Una nuova scossa politica investe la maggioranza siciliana guidata da Renato Schifani e, più in generale, Fratelli d’Italia. La Procura di Palermo ha infatti richiesto il rinvio a giudizio per Elvira Amata, assessore regionale al Turismo e figura di riferimento della destra siciliana. L’accusa è pesante: corruzione, nell’ambito di una vicenda che intreccia incarichi istituzionali, finanziamenti pubblici, rapporti personali e ruoli familiari.
La notizia arriva in un momento già segnato da tensioni politiche nazionali e regionali, aggiungendo un nuovo fronte critico che rischia di trasformarsi in una frattura interna alla coalizione.
L’inchiesta: l’assunzione del nipote e il finanziamento pubblico
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il nodo centrale dell’indagine riguarda un presunto scambio:
da un lato, il finanziamento pubblico di 30.000 euro destinato alla manifestazione “Donna, Economia e Potere”, legata alla Fondazione Marisa Bellisario;
dall’altro, una presunta utilità personale: l’assunzione del nipote dell’assessore nella società dell’imprenditrice Marcella Cannariato, organizzatrice dell’evento.
Il giovane avrebbe ricevuto non solo un contratto ma anche un alloggio pagato, per un totale di oltre 4.590 euro, in strutture riconducibili alla stessa imprenditrice.
Amata, interrogata, non nega la richiesta di aiuto al nipote — segnata dal lutto familiare — ma respinge ogni ipotesi di scambio illecito.

La politica esplode: richieste di dimissioni e accuse incrociate
La risposta politica non si è fatta attendere.
Ismaele La Vardera (Controcorrente) chiede rimozione immediata dell’assessore e le dimissioni del presidente Schifani:
“Questo governo fa acqua da tutte le parti. Non può andare avanti così.”
Il Movimento 5 Stelle si allinea e rilancia:
“Schifani usi lo stesso metro applicato agli assessori della DC: estrometta FdI dalla giunta. Oppure servono autorizzazioni da Roma?”
Dal Partito Democratico, il segretario regionale Anthony Barbagallo parla di una “spirale di scandali” che travolge progressivamente la giunta:
“La soluzione è una: Schifani si dimetta.”
Il precedente politico e la contraddizione interna
Il caso Amata arriva dopo la rimozione di due assessori riconducibili alla Democrazia Cristiana, pur non indagati, ma considerati “incompatibili con i principi di trasparenza”.
Ora l’opposizione chiede coerenza: se il criterio è etico e preventivo, non giudiziario, allora — sostengono — Fratelli d’Italia deve uscire dalla giunta.
Lo scenario apre una crepa all’interno della coalizione:
può Schifani permettersi un doppio standard?
può Fratelli d’Italia accettare un ridimensionamento politico in una delle regioni simbolo del proprio radicamento nel Sud?
e soprattutto: fino a dove la tenuta della maggioranza reggerà il peso giudiziario e mediatico del caso?

Il rischio politico: un effetto domino
Con una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione che colpisce un assessorato chiave come quello del Turismo — settore che in Sicilia pesa su attrattività, investimenti e immagine internazionale — la vicenda si trasforma rapidamente da fatto giudiziario a crisi istituzionale.
Tre scenari ora si aprono:
1. Difesa politica totale
Schifani e FdI respingono le pressioni, chiedono attesa delle decisioni giudiziarie e mantengono l’assessore al suo posto.
2. Rimozione dell’assessore, tenuta della coalizione
Una soluzione tampone, che salva la stabilità politica ma conferma la gravità della vicenda.
3. Crisi di governo
L’attacco trasversale di opposizione e alleati potrebbe rendere inevitabile una ristrutturazione della giunta o persino la fine dell’esperienza amministrativa.
Un simbolo politico
Al di là della responsabilità penale — ancora tutta da accertare — il caso Amata diventa un simbolo nel dibattito sul rapporto tra potere, gestione delle risorse pubbliche e cultura istituzionale.
Il segnale ricevuto dall’opinione pubblica è chiaro:
la Sicilia è nuovamente al centro di un caso di corruzione legato alle dinamiche del potere politico.
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L’udienza preliminare è fissata per il 13 gennaio. Da lì, la magistratura deciderà se procedere o meno con il processo.
Nel frattempo, il fronte politico resta aperto — e potenzialmente esplosivo.



















