Lo sfogo in Senato: “Altro che efficienza, si smantella la legalità”
ROMA – Un intervento vibrante, appassionato, e senza sconti quello del senatore del Movimento 5 Stelle Ettore Licheri, che ieri ha preso la parola in Aula al Senato per denunciare duramente l’approccio del governo Meloni sul tema della giustizia. “Se solo provassimo a interpellare i cittadini – ha esordito – scopriremmo che chiedono processi più veloci, tribunali efficienti, organici adeguati e carceri umane. Invece il governo cosa fa? Si preoccupa di garantire l’impunità ai potenti”.
Un attacco frontale al disegno politico che, secondo il parlamentare M5S, punta a stravolgere il sistema giudiziario non per riformarlo, ma per renderlo più servile verso chi detiene il potere. “Si sta costruendo – ha detto Licheri – una giustizia a doppio binario: una per chi conta, che resta impunita, e una per i cittadini comuni, repressiva e punitiva”.
Due pesi e due misure: il garantismo a senso unico
Il cuore del j’accuse di Licheri è l’ipocrisia del garantismo di governo, riservato solo a chi è vicino ai centri di potere. “Il garantismo del governo – ha denunciato – vale per i colletti bianchi e per i politici indagati. Quando si parla invece di studenti che protestano pacificamente o di detenuti che adottano forme di resistenza non violenta, il tono cambia: lì si diventa giustizialisti, colpevolisti, inflessibili”.
Un sistema, quello evocato da Licheri, dove la legalità viene manipolata per fini politici. “Il disegno del governo Meloni è chiaro: indebolire i controlli, svuotare la magistratura, rendere più difficile indagare su chi gestisce denaro pubblico e potere. Altro che riforma della giustizia: è una resa del diritto alla logica del potere”.
Il nodo della separazione delle carriere: “Pubblico ministero ridotto a poliziotto agli ordini”
Licheri ha dedicato gran parte del suo intervento alla critica della proposta di separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, attualmente al centro del dibattito parlamentare. Per il senatore M5S, si tratta di un’operazione pericolosa e regressiva, che “non ha nulla a che vedere con l’efficienza del sistema”, ma risponde alla volontà di controllare il potere giudiziario.
> “Separare le carriere significa spezzare l’autonomia della magistratura. Nei Paesi dove ciò è avvenuto, il pubblico ministero è diventato un funzionario agli ordini dell’esecutivo. Un poliziotto al servizio del potere”.
Licheri ha poi ricordato che lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso dubbi sull’obbligatorietà dell’azione penale, principio cardine dell’equità del sistema giudiziario. “È un segnale preoccupante: se si smantella anche questo, allora tutto è davvero nelle mani di chi governa”.
“Un vecchio sogno della destra e di Licio Gelli”
La chiusura del discorso è stata un affondo politico carico di significato simbolico. “La separazione delle carriere – ha dichiarato Licheri – non è una novità. È sempre stata un chiodo fisso della destra italiana, fin dai tempi della P2 di Licio Gelli. Chi vuole piegare la giustizia al potere, parte sempre da qui”.
Con questo riferimento diretto alla loggia massonica più tristemente nota della storia repubblicana, il senatore ha inteso sottolineare la continuità ideologica tra le riforme odierne e vecchie pulsioni autoritarie che miravano a subordinare la magistratura al potere politico.
Il Movimento 5 Stelle si prepara alla battaglia
L’intervento di Licheri segna un nuovo punto di scontro tra il governo e il Movimento 5 Stelle, che negli ultimi mesi ha aumentato il tono delle critiche sulle riforme della giustizia, sui tagli alla sanità e sulle politiche repressive. Il M5S ha annunciato che si batterà “in tutte le sedi, parlamentari e nei territori” contro la separazione delle carriere e per la difesa dell’autonomia della magistratura.
Intanto, nell’opinione pubblica cresce il dibattito sul tema: da una parte chi ritiene necessarie riforme per rendere più efficiente il sistema giudiziario, dall’altra chi vede in queste manovre il rischio di uno svuotamento dell’impianto costituzionale costruito nel dopoguerra.
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Le parole di Licheri, dure e dirette, colpiscono un nervo scoperto: la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella politica che dovrebbe garantirla. In un’Italia segnata da lentezze processuali, carenze strutturali e scandali giudiziari, la riforma rischia di apparire come l’ennesimo tentativo di piegare le regole alle convenienze del momento. Ed è proprio questa percezione che il M5S intende combattere.
“La giustizia – ha concluso Licheri – non è un privilegio per pochi. È un diritto per tutti. E noi non ci fermeremo finché non tornerà a esserlo davvero”.



















