Il deputato AVS: “Nordio è una comparsa, Bartolozzi la regista. Liberato uno stupratore e torturatore per salvare gli interessi Eni in Libia”
Roma, 6 agosto 2025 – Il caso Almasri continua a scuotere il governo, con un nuovo durissimo attacco da parte di Angelo Bonelli, deputato dell’Alleanza Verdi e Sinistra. In una nota diffusa nel pomeriggio, Bonelli accusa apertamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di aver “ceduto al ricatto libico”, liberando un criminale condannato per violenze, torture e stupri anche su minori, pur di proteggere gli interessi energetici italiani in Nord Africa.
Nel mirino del co-portavoce di Europa Verde c’è soprattutto Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, che Bonelli definisce “la vera regista politica del dicastero”. “Nordio è solo una comparsa – afferma –. È Bartolozzi che costruisce le strategie, e lui si limita a prenderne atto. Ma a saltare sarà proprio lei”.
Secondo Bonelli, la funzionaria avrebbe persino invitato i dirigenti del ministero a usare l’app Signal – ritenuta dalle procure italiane una delle piattaforme preferite dalla criminalità organizzata – per le comunicazioni interne. “Cosa aveva da temere Bartolozzi? Perché non utilizzare i canali ufficiali? È evidente che anche loro sapevano che non tutto era trasparente”.
L’attacco si estende anche a Nordio, Piantedosi e Mantovano, accusati di aver “mentito al Parlamento” durante le comunicazioni ufficiali sul caso. “Meloni la faccia non ce l’ha messa – prosegue Bonelli –. Ha mandato i suoi ministri a fare una figura impietosa. Ora fa la vittima, ma hanno liberato un assassino”.
Parole pesantissime, rafforzate dalle dichiarazioni del direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, secondo cui il governo sarebbe stato avvisato del rischio di ritorsioni contro lo stabilimento Eni in Libia da parte della Rada, la milizia che deteneva Almasri e garantiva la sicurezza degli impianti italiani.
Parallelamente, un’inchiesta di Repubblica rivela che Bartolozzi avrebbe avuto contatti strettissimi con Nordio, arrivando a sentirlo “fino a 40 volte al giorno”, secondo quanto riportano le carte del tribunale dei ministri. La funzionaria, pur non essendo indagata, è ora al centro di una tempesta politica che rischia di travolgerla.
Il destino del governo, almeno per ora, resta nelle mani della sua maggioranza parlamentare. Bonelli conclude amaramente: “Chi pagherà sarà solo Bartolozzi, mentre Nordio, Piantedosi e Mantovano saranno salvati dalla destra in Aula. Intanto Almasri ringrazia Meloni e il suo governo”.
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Il caso Almasri non è più solo una vicenda giudiziaria o diplomatica, ma uno spartiacque politico che mette a nudo le fragilità etiche e istituzionali dell’esecutivo. Le accuse lanciate da Angelo Bonelli non lasciano margini di ambiguità: il governo, pur di tutelare interessi economici strategici, avrebbe piegato la giustizia e aggirato le regole, sacrificando la trasparenza e il rispetto delle vittime.
Al centro dello scandalo non c’è solo la liberazione di un condannato per crimini gravissimi, ma anche un presunto sistema parallelo di potere, in cui figure tecniche e politiche si intrecciano in modo opaco, eludendo il controllo parlamentare e pubblico.
Mentre la presidente Meloni sceglie il silenzio, l’esecutivo continua a traballare sotto il peso di sospetti, rivelazioni e tensioni interne. Se le parole di Bonelli troveranno riscontro, la crisi non sarà solo di credibilità, ma anche di tenuta democratica. E sarà sempre più difficile, per la maggioranza, archiviare tutto come un attacco politico.



















