ULTIM’ORA – Brutt colpo in Campania per il Pentastellato Roberto Fico – Ecco cosa è successo

A meno di un mese dalle elezioni regionali in Campania, arriva una notizia che rischia di pesare come un macigno sulla campagna elettorale di Roberto Fico, candidato governatore del centrosinistra.
Il Tar della Campania, sezione di Salerno, ha infatti escluso la lista “Fico Presidente” nella circoscrizione di Avellino, accogliendo le obiezioni presentate contro la validità delle firme di presentazione.

La motivazione dei giudici è tanto tecnica quanto severa: sono state raccolte 40 firme in più rispetto alla soglia massima consentita dalla legge elettorale regionale. Un dettaglio che, secondo il tribunale amministrativo, non può essere considerato un errore veniale, ma una violazione sostanziale delle regole di ammissione alle elezioni.

La decisione del Tar: “Violate le norme sulla parità di accesso”

Nel dettaglio, i giudici hanno chiarito che la legge elettorale della Campania stabilisce per la provincia di Avellino un massimo di 165 firme valide a sostegno di ciascuna lista.
La lista “Fico Presidente” ne avrebbe presentate 205, con un eccesso di 40 sottoscrizioni raccolte nei comuni di Frigento e Calitri.

Il Tar ha dunque respinto il ricorso presentato dal comitato elettorale di Fico, sottolineando che la soglia non è un mero limite burocratico, ma serve a garantire la parità di accesso tra i concorrenti, evitando che un eccesso di firme possa “pregiudicare il diritto di altri gruppi a presentarsi in competizione”.

“La regola sul numero massimo delle firme — si legge nel dispositivo — è volta a tutelare la parità delle forze politiche in campo e a impedire squilibri che possano alterare la competizione elettorale”.

Chi resta fuori: quattro candidati esclusi

L’esclusione colpisce duramente il campo progressista in Irpinia, dove erano in corsa diversi nomi di rilievo.
Dalla competizione escono infatti:

Maria Laura Amendola, ex parlamentare del Partito Democratico;

Luigi Famiglietti, già deputato e figura storica del centrosinistra irpino;

Silvana Acierno, attivista e amministratrice locale;

Franco Fiordellisi, ex segretario provinciale della Cgil di Avellino.


Tutti e quattro gli esclusi hanno già annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Consiglio di Stato entro le prossime 48 ore, nella speranza di ottenere una sospensiva che consenta alla lista di rientrare in corsa.

Effetto politico: una battuta d’arresto per la campagna di Fico

La notizia arriva in un momento cruciale per Roberto Fico, che secondo gli ultimi sondaggi appariva in netto vantaggio su Edmondo Cirielli del centrodestra.
L’esclusione della lista “Fico Presidente” nella provincia di Avellino non compromette formalmente la candidatura del leader progressista, ma rappresenta una perdita importante sul piano territoriale e simbolico.

L’Irpinia, infatti, è da sempre una roccaforte storica del centrosinistra e un bacino elettorale decisivo per l’intera regione.
Senza una lista di riferimento in provincia, Fico rischia di perdere voti diretti e rappresentanza nei collegi, con ricadute potenzialmente significative nel computo complessivo dei seggi regionali.

Le reazioni: “Un cavillo tecnico, ma non ci arrendiamo”

Dal comitato elettorale di Fico trapela irritazione e amarezza.
Un portavoce della lista ha commentato così la decisione:

“Si tratta di un cavillo tecnico che nulla toglie alla sostanza democratica della nostra candidatura. Le firme in eccesso sono state raccolte in buona fede, e tutte autentiche. Faremo immediato ricorso al Consiglio di Stato perché i cittadini di Avellino possano avere la possibilità di scegliere”.

Nel frattempo, esponenti del Movimento 5 Stelle campano e del Partito Democratico parlano di “eccesso di formalismo” da parte del Tar, ricordando che in passato errori analoghi sono stati sanati con interpretazioni meno rigide.

 

Avellino senza “Fico Presidente”: come cambia la corsa

L’esclusione della lista porta il numero complessivo di candidati in Irpinia a 76, distribuiti su sette liste a sostegno del campo progressista.
Una riduzione che potrebbe favorire indirettamente il centrodestra, compatto nella circoscrizione e pronto a capitalizzare l’assenza di una parte del fronte avversario.

Gli osservatori politici parlano di un “brutto colpo di immagine” per Fico, soprattutto dopo giorni di entusiasmo per i sondaggi che lo davano ampiamente avanti.
Nonostante la solidità del vantaggio numerico, l’episodio rischia di indebolire la narrazione di compattezza e organizzazione del suo campo politico, aprendo la strada a nuove polemiche interne.

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Conclusione: una corsa più incerta

Il caso di Avellino conferma quanto la partita campana resti tutt’altro che scontata.
Fico mantiene un ampio vantaggio, ma l’episodio dimostra che la macchina organizzativa del centrosinistra non è immune da errori.
Se il Consiglio di Stato non dovesse ribaltare la decisione del Tar, la lista “Fico Presidente” resterà fuori da una delle province più simboliche del Mezzogiorno.

Un imprevisto che, a pochi giorni dal voto, si traduce in un serio campanello d’allarme per l’ex presidente della Camera: non tanto sul piano dei numeri, quanto su quello politico e comunicativo.
Perché in una campagna che si gioca sul filo della fiducia e dell’affidabilità, anche un errore di firme può trasformarsi in un boomerang elettorale.

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