comunicato del centro sociale
In una nota diffusa poche ore dopo, La Strada ha parlato apertamente di una matrice filo-israeliana dietro l’attacco: “Vogliono colpire chi, come noi, si batte per la fine del genocidio a Gaza e contro le politiche criminali del governo Netanyahu. La nostra è una lotta limpida, contro la guerra e l’oppressione, mai contro il popolo ebraico. Continueremo le nostre battaglie alla luce del sole: le bombe notturne appartengono alla vigliaccheria degli squadristi”.
Gli attivisti denunciano inoltre che “Roma sta vivendo un’escalation inquietante. Non solo La Strada: basti pensare alla contestazione al Fatto Quotidiano al Circo Massimo pochi giorni fa. È un clima d’odio costruito con menzogne, semplificazioni brutali e attribuzioni confuse: si vogliono criminalizzare voci diverse, accomunando persone e movimenti che chiedono soltanto di fermare il genocidio a Gaza”.
Il riferimento a Di Battista
La scritta lasciata dagli attentatori è un attacco diretto ad Alessandro Di Battista, da sempre schierato contro le politiche israeliane e vicino alle istanze del popolo palestinese. Nei suoi recenti interventi, l’ex deputato ha parlato senza esitazioni di “genocidio a Gaza”, accusando anche il governo italiano di complicità nel continuare a vendere armi a Tel Aviv.
Il messaggio vergato sullo striscione non è dunque casuale: mira a colpire una delle figure pubbliche italiane che più hanno denunciato le responsabilità di Israele e la connivenza dell’Occidente.

Di Battista:
“Ho letto questa notizia. Un piccolo ordigno esploso davanti al centro sociale La Strada a Roma e accanto una scritta contro di me. Ho appena parlato con il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni, persona seria, che mi ha detto che si sarebbe mosso immediatamente per compiere tutte le azioni necessarie per garantire la mia sicurezza e quella dei miei figli. Come ho sempre detto la questione palestinese, il sostegno ad un popolo che sta subendo un genocidio da parte di Israele, è più importante della mia stessa vita e non smetterò mai di denunciare l’orrore che si sta consumando a poche centinaia di km dalle nostre coste.
La mobilitazione
Per reagire all’attacco, gli attivisti hanno convocato per oggi pomeriggio alle 17:00 un’assemblea pubblica al centro sociale La Strada. L’intenzione è di trasformare la paura in mobilitazione, ribadendo che “non saranno le bombe a zittire chi lotta per la pace”.
Le parole di Giuseppe Conte:
Un clima politico incandescente
L’episodio si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Da settimane, manifestazioni, contestazioni e prese di posizione politiche animano la capitale, spesso collegate al conflitto in Medio Oriente. L’attentato alla serratura del centro sociale è solo l’ultimo di una serie di episodi che denunciano un clima di criminalizzazione del dissenso, in cui le voci critiche verso Israele vengono sistematicamente attaccate, verbalmente e ora anche con atti violenti.
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Conclusione
L’attacco alla Garbatella non è un fatto isolato, ma il sintomo di una città attraversata da divisioni profonde, dove le tensioni internazionali trovano eco nelle strade e nei muri. L’ombra di minacce e intimidazioni non sembra fermare chi continua a chiedere pace e giustizia per Gaza, ma solleva interrogativi pesanti sulla libertà di espressione e sulla sicurezza di chi si oppone alla narrazione dominante.
La vicenda segna un nuovo capitolo buio per la democrazia italiana: quando il dibattito politico degenera in bombe e insulti, il rischio è che la violenza diventi il vero linguaggio della politica.




















